Il tabellone dell'aeroporto di Dubai con i voli cancellati
Gli effetti della guerra in Iran, a cui si aggiunge l’incognita del maltempo. Un gigantesco punto interrogativo è disegnato sul calendario del turismo toscano per il prossimo fine settimana, quel ponte pasquale che è la porta d’ingresso alla stagione estiva. Gli operatori del settore individuano una flessione nelle prenotazioni tra il 20 e il 25% con la speranza, però, che le decisioni last minute colmino un poco il vuoto annunciato. E che la guerra finisca presto perché in caso contrario metterebbe a rischio l’intera stagione.
Male, ma è presto per dire malissimo
“Stiamo registrando una flessione ma non drammatica, va detto – racconta Fabio Cenni, presidente Assohotel Toscana – però stiamo vagliando con molta attenzione la situazione perché il rischio di un blocco c’è”. Attendista anche Laura Lodone, responsabile area turismo di Confcommercio Toscana. “Gli operatori sono pessimisti e sento parlare del 25% di prenotazioni in meno ma le previsioni le lascerei agli astrologi – dice – questa sarà una stagione piena di incognite e c’è preoccupazione, ma cerchiamo di essere ottimisti, i conti li faremo in fondo”. “La flessione è generalizzata, nelle città d’arte come sulla costa – conferma Cinzia Chiaramonti, vicepresidente di Fiavet Toscana – anche se mi piace essere ottimista, un po’ di preoccupazione c’è”.
Il turismo internazionale
La guerra e le incognite che si porta dietro complicano la vita a tutti. Il turismo internazionale, che dalla primavera in poi in Toscana è sempre molto presente, “si ritrova con il problema dei voli, degli scali a rischio, dei cambi improvvisi di tratta che comportano aumenti di costo – spiega Cenni – E sarà così fintanto che ci sarà la guerra, che purtroppo si trova proprio sulla traiettoria della nostra regione”. Una situazione che ha visto i voli provenienti dal Golfo Persico “ridotti del 60%”, spiega Lodone, e che complica la vita e svuota il portafoglio anche a chi vuole fare il contrario, ovvero andare in quella direzione. “Chi vuole andare in Cina, in Asia, in Australia deve passare dagli Emirati Arabi ma la situazione è piena di incertezza – spiega Chiaramonti – allora, per evitare ogni rischio, siamo costretti a proporre voli diretti con partenza da altre località ma a costi molto maggiori”.
Il turismo interno
“Il turismo interno, quello italiano che durante i ponti fa registrare anche picchi notevoli, quest’anno ha un problema economico – racconta Cenni – l’aumento del carburanti e del costo della vita in generale equivalgono a una mancanza di disponibilità in tante famiglie. Stiamo registrando cali importanti sia nella ristorazione che nelle prenotazioni vacanze proprio perché non sono beni di prima necessità”. Detto questo, aggiunge Cenni, per i weekend fuoriporta, per i ponti come quello pasquale o del 2 giugno, “uno sta alla finestra fin da ultimo, poi fai i conti, vede se ci riesce e poi prenota. E non dimentichiamoci il meteo, che è una variabile che non c’entra nulla la guerra, ma che è sempre valida”.
L’incognita del meteo
Le temperature in Toscana sono in aumento, dopo l’abbassamento delle ultime settimane. All’Abetone infatti ci credono: le recenti nevicate fanno sperare in una Pasqua capace di richiamare tutti gli appassionati di sci e montagna. Ottimismo, nonostante le prenotazioni a rilento, anche a Siena. Diversa invece la situazione in Maremma, dove regna l’incertezza. “Una Pasqua così a ridosso di marzo è estremamente incerta, tutto dipende dal meteo che negli ultimi giorni è stato molto ballerino – dice Pietro Gavazzi, presidente provinciale di Assohotel Confesercenti Grosseto – Al momento puntiamo sicuramente sul turismo di prossimità e sui clienti affezionati che conoscono già la strutture, e che hanno garanzie sul tipo di accoglienza. Per il resto temiamo che dovremo adattarci a prenotazioni last minute”.
Le prospettive
Chi ha i soldi continuerà a spenderli anche per lunghi viaggi e chi invece ne ha meno cercherà destinazioni più vicine. “Gli alto spendenti non si preoccupano di certo se il costo del loro volo aumenta di cinquecento o seicento euro, continueranno a viaggiare – spiega Cinzia Chiaramonti – ma io dico sempre che sono le masse a far girare l’economia e quindi è necessario che la guerra finisca il prima possibile perché possano tornare in viaggio a cifre accessibili”. Queste difficoltà economiche, quelle che “Spingono a rinunciare a una cena al ristorante o a fare 200 chilometri per un fine settimana al mare”, precisa Cenni, avranno effetti anche sulla geografia del turismo. “In questa stagione probabilmente il medio raggio la farà da padrone – conclude Lodone – con il mercato spagnolo, per esempio, che sta aumentando molto, sia in entrata che in uscita”.
Alessandro Pattume