Un "money transfer", il canale più usato per trasferire i soldi ai familiari nella madrepatria
Dai 53 milioni di euro del 2016 a soli 7 mila euro nel 2025: in dieci anni le rimesse degli immigrati cinesi di Prato verso i propri familiari in Cina si sono quasi azzerate. E’ il dato più evidente del rapporto dell’associazione Migranti e Banche, elaborato per “T24” sui dati della Banca d’Italia, e che riaccende il dibattito su uno dei principali corridoi finanziari dell’immigrazione in Italia. Quindici anni dopo l’inchiesta “Cian Liu” – “Fiume di denaro” – che aveva portato alla luce un massiccio flusso di risorse verso la Cina attraverso i money transfer, il fenomeno appare radicalmente cambiato.
Nel 2025 dalla provincia di Prato sono partiti complessivamente 56,8 milioni di euro di rimesse, quasi 10 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che colloca il territorio pratese al terzo posto in Toscana, dietro Firenze e Pisa, che rappresenta la flessione più significativa registrata nella regione.
Secondo il rapporto, la contrazione è legata soprattutto al crollo dei trasferimenti verso la Cina. Ma parlare di “mistero” rischia di essere fuorviante. Daniele Frigeri, direttore del Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale), invita infatti a leggere il fenomeno alla luce dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel mercato delle rimesse.
“In realtà nelle statistiche verso la Cina erano confluite anche operazioni di natura commerciale”, spiega Frigeri. Le rimesse sono i trasferimenti di denaro che i lavoratori immigrati inviano ai familiari nel Paese d’origine per il loro sostegno economico. Quando emerse che una parte dei flussi registrati dai money transfer aveva finalità diverse (soprattutto pagamenti tra imprese per l’import-export e acquisti di merce) agli operatori fu chiesto di distinguere meglio le transazioni e di adeguare le segnalazioni inviate alla Banca d’Italia.
Dai money transfer al sistema bancario
Ma la “sparizione” delle rimesse in Cina ha anche altre spiegazioni, spiega Frigeri: i controlli più rigorosi da parte delle autorità ma anche una profonda trasformazione del mercato. Le commissioni sui trasferimenti verso la Cina sono aumentate e molti operatori hanno progressivamente ridotto la propria operatività su quel corridoio finanziario.
Secondo Frigeri, il risultato è stato uno spostamento dei flussi verso il sistema bancario. Le operazioni commerciali tra imprenditori cinesi in Italia e fornitori nel Paese asiatico continuano infatti a esistere, ma vengono oggi effettuate prevalentemente tramite bonifici e canali bancari ordinari, soggetti a regole antiriciclaggio più stringenti, e non vengono considerate rimesse.
C’è poi un altro elemento: la crescente stabilizzazione della comunità cinese. “Una quota crescente delle risorse viene oggi investita in Italia”, osserva Frigeri. Il progressivo radicamento economico e sociale riduce infatti la necessità di inviare denaro alle famiglie nel Paese d’origine, che rappresenta la funzione tradizionale delle rimesse.
Toscana stabile dopo il record del 2023
Il caso pratese emerge all’interno di un quadro regionale sostanzialmente stabile. Nel 2025 dalla Toscana sono stati inviati all’estero 667,7 milioni di euro, circa 3,3 milioni in più rispetto al 2024, ma ancora al di sotto dei 673 milioni registrati nel 2023. Rispetto al 2016 il volume complessivo delle rimesse regionali è comunque aumentato di oltre 190 milioni di euro, confermando una crescita strutturale del fenomeno nell’ultimo decennio.
Firenze si conferma il principale polo regionale con 247,3 milioni di euro trasferiti all’estero, oltre un terzo dell’intero flusso toscano. Seguono Pisa con 87,9 milioni e Prato con 56,8 milioni. Subito dietro si collocano Arezzo (55,9 milioni), Lucca (46,4 milioni) e Livorno (46,2 milioni). Tra le province con rimesse in crescita spiccano Firenze, Pisa, Livorno e Lucca, mentre mostrano una contrazione Prato, Siena e Pistoia.

La geografia delle rimesse
Anche la geografia delle destinazioni racconta come stia cambiando l’immigrazione in Toscana. Il Bangladesh si conferma il principale Paese beneficiario con oltre 104,7 milioni di euro ricevuti, seguito dalla Georgia con 91,3 milioni e dal Pakistan con 52,4 milioni. Insieme, questi tre Paesi assorbono quasi la metà dell’intero flusso regionale.
A livello provinciale emergono specializzazioni differenti. A Firenze i principali Paesi destinatari sono Georgia, Bangladesh e Perù; a Pisa Georgia, Bangladesh e Senegal; ad Arezzo prevalgono Bangladesh, Pakistan e India. A Grosseto, invece, il flusso verso il Bangladesh è quintuplicato nell’arco di dieci anni, passando da circa 1,5 a oltre 7,5 milioni di euro.
Italia da primato: superati gli 8,6 miliardi
Se la Toscana mostra una sostanziale stabilità, il quadro nazionale continua a crescere. Nel 2025 le rimesse inviate dall’Italia hanno superato quota 8,6 miliardi di euro, raggiungendo il livello più alto mai registrato. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di quasi 323 milioni di euro, mentre nell’arco dell’ultimo decennio la crescita complessiva supera i 3,6 miliardi.
La Toscana contribuisce per circa il 7,7% al totale nazionale, una quota significativa ma inferiore al peso demografico ed economico delle grandi regioni del Nord. Anche sul piano delle destinazioni emergono differenze e analogie. Come in Toscana, il Bangladesh guida la classifica nazionale con quasi 1,7 miliardi di euro ricevuti, pari a circa il 20% del totale. Seguono India con 594 milioni e Marocco con oltre 579 milioni.
La forte presenza del Bangladesh sia nei dati nazionali sia in quelli toscani riflette il crescente peso economico e occupazionale della comunità bengalese, oggi tra le più dinamiche nel panorama migratorio italiano.
Verdiana Corbianco