Il Consorzio del Brunello di Montalcino ha confermato per la vendemmia 2026 la riduzione delle rese da 80 a 70 quintali per ettaro per il vino Brunello, escluso il primo ettaro, scegliendo di intervenire sulla produzione in una fase definita dallo stesso ente come complessa per il mercato. La decisione, approvata a larga maggioranza dall’assemblea dei soci, punta a tutelare la denominazione e a preservarne l’equilibrio economico, con ricadute rilevanti per una delle filiere più identitarie dell’enologia toscana.
La misura rientra in una linea già seguita negli anni dal Consorzio per il controllo dei prezzi del Brunello, ma si intreccia ora con la congiuntura attuale, un momento grigio per il mercato vinicolo. Il presidente Giacomo Bartolommei ha spiegato che la riduzione delle rese è “storicamente orientata a mantenere il posizionamento qualitativo della denominazione” e che oggi risponde anche alla necessità di tenere conto del mercato e delle giacenze. Bartolommei ha richiamato anche le difficoltà legate allo stoccaggio e agli impegni finanziari sostenuti dalle aziende per gli investimenti.
Nel dettaglio, per il primo ettaro resta invariata la possibilità di rivendicare fino a 80 quintali di uva, in linea con il disciplinare. Dal secondo ettaro in poi il tetto scende a 70 quintali per ettaro. I 10 quintali eccedenti potranno essere destinati alla produzione di Rosso di Montalcino o di Sant’Antimo, offrendo così uno sbocco alternativo alla materia prima. Confermata invece la resa del Rosso di Montalcino “annata”, fissata a 90 quintali per ettaro. (lt)