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06 febbraio 2026

Aleotti: “Senza l’industria l’Europa è morta, puntiamo sulla competitività”

L’imprenditrice chiede una svolta alla Ue anche nell’interesse dei cittadini: meno obblighi per le imprese, più innovazione.

Leonardo Testai
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“Italia, Germania, Francia e Spagna sono la base industriale di competitività del nostro continente: se noi non teniamo solida e forte questa base di industria, l’Europa è morta”. Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, non usa mezzi termini per dare l’idea della posta in gioco. L’imprenditrice ha partecipato all’evento di Firenze ‘Un manifesto per la competitività dell’Europa: The Constitution of Innovation’, organizzato dalla Florence School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo. Un evento nel quale è stato presentato per la prima volta in Italia il manifesto elaborato dagli accademici Luis Garicano, Nicolas Petit e dal premio Nobel Bengt Holmström.

“Smettiamo di coprire le imprese di obblighi”

Senza industria “l’Europa è morta per tutti, per chi vive di finanza, per chi vive di industria, soprattutto per i cittadini che abitano nel nostro continente”, ha ribadito Aleotti, secondo cui il punto non è più tanto il mercato unico in sé, quanto il rafforzamento della struttura produttiva: “Noi continuiamo a guardare all’interno dell’Europa – ha osservato la vicepresidente di Confindustria -, a parlare di mercato unico, forse bisognerebbe smettere di parlare di mercato e cominciare a parlare di base industriale, di piattaforma competitiva, di innovazione capace di creare poi ricchezza per i cittadini europei”.

Quindi, ha rimarcato Aleotti, “è l’ora che veramente, anzi, forse è anche già tardi, mettiamo la competitività delle nostre industrie al centro e che cominciamo seriamente a parlare di questo argomento”. Nel ragionamento dell’imprenditrice pesa il tema della regolazione: le imprese, ha detto, “bisogna smettere innanzitutto di coprirle di obblighi, perché gli obblighi hanno un costo e ti portano fuori competitività rispetto alle imprese del medesimo settore di altri continenti che questi obblighi non ce li hanno, ma che poi possono invadere il nostro mercato con i loro prodotti a un costo più competitivo: e non solo da un punto di vista di costi, ma anche da un punto di vista di competitività nell’innovazione”.

Sei riforme per un’Europa più competitiva

Le osservazioni di Aleotti, che anche in ambito regionale aveva preso posizione con forza contro il rischio di una deindustrializzazione, si inseriscono nel quadro delineato dal manifesto ‘The Constitution of Innovation’ elaborato da Garicano, Petit e Holmström, che propone una revisione profonda del funzionamento normativo ed economico dell’Unione europea, giudicata troppo regolatrice, dispersiva e poco focalizzata su crescita e innovazione. Sul piano politico, il tema è stato ripreso dall’eurodeputato Pd Dario Nardella: “Oggi l’Europa deve costruire un nuovo equilibrio – ha affermato – e lo deve fare da leader”.

Tra le sei riforme indicate dagli autori del manifesto figura la sostituzione delle direttive con regolamenti uniformi, per evitare declinazioni nazionali differenti delle stesse norme; la creazione di tribunali commerciali specializzati in grado di rimuovere in tempi rapidi barriere illegittime al commercio nel mercato unico; l’introduzione di una “prelazione” federale nelle materie economiche di competenza Ue, con la cessazione dell’applicazione delle norme nazionali.

Il manifesto propone inoltre un “ventottesimo regime” opzionale di diritto societario europeo, interamente digitale e pensato per startup e venture capital, che consenta alle imprese di operare con un’unica cornice giuridica paneuropea. A questo si aggiunge la richiesta di riformare il processo legislativo con clausole di tramonto e analisi costi-benefici vincolanti per Parlamento e Consiglio, così da rendere espliciti gli oneri di ogni nuova norma.

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Leonardo Testai

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