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Industria

08 maggio 2026

Alimentare: Bauli ‘spinge’ lo stabilimento di prodotti senza glutine di Altopascio

I dipendenti sono raddoppiati da quando il gruppo veronese ha acquisito la fabbrica nel 2018. L’altro canale di sviluppo sarà l’estero.

Silvia Pieraccini

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La linea produttiva del pane senza glutine di Bauli ad Altopascio

La linea produttiva del pane senza glutine di Bauli ad Altopascio

Quando nel 2018 il gruppo dolciario Bauli acquisì l’80% della Alpipan di Altopascio (Lucca), specializzata nei prodotti da forno senza glutine, lo stabilimento contava una cinquantina di dipendenti. Oggi, dopo che il gruppo veronese, dal 1922 in mano alla stessa famiglia, ha inaugurato un nuovo stabilimento senza glutine (nel 2023) ed è salito al 100% del capitale (nel 2025), i dipendenti sono lievitati a quota 110, mentre la produzione di focaccine, pane e pasticceria è arrivata a 1.300 quintali a settimana su tre linee.

Pane e focaccine con lievito madre

Ora Bauli (che possiede anche i marchi Doria, Motta, Alemagna, Bistefani e il brand di panettoni artigianali Olivieri 1882) punta a uno scatto ulteriore, attraverso il lancio in grande stile di prodotti senza glutine di alta qualità, “in particolare pane e focaccine caratterizzati dall’uso di lievito madre, che ci differenzia dai competitor e che conferisce fragranza, sofficità, digeribilità”, spiega Luca Casaura, a capo della business unit Italia di Bauli. “Stiamo avviando la distribuzione – aggiunge – che sarà supportata da una grande campagna di comunicazione multicanale col marchio Bauli Free”.

Obiettivo: fatturato a 1 miliardo di euro

Altro canale di sviluppo sul mercato italiano sarà il ‘fuori casa’ destinato al travel retail, bar, pasticcerie. Insieme, senza glutine e fuori casa puntano a pesare almeno 100 milioni di euro nel giro di cinque anni, su un fatturato che, secondo le previsioni del gruppo Bauli, salirà dai 548 milioni di euro del 2025 (il bilancio si chiude giugno) a 1 miliardo di euro.

Export dal 20 al 40%

Contributo fondamentale alla crescita dovrebbe arrivare anche dall’export, oggi al 20% ma destinato ad arrivare al 40% grazie allo sviluppo dei mercati Usa, India (dove Bauli possiede uno stabilimento produttivo) e Brasile. “Abbiamo grandi margini di crescita all’estero – conclude Casaura – e abbiamo l’assetto industriale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Il gruppo vuole elevare il posizionamento, passando da un modello di business basato soprattutto sui volumi a uno che affianca prodotti a maggior valore aggiunto, frutto di innovazione. In questo modo potremo anche aumentare i margini”.

Non solo pandoro e panettone. Il gruppo dolciario Bauli (che possiede anche i marchi Doria, Motta, Alemagna, Bistefani e Olivieri 1882) si riorganizza per affrontare una fase di mercato sempre più competitiva e dà vita a due business unit – una per l’Italia e una per l’estero – con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo in entrambe le direzioni facendo leva sull’innovazione di prodotto. Il bilancio 2026 del gruppo veronese, fondato nel 1922 e da allora in mano alla famiglia Bauli, chiuderà il 30 giugno prossimo con una leggera crescita rispetto ai 548 milioni di fatturato 2025 (riclassificato secondo il principio contabile Oic 34 che registra sconti e operazioni a premio come riduzione dei ricavi), per l’80% realizzato in Italia, con un margine operativo lordo (ebitda) di 44 milioni. Gli stabilimenti sono sette in Italia e uno in India, i dipendenti sono 1.590.

Ora comincia una nuova fase, annuncia Luca Casaura, appena nominato a capo della business unit Italia: “Siamo pronti a lanciare prodotti senza glutine di alta qualità a marchio Bauli, in particolare pane e focaccine, caratterizzati dall’uso di lievito madre che ci differenzia dai competitor e che conferisce fragranza, sofficità, digeribilità. Stiamo avviando la distribuzione che sarà supportata da una grande campagna di comunicazione multicanale col marchio Bauli Free”. La produzione di senza glutine – segmento in grande espansione, che in Italia vale circa 500 milioni di euro – avverrà nello stabilimento di Altopascio (Lucca) inaugurato nel 2023, frutto dell’acquisizione dell’azienda Alpipan avvenuta nel 2018 (l’anno scorso Bauli è salita dall’80 al 100% del capitale e l’ha incorporata nel gruppo): negli ultimi tre anni i dipendenti sono saliti da 64 a 110, mentre la produzione di focaccine, pane e pasticceria è arrivata a 1.300 quintali a settimana su tre linee. L’altro canale di sviluppo sul mercato italiano sarà il ‘fuori casa’ destinato al travel retail, bar, pasticcerie. Insieme, senza glutine e fuori casa puntano a pesare almeno 100 milioni di euro nel giro di cinque anni, quando il fatturato del gruppo Bauli dovrebbe raggiungere – secondo quanto annunciato da tempo – il traguardo di 1 miliardo di euro. “Confermiamo l’obiettivo di 1 miliardo – sottolinea Casaura – anche se i tempi potrebbero allungarsi leggermente rispetto al 2030 che avevamo previsto due anni fa, perché nel frattempo le condizioni di mercato sono cambiate: l’inflazione è stata rilevante e ha portato un calo dei consumi, i prezzi delle materie prime si sono impennati, a partire dal burro e dal cacao che sono raddoppiati, dazi e guerre generano tensioni sui mercati”.

In ogni caso, la crescita in Italia andrà di pari passo con quella all’estero, che oggi vale il 20% del fatturato e che – secondo il piano di sviluppo – dovrà salire al 40%. Le direttrici sono Usa, India e Brasile. Negli Stati Uniti la porta è stata aperta dal marchio di panettoni e pandori artigianali Olivieri 1882, acquisito da Bauli nel 2025 e particolarmente apprezzato sul mercato a stelle e strisce, che ha significato anche l’ingresso del gruppo nel segmento luxury. In India invece Bauli possiede uno stabilimento di croissant e merendine a Baramati, aperto nel 2017, che oggi produce pochi milioni di fatturato e che dovrà essere sviluppato per coprire il mercato indiano. Riflettori accesi anche sul mercato brasiliano, che è uno dei principali consumatori di panettoni. “Abbiamo grandi margini di crescita all’estero – conclude Casaura – e abbiamo l’assetto industriale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Il gruppo vuole elevare il posizionamento, passando da un modello di business basato soprattutto sui volumi a uno che affianca prodotti a maggior valore aggiunto, frutto di innovazione. In questo modo potremo anche aumentare i margini”.

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Silvia Pieraccini

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