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Formazione

13 maggio 2026

161 manager formati in 5 anni: la spinta di Big Academy alla reindustrializzazione 

L’esperienza di Firenze si pone come punto di riferimento nazionale. Ora anche il riconoscimento di Master Business Administration.

Alessandro Pattume
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La terza puntata della serie di servizi dedicata alla reindustrializzazione della Toscana è dedicata alla valorizzazione del capitale umano come leva per la crescita delle aziende: vi raccontiamo Big Academy, l’accademia di Firenze dedicata alla formazione manageriale.

In un contesto di incertezza come quello attuale, di cui non si conoscono i confini e nemmeno la durata, per la gestione d’impresa diventano ancora più cruciali due cose: cervelli e competenze. Cervelli da istruire e da trattenere a tutti i costi, competenze da mettere in circolo e trasmettere alle nuove generazioni. È a questo scopo che nel 2020 sei multinazionali (Baker Hughes, El.En Group, Hitachi, KME, Leonardo, Thales) hanno deciso di unire le forze e mettere in piedi Big Academy, una scuola di alta formazione manageriale che da Firenze porta avanti un obiettivo interdisciplinare: supportare i manager “nella ricerca e nella gestione delle tre leve fondamentali per business: competitività, innovazione e capacità di crescita”. Una missione che guardando al futuro mette insieme formazione e visione, competenze e innovazione. 

L’unione tra conoscenza accademica ed esperienza aziendale

Per Ludovica Fiaschi, direttrice di Big Academy, l’elemento distintivo del progetto è proprio la volontà delle aziende fondatrici di “fare sistema”: “Fare sistema – dice – per uscire dall’alveo di autoreferenzialità e affermare la responsabilità sociale d’impresa nei confronti della crescita del territorio in cui le aziende operano, garantendo alle corporate di continuare a investire nel territorio italiano, perché nel territorio italiano ci sono le condizioni per andare avanti e prosperare». Un approccio originale, alimentato da un modello senza scopo di lucro, che si traduce in una didattica altrettanto particolare, grazie al contributo fondamentale dell’Università di Firenze. «Quello che abbiamo messo insieme con successo è l’esperienza aziendale e la conoscenza accademica – racconta Paolo Ruggeri, Vicepresidente di Baker Hughes Nuovo Pignone nonché Presidente di ACSI, l’Associazione per la Cultura e lo Sviluppo Industriale che ha ideato e gestisce BiG Academy – cose che di solito non procedono insieme».

La classe di Big Academy del 2026

Il manager in cattedra insieme al docente universitario

Ognuno dei moduli che compongono le sei aree di insegnamento del corso annuale di Big Academy vede infatti la partecipazione di due docenti, un manager di comprovata esperienza e un docente universitario. «E la copresenza non avviene solo durante la lezione – aggiunge Fiaschi – ma anche prima, a livello di progettazione del modulo di insegnamento. Le aziende non solo hanno formato la Academy, ma si impegnano nella logica della coprogettazione e dell’erogazione della docenza insieme con l’accademia». 

Dentro le esperienze concrete: la formazione “immersiva”

Crescita aziendale e transizione energetica, scenari internazionali e controllo di gestione, leadership, strategie di sviluppo, digitalizzazione: sono solo alcune delle aree di insegnamento su cui ogni anno è chiamata a confrontarsi la classe di Big Academy. E non ci sono solo le lezioni in aula. «Quando parliamo del rapporto tra uomo e impresa andiamo a Ivrea alla Fondazione Olivetti – racconta Elena Baretti, community manager e tutor didattico Big Academy – oppure quando trattiamo la responsabilità sociale d’impresa lo facciamo direttamente al Dynamo Camp: un’esperienza immersiva, in cui la leva per l’apprendimento è rappresentata dall’esperienza positiva». «Il clima d’aula positivo favorisce l’apprendimento – aggiunge Valeria Marzano, che coordina l’organizzazione dell’accademia - La classe, essendo composta da persone che hanno esperienza di lavoro aziendale, condivide anche la propria esperienza: diciamo che ne beneficiano tutti, anche i docenti».

Un punto di riferimento nel panorama nazionale

Nata come progetto verticale sulle filiere elettromeccanica e digitale delle aziende fondatrici, Big Academy si è trasformato presto in un progetto orizzontale rivolto anche ad altri settori come moda, telecomunicazioni, agricoltura. Dal 2021 ad oggi sono stati 161 i manager formati dall’accademia, 83 le aziende coinvolte in tutto e una sessantina i docenti e i manager partecipanti. Lo scorso anno, insieme ad alcuni docenti dell’Università di Firenze, Big Academy ha creato il proprio modello di valutazione delle competenze. Quest’anno è invece arrivato il riconoscimento di MBA (Master Business Amdinistration) da parte dell’associazione che a livello nazionale certifica le Business School e i Master Executive in Business Management. «Una pietra miliare», la definisce la direttrice Ludovica Fiaschi, e un trampolino verso il futuro: «Ci vogliamo proporre nel panorama nazionale come punto di riferimento per i manager e per imprese che hanno necessità di crescere – conclude Ludovica Fiaschi – e che per farlo vogliono abbracciare un modello diverso dagli altri». (3-continua)

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Alessandro Pattume

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