Il 2 gennaio scorso la Regione Sicilia ha comunicato di aver raggiunto il target di spesa 2025 del Fesr, il fondo europeo di sviluppo regionale che, per il settennato 2021-2027, sostiene la transizione ecologica, la competitività delle Pmi, la digitalizzazione, e dunque è lo strumento comunitario strategico per sostenere le imprese in questa fase difficile, finanziato al 40% dalla Ue e per il resto dalla Regione, che lo gestisce e ne decide l’utilizzo.
Il forte ritardo accumulato dalla Regione nei pagamenti dei contributi alle imprese
La Toscana non ha potuto fare lo stesso annuncio, perché i pagamenti del Fesr a fronte di investimenti avviati dalle imprese sono in forte ritardo: al 31 ottobre scorso (ultimo monitoraggio del ministero dell’Economia) erano pari al 3,9% del totale – cioè appena 48 milioni di euro su 1.228,84 milioni programmati nel settennato – risultato peggiore tra tutte le regioni sviluppate (si veda tabella). L’Emilia-Romagna ha già pagato il 20,15% dei contributi; il Friuli-Venezia Giulia il 24,5%; il Lazio il 10,56%; la Liguria addirittura il 39%; la Lombardia il 21,98%; il Piemonte il 18,27%; la Valle d’Aosta il 21,52% e il Veneto il 15,85%. Il 3,9% della Toscana – diventato 4% a fine novembre scorso – appare davvero come un valore fuori dal coro. E, com’è normale, sta generando allarme.
La preoccupazione di Confindustria Toscana
Nell’ultima riunione del Comitato di sorveglianza del Fesr, nel dicembre scorso, Confindustria Toscana ha messo il dito nella piaga: “Siamo fortemente preoccupati per il livello dei pagamenti – ha detto Silvia Ramondetta, responsabile dell’Area economica – in particolare per le misure rivolte alle imprese e per questo chiediamo ancora una volta una riprogrammazione delle risorse verso misure più performanti, come quella che finanzia la ricerca e sviluppo per l’attrazione di investimenti esteri che ha una graduatoria inevasa”. La richiesta di riporgrammazione arriva anche dagli artigiani, delusi dalle mancate risposte del Fesr su innovazione delle micro e piccole imprese, ricambio generazionale e scarsità di manodopera.
Il rischio di disempegno automatico delle risorse
La questione è delicata sia perché il presidente della Regione, Eugenio Giani, afferma che per rilanciare l’industria si deve fare affidamento sui 550 milioni di fondi Fesr (quota parte dei 1.228,84 milioni del settennato), sia perché la Commissione europea prevede un disimpegno automatico delle risorse nel caso in cui non siano raggiunti certi target di spesa a determinate scadenze: al 31 dicembre 2025, il target per la Toscana è di 74,75 milioni. Sarà raggiunto? Il monitoraggio ministeriale non è (ancora) aggiornato a fine dicembre, ma la Regione, nell’incontro del Comitato di sorveglianza, ha garantito di fronte alla Commissione europea e alle categorie economiche che riuscirà a centrare – e anzi a superare – il target richiesto, arrivando a pagare 94 milioni a fine 2025.
Nel 2026 il rischio aumenta
Il problema però è rinviato di poco: nel 2026 il target di spesa Fesr avrà un incremento esponenziale, passando da 74,75 milioni a 356 milioni da “certificare”, secondo quanto affermato nel verbale del Comitato di sorveglianza. L’Autorità di Gestione del Fesr, guidata da Paolo Tedeschi, si è impegnata ad accelerare tutte le fasi procedurali, dalla chiusura dei bandi all’istruttoria dei progetti e all’emanazione dei decreti di impegno, e anche a “valutare riallocazioni di risorse verso misure più performanti” entro il primo semestre 2026. La riprogrammazione in realtà era già stata ipotizzata un anno fa (e prevista in una delibera della Giunta regionale che dettava indirizzi per l’accelerazione della spesa dei fondi europei), ma finora si è concretizzata solo in parte (sono stati riprogrammati 30 milioni di euro).
Il monito della Commissione Ue: “Accelerare subito la rendicontazione”
Dalla Commissione europea è arrivato un monito pesante: “Il target 2026 richiede un’accelerazione immediata delle procedure di rendicontazione e certificazione”, ha affermato la rappresentante della Commissione Ue, Francesca Michielin, sottolineando lo scarso avanzamento dei pagamenti, l’esigenza di ultimare gli interventi già selezionati e di avviare le rendicontazioni “senza ulteriore esitazione”. “L’Italia, anche per ragioni politiche, non può permettersi di perdere risorse – ha aggiunto Michielin – per questo la Regione Toscana deve valutare eventuali misure correttive funzionali ad anticipare la spesa. Bisogna agire subito per il 2026”.
Tra i motivi del ritardo c’è la piattaforma di Sviluppo Toscana
I ritardi nella rendicontazione sono legati a tre cause: il cambio della piattaforma tecnologica dell’agenzia regionale Sviluppo Toscana per la gestione delle domande, caratterizzata da “criticità tecniche che continuano a creare difficoltà alle imprese”; i ritardi con cui sono stati emanati alcuni bandi; l’eccessiva complessità dei bandi e delle procedure di rendicontazione, su cui ha posto l’accento a più riprese Confindustria Toscana.
I bandi sono diventati troppo complicati e non rispondono alle esigenze delle imprese
“Non c’è una scarsità di domande da parte delle imprese che, anzi, in questa fase hanno bisogno di essere sostenute – spiegano gli industriali – il problema è che i bandi si complicati e, in molti casi, non rispondono alle esigenze delle imprese”. Il caso più eclatante è quello del bando pergionale per Innovazione strategica nella moda che – come segnalato anche da Confindustria Toscana nord nei giorni scorsi – contiene previsioni non adatte alle Pmi del territorio.
Di fronte a questo scenario appare estremamente difficile riuscire a spendere i 550 milioni di fondi Fesr destinati alle imprese nel settennato 2021-2027, somma che ha un peso del 44% sulla programmazione totale di 1.229 milioni, mentre nel settennato 2014-2020 il peso era del 67%.
Silvia Pieraccini