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05 giugno 2026

Elezioni 2026, tutto pronto per il ballottaggio ad Arezzo e Viareggio

Comanducci favorito su Ceccarelli, ma l’area Donati è in ebollizione. Il campo di Marcucci si divide fra Grilli e Maineri.

Da sinistra: in alto, Marcello Comanducci e Vincenzo Ceccarelli; in basso, Sara Grilli e Federica Maineri

Da sinistra: in alto, Marcello Comanducci e Vincenzo Ceccarelli; in basso, Sara Grilli e Federica Maineri

Domenica 7 e lunedì 8 giugno Arezzo e Viareggio tornano alle urne per il secondo turno delle elezioni amministrative 2026: i seggi saranno aperti domenica dalle ore 8 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. L’affluenza al primo turno ha già segnalato un allarme: ad Arezzo, ad esempio, si è fermata al 59,3%, in calo di oltre sette punti rispetto alle precedenti amministrative, una tendenza che replica il trend nazionale di disaffezione dal voto locale. Se il bilancio del primo turno ha sorriso al centrosinistra, che ha riconquistato Pistoia e blindato le sue roccaforti (a partire da Prato), saranno i ballottaggi a determinare con più precisione il peso politico reale della tornata amministrativa in Toscana.

Arezzo, con Donati neutrale Comanducci vede la vittoria

E la possibile riscossa del centrodestra parte da Arezzo, dove al primo turno del 24-25 maggio gli elettori si sono espressi designando un favorito e un inseguitore: Marcello Comanducci (centrodestra) si è fermato al 43,8% dei voti, Vincenzo Ceccarelli (centrosinistra) al 32,37%. Un vantaggio di quasi dodici punti percentuali che rende il candidato di Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia il favorito, ma non ancora il vincitore designato. La chiave del ballottaggio è nei 9.200 voti raccolti da Marco Donati, alla guida della coalizione civica che ha totalizzato il 20,49%: una massa critica sufficiente, almeno in teoria, a ribaltare il risultato.

La risposta di Donati, tuttavia, ha deluso chi a sinistra sperava in un endorsement esplicito per Ceccarelli, o un apparentamento come proposto dall’ex assessore regionale. Il candidato centrista ha scelto la formula del “liberi tutti“: nessun accordo strutturale, nessuna indicazione di voto. “I circa 9.200 cittadini che hanno votato per la nostra proposta hanno bisogno che Arezzo si concentri sui problemi concreti“, ha dichiarato, elencando le priorità della propria agenda: servizi per l’infanzia, occupazione femminile, politiche di rientro al lavoro dopo la maternità, riorganizzazione dei servizi pubblici per competenze. Un programma che, ha tenuto a precisare, “non è stato elaborato in contraddizione con Ceccarelli“, escludendo preclusioni personali o politiche verso il candidato del centrosinistra.

Per Ceccarelli 30 sostenitori di Donati, Azione frena

La neutralità formale di Donati non ha però impedito le fibrillazioni interne alla sua coalizione. Nelle ultime ore, circa trenta esponenti vicini all’ex parlamentare hanno annunciato pubblicamente il sostegno a Ceccarelli, ritenendo più affini le priorità programmatiche del centrosinistra. Una mossa che ha immediatamente scatenato la reazione di Azione: il partito ha ribadito con forza la propria contrarietà a qualsiasi forma di apparentamento dell’ultima ora, denunciando le iniziative personali finalizzate a orientare il voto come una forzatura della libertà degli elettori. Sul fronte opposto, il centrodestra si muove con la consapevolezza del vantaggio da difendere: Mirko La Torraca, segretario comunale di Fratelli d’Italia, ha invitato tutte le forze in campo a mantenere il confronto “sul piano dei contenuti e delle proposte”.

I due schieramenti hanno scelto toni e luoghi differenti per i comizi finali. Il centrodestra chiude nel centro storico di Arezzo con un aperitivo con i sostenitori, mentre il centrosinistra si raccoglierà in piazza Sant’Agostino in un evento a cui parteciperanno i sindaci della provincia riconducibili all’area progressista. Entrambe le coalizioni sanno che la vera sfida non è convincere chi ha già scelto, ma contrastare l’astensionismo che al primo turno ha già eroso sette punti di partecipazione rispetto al ciclo precedente.

Viareggio è un rebus: mille voti separano Grilli e Maineri

A Viareggio la geometria elettorale è ancora più intricata. Sara Grilli (34,29%), sostenuta dal sindaco uscente Giorgio Del Ghingaro e da un’inedita coalizione civica con un centrodestra senza simboli, fronteggia Federica Maineri (30,17% circa), candidata di Pd-Avs-M5s. Poco più di 1.200 voti di distacco al primo turno, con la terza classificata, Marialina Marcucci col 27,5%, che è fuori dalla partita ma detiene nelle sue mani la chiave del risultato. Marcucci, tuttavia, ha scelto di non scegliere fra le due contendenti: «Votate chi ritenete più meritevole della vostra fiducia, ma andate a votare. La scelta di non sottoscrivere accordi non deve essere interpretata come un invito all’astensione», ha dichiarato il 2 giugno, richiamandosi ai valori della Repubblica nel giorno dell’anniversario.

La mobilitazione per il ballottaggio ha già prodotto un segnale tangibile: oltre 1.600 pratiche evase dall’Ufficio elettorale del Comune tra rinnovi e duplicati di tessere elettorali nelle ultime settimane, con un picco di 1.200 pratiche nel solo fine settimana del primo turno. In tema di alleanze, il leader di Casa Riformista Matteo Renzi ha rotto gli indugi: “Crediamo che Federica Maineri rappresenti una proposta seria, riformista e capace di dare una prospettiva di sviluppo alla città”, ha dichiarato, aggiungendo che la mancanza di un accordo formale con Marcucci non implica assenza di “sensibilità comune su molti temi fondamentali”, e suggerendo l’opportunità di un rapporto più forte con la Regione Toscana a guida centrosinistra.

Nell’imminenza del ballottaggio Grilli invece ha ottenuto l’appoggio di Christian Marcucci, esponente di destra già candidato sindaco con una lista civica (1,62% al primo turno), di Luigi Troiso della lista Civicamente e di Buonsenso di Roberto Bucciarelli, questi ultimi due sostenitori di Marcucci. Per contro, il Cantiere Sociale Versiliese ha definito la coalizione attorno a Grilli “un’accozzaglia tossica“, denunciando il rischio di una continuità con il modello Del Ghingaro, “caratterizzato da verticalità delle decisioni, scarsa partecipazione popolare e consumo del territorio“, aggravato dall’aggiunta “dell’area più radicale di destra”. Posizione non distante da quella del Partito Comunista Italiano di Paolo Annale (5,6% al primo turno), che pur escludendo apparentamenti formali ha dichiarato apertamente che “ci preoccupa enormemente che la proposta di Sara Grilli possa risultare vincente”.

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