I soci e i dipendenti della Ma.Vi. festeggiano i 25 anni dell'azienda
Venticinque anni non sono pochi, in un settore in perenne evoluzione come quello tech. Ma i 25 anni che Ma.Vi. – azienda di Livorno produttrice di sistemi elettronici su misura e nell’automazione – ha festeggiato lunedì 4 maggio al Ristorante Cousin del Mar a Livorno non sono un traguardo: sono una nuova partenza. L’azienda fondata nel 2001 da Luciano Marzocchi e Francesco Viterbo, tuttora soci al 50%, ha un ricco portafoglio ordini con clienti di primaria importanza che lascia guardare con fiducia al futuro. Anche se il contesto globale non è semplice: “Siamo da poco usciti dalla fase di shortage successiva alla pandemia e già si intravede una nuova difficoltà a reperire materie prime, che dobbiamo importare in quanto l’Italia non ha una autosufficienza in questo campo” dicono Viterbo e Mazzocchi.
Lunedì sera, convocati dai due imprenditori, davanti alla torta per il venticinquesimo anniversario dell’azienda si sono ritrovati dipendenti, collaboratori, fornitori, clienti, rappresentanti di Confindustria Toscana Costa e Centro – di cui l’azienda è socia fin all’inizio. In fondo quella della Ma.Vi. è una classica storia imprenditoriale italiana: dipendenti che decidono di diventare imprenditori fondando una società (“con soci al 50%, la più difficile da far funzionare!”) e istituendo la sede nell’appartamento di uno dei soci, in via Calatafimi a Livorno; una prima fase pionieristica, quasi da “garage” della Silicon Valley; e poi il grande passo, con il rischio d’impresa: l’acquisto di una sede di proprietà nel 2001 e sette anni dopo l’investimento in un impianto fotovoltaico di 200 metri quadrati, quando le energie rinnovabili non erano né un obbligo né una tendenza.
Un portafoglio clienti che va da Ansaldo a Danieli
“Operiamo su due fronti complementari _ spiegano Viterbo e Marzocchi _ Il core business è la progettazione e sviluppo di sistemi elettronici su misura — hardware e software pensati insieme, dall’architettura iniziale fino al collaudo finale. La seconda divisione si occupa di supervisione e manutenzione dei processi di automazione industriale direttamente presso i clienti, con un servizio di reperibilità attivo 24 ore su 24”. Tra le tecnologie di punta, Ma.Vi. ha anticipato il mercato su due fronti: l’FPGA — logica hardware programmabile, velocissima e robusta, padroneggiata da decenni quando pochi la conoscevano — e il protocollo EtherCAT, standard di comunicazione industriale ad altissima velocità.
Il portafoglio clienti di Ma.Vi. annovera Danieli, Ansaldo, NIDEC, Ericsson, DRASS. E poi CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, per cui Ma.Vi. ha progettato schede elettroniche destinate alle infrastrutture di ricerca in campo aerospaziale, come anche la collaborazione con ASIRobicon, INFN e CNR per il progetto e la produzione di schede per il pilotaggio degli acceleratori di particelle per il ciclotrone di Padova. La partecipazione a progetti europei finanziati — con Ericsson e altri consorzi regionali — ha ulteriormente consolidato la reputazione tecnica dell’azienda.
L’investimento sui giovani e il welfare aziendale
Un anno fa Ma.Vi. ha deciso un ulteriore passo: investire sui giovani talenti, formandoli internamente e trasmettendo competenze difficilmente reperibili altrove. “Nel settore la caccia a profili qualificati è molto spinta – dicono Marzocchi e Viterbo – Nel corso degli anni, alcuni collaboratori sono stati acquisiti da grandi gruppi internazionali — Apple, Leonardo, Nokia — un segnale per noi non di perdita ma di valore: quello che avevano imparato qui era davvero prezioso”. Ma adesso Ma.Vi. ha bisogno di quei profili. Da qui la spinta a stabilizzare e incentivare le maestranze.
“Il team si è mantenuto intorno alle 8–10 persone. Nel 2025 abbiamo avviato un programma strutturato di welfare aziendale: polizza sanitaria per tutti i dipendenti, spazi interni rinnovati, ambienti più accoglienti. Perché un’azienda non è solo ciò che produce — è anche come tratta le persone che ci lavorano”.
Durante la serata, i due imprenditori hanno consegnato un riconoscimento a cinque dipendenti che si sono contraddistinti per la loro “fedeltà”: “Sono rimasti con noi dagli inizi”. E i dipendenti hanno contraccambiato, con una targa commemorativa consegnata a Viterbo e Marzocchi. (em)