7 gennaio 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
menu
cerca
Cerca
Interventi

05 gennaio 2026

Fantappiè (Uil Toscana): “Serve una svolta per il 2026”

“Stanno emergendo con forza le fragilità strutturali del modello di sviluppo toscano” spiega in questo intervento per T24 il segretario generale della Uil regionale. Ecco le richieste del sindacato.

Tags

Il segretario generale della Uil Toscana Paolo Fantappiè.

Il segretario generale della Uil Toscana Paolo Fantappiè.

di Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana

Il 2025 si conferma un anno complesso per l’economia toscana, segnato da una crescita debole e da una stagnazione che non appare più soltanto congiunturale. La dinamica del Pil regionale, inferiore alla media nazionale, non può essere ricondotta esclusivamente alla crisi del comparto moda, pur rilevante. Negli ultimi anni la Toscana ha progressivamente perso pezzi importanti di industria e manifattura, anche a causa di una delocalizzazione spinta e di acquisizioni da parte di grandi gruppi stranieri orientati più alla speculazione finanziaria che alla creazione di valore stabile sul territorio. Il turismo continua a svolgere un ruolo significativo, ma sempre più grazie alla componente straniera e a modelli di consumo “mordi e fuggi”, che generano ricchezza limitata e occupazione spesso stagionale. Anche settori storicamente rilevanti come farmaceutica, meccanica e siderurgia mostrano segnali di sofferenza, aggravati dalle incertezze geopolitiche, dalle tensioni internazionali e dai rischi legati ai dazi. Nel complesso emerge un’economia che fatica a ritrovare una direzione chiara e a costruire basi solide per una crescita duratura.

Accanto al rallentamento della crescita, emergono con forza le fragilità strutturali del modello di sviluppo regionale. Il tessuto produttivo toscano resta fortemente frammentato, composto in larga parte da microimprese che incontrano difficoltà crescenti nell’investire su innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica. A questo si aggiunge la diffusione di appalti e subappalti che producono lavoro di bassa qualità, caratterizzato da precarietà, discontinuità e salari non in linea con il costo della vita. Il paradosso è evidente: l’occupazione cresce, ma il lavoro è sempre più povero e instabile. Salari e pensioni, oggi, non consentono a una quota crescente di lavoratori e famiglie di far fronte alle spese primarie, dalla casa alla spesa quotidiana, dalla mobilità alla sanità. Questa compressione del potere d’acquisto indebolisce i consumi interni, che rappresentano uno dei principali motori dell’economia regionale, e alimenta un circolo vizioso che rischia di rendere strutturale la crisi.

Guardando al 2026, le prospettive restano preoccupanti in assenza di un cambio di rotta deciso. La crisi è già in atto e non si intravedono, allo stato attuale, segnali di un’inversione spontanea. Senza un intervento mirato sul potere d’acquisto, la stagnazione dei consumi continuerà a pesare sull’economia e sull’occupazione. Il rischio è che la precarietà diventi una condizione strutturale, rendendo sempre più difficile per famiglie e lavoratori costruire percorsi di vita stabili e programmabili. In questo quadro, la perdita di industria e manifattura non viene compensata dall’espansione dei servizi e del turismo, che non sono in grado di garantire lo stesso livello di occupazione stabile, qualificata e ben retribuita. Il 2026 rischia quindi di segnare un’ulteriore flessione, con ricadute negative sia sul piano economico sia su quello sociale, soprattutto per le nuove generazioni e per i territori più fragili.

Di fronte a questo scenario, la Uil Toscana ribadisce la necessità di una risposta forte e strutturata da parte delle istituzioni regionali. Serve un progetto chiaro per rilanciare il lavoro di qualità, fondato su salari dignitosi e sull’applicazione di contratti firmati da UIL, CGIL e CISL, per contrastare il fenomeno dei contratti pirata e tutelare i diritti dei lavoratori. È necessario rafforzare il welfare regionale, intervenendo in modo più incisivo sui servizi e sulla protezione sociale, e investire con decisione sullo sviluppo infrastrutturale. In particolare sulle opere strategiche: alta velocità, aeroporto di Firenze, Darsena Europa, case e ospedali di comunità, oltre agli impianti di riciclo. Centrale resta anche lo sviluppo delle aree interne e il contrasto alla desertificazione dei servizi, che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali.

In vista della progressiva conclusione degli investimenti del PNRR, diventa fondamentale destinare risorse mirate alle imprese che hanno una prospettiva di futuro e che possono produrre reale valore aggiunto, puntando su digitalizzazione ed economia circolare. Per questo la Uil chiede un coinvolgimento pieno della Regione, attraverso confronti mirati e continuativi con le parti sociali, per costruire una strategia condivisa di sviluppo, lavoro stabile e coesione sociale.

Articoli Correlati


Interventi

07 gennaio 2026

Apprendistato: recesso dell’apprendista e clausole di stabilità

Leggi tutto
Interventi

02 gennaio 2026

Russo (Cisl Toscana): “Il manifatturiero deve restare il motore della nostra economia”

Leggi tutto
Interventi

29 dicembre 2025

Rossi (Cgil Toscana): “La deindustrializzazione sta avvicinandosi a un punto di non ritorno”

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci