Salvatore Ferragamo archivia il primo trimestre 2026 con ricavi consolidati pari a 209 milioni di euro, in calo del 5,5% a cambi correnti e dell’1,2% a cambi costanti rispetto ai 221 milioni dello stesso periodo del 2025. A sostenere il gruppo è il canale Direct to consumer, che continua a mostrare un andamento positivo in tutte le aree geografiche, ad eccezione del Giappone. “Nonostante l’instabilità globale – sostiene la maison -, accentuata dal conflitto in Medio Oriente e dalle possibili ripercussioni nel breve e medio periodo, Ferragamo continuerà a focalizzarsi sull’esecuzione del piano strategico“. I numeri non sono stati accolti con favore in Borsa: il titolo a fine mattinata perdeva il 15,6%.
Le vendite nette del canale Dtc si attestano a 161 milioni di euro, in aumento del 5,5% a cambi costanti e in lieve flessione dell’1,9% a cambi correnti. A trainare il risultato sono soprattutto Nord America e America Latina, entrambi in crescita a doppia cifra. Bene anche Emea e Asia-Pacifico, mentre il business online segna ancora una crescita a doppia cifra, grazie al maggiore traffico e al più alto valore medio dell’ordine sul sito web della maison. Assai più debole il canale wholesale, con vendite nette pari a 42 milioni di euro, in calo del 19% a cambi costanti e del 21,8% a cambi correnti. Il gruppo attribuisce il dato alla decisione di concentrarsi sul Dtc e sui partner strategici, in linea con il posizionamento del brand.
I mercati: bene il Nord America, male il Giappone
Nell’area Emea le vendite nette di Ferragamo nel primo trimestre 2026 scendono del 17,6% a cambi correnti, penalizzate dalla difficile base di confronto e dal calo dei flussi turistici. Nord America si conferma invece il mercato più dinamico, con vendite nette in aumento del 7,3% a cambi correnti. Il gruppo conferma la centralità dell’area, proseguendo il rinnovo dei flagship store sulla Fifth Avenue a New York e a Beverly Hills. In Centro e Sud America le vendite nette crescono del 7,6% a cambi correnti, mentre in Asia-Pacifico il calo si limita al 12% a cambi correnti. Il Giappone resta l’area più in difficoltà, con un arretramento delle vendite nette del 16,5% a cambi correnti, penalizzato dalla riduzione dei flussi turistici cinesi. (lt)