L'avvocato Francesco D'Angelo, docente di Diritto della crisi e dell'insolvenza all'Università di Firenze
Non è un momento facile per il sistema produttivo toscano. Guerre e dazi moltiplicano i fattori di instabilità e di rischio sui mercati, e rendono più frequenti le situazioni di crisi aziendale, come quelle che stanno vivendo il cantiere nautico di maxiyacht The Italian Sea Group di Marina di Carrara, l’acciaieria Magona di Piombino o il negozio online di moda di lusso LuisaViaRoma di Firenze. A unire queste aziende c’è il tentativo di risolvere una crisi finanziaria utilizzando lo strumento stragiudiziale della composizione negoziata (che nel caso di LuisaViaRoma non è andato a buon fine, aprendo la strada al concordato in continuità). Uno strumento che secondo Francesco D’Angelo, avvocato contitolare dello studio fiorentino ‘Tombari D’Angelo e associati’ e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze, dove insegna Diritto delle crisi e dell’insolvenza, può rivelarsi strategico.
Professore, perché la composizione negoziata può essere uno strumento efficace?
Perché offre opportunità all’azienda, soprattutto per trattare con i creditori contando sulla protezione dalle azioni che puntano ad aggredire il patrimonio, e che potrebbero pregiudicare queste trattative. Viene codificato un percorso in cui l’imprenditore sta al riparo da iniziative individuali aggressive, quando queste possano impedire il risanamento complessivo.
Altri vantaggi?
E’ uno strumento che permette di compiere operazioni stando al riparo da responsabilità civili o penali, come gli atti di straordinaria amministrazione o di cessione dell’azienda che possono intervenire con l’autorizzazione del tribunale. Sono operazioni possibili quando vi siano presupposti di convenienza per i creditori, e in questo caso nessuno potrà poi mettere in discussione la bontà di quell’atto. Questo vale anche per chi vuole comprare un’azienda: non ha responsabilità in solido per i debiti dell’impresa ceduta, che di solito sono molto pesanti, se ottiene l’autorizzazione del tribunale. Così l’acquirente può comprare con maggiore sicurezza.
I tempi per tentare di risolvere la crisi aziendale si riducono?
La composizione negoziata è disciplinata dalla legge e la previsione dei tempi dovrebbe aiutare a far sì che le trattative procedano in modo più fluido. L’idea iniziale era ridurre i tempi, tanto che ci sono 180 giorni per trattare con i creditori, prorogabili per altri 180 giorni.
E c’è l’aiuto di un esperto nominato dalla Camera di commercio….
Sì, c’è la figura dell’esperto che, se autorevole e bravo, può aiutare, può esercitare una mediazione tra le varie posizioni, indirizzare verso una soluzione. L’esperto esercita inoltre un ruolo di vigilanza sulle mosse dell’azienda, anche se non ha poteri autoritari: se è in disaccordo con le scelte dell’imprenditore può chiudere la composizione negoziata e arrivare alla revoca delle misure protettive del patrimonio.
L’esperto è un mediatore o un controllore?
L’esperto da una parte controlla le prospettive di risanamento e le trattative con i creditori, dall’altra dovrebbe essere un mediatore, un facilitatore della negoziazione. La composizione negoziata è stata introdotta proprio nello spirito di trovare una mediazione tra creditore e debitore, visto che una procedura concorsuale costa molto di più al sistema giustizia.
Il numero delle composizioni negoziate sta crescendo, ma solo il 20-22% l’anno scorso è andato a buon fine. Perché?
Perché è essenziale capire “quando” è opportuno farvi ricorso. Bisogna intervenire quando la crisi è reversibile, quando si può salvare l’azienda: quanto prima emerge la crisi, tanto più possibile è il risanamento. Qualunque crisi se affrontata tempestivamente ha più probabilità di successo.
Quali sono i segnali che un imprenditore deve considerare?
Ci sono indicatori che dovrebbero indurre l’organo amministrativo e il collegio sindacale a prendere atto di una situazione di squilibrio economico-finanziario, sono indici di allerta previsti anche dal Codice della crisi, ad esempio se nei 12 mesi seguenti sarai in grado di pagare i debiti con le tue entrate. E’ lasciato alla discrezionalità dell’imprenditore strutturare misure e soluzioni all’interno della propria organizzazione aziendale per far emergere questi segnali, fermo restando che ha il dovere di adottare assetti organizzativi adeguati.
Quante sono le imprese in grado di riconoscere con tempestività i segnali di crisi?
In realtà è uno dei punti ancora irrisolti della disciplina della crisi d’impresa: ancora troppe imprese non adottano assetti organizzativi adeguati alle proprie necessità, soprattutto quelle di minori dimensioni. L’imprenditore spesso non ha una organizzazione interna adatta a capire che la situazione sta cominciando a evolvere in senso negativo. A volte gli assetti ci sono e non si vuole ammettere la situazione di crisi: forse si potrebbe fare qualcosa di più anche a livello di formazione degli imprenditori, magari coinvolgendo le organizzazioni di categoria.
C’è chi dice che, con l’obiettivo di salvare il valore aziendale, si rischia di danneggiare i fornitori, esposti a un forte rischio finanziario…
Questo è un argomento che prova troppo, non dimostra che diversamente non vi sarebbe questo rischio. E’ vero che il fornitore è chiamato a dare ulteriore credito all’imprenditore, ma i meccanismi previsti per la composizione negoziata dovrebbero limitare questo rischio, e la contropartita dovrebbe essere il mantenimento di valore dell’azienda. Bisogna fare in modo che il rischio sia contenuto e sia stimato: la composizione negoziata va evitata quando l’impresa è sommersa dall’acqua. Altrimenti si torna alla domanda di partenza: è lo strumento più opportuno per risolvere la crisi?
Mediamente quanto riescono a ottenere i creditori con la composizione negoziata?
Può succedere di tutto, dal recupero in misura integrale solo con una dilazione delle scadenze, fino a stralci da concordato preventivo al 15-20-30% del credito. Ma bisognerebbe sempre tenere presente qual è lo scenario alternativo. La composizione non è la panacea di tutti i mali, ma è un vestito che può servire per alcune stagioni. E può essere un passo per poi utilizzare un altro strumento, se non si riesce a chiudere le trattative: il concordato semplificato, oppure un accordo di ristrutturazione dei debitidi per il quale serve l’omologazione del tribunale.
Silvia Pieraccini