Bocciatura per il salario minimo della Regione Toscana: la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 1 della legge regionale 30 del 2025, che introduceva un criterio premiale di salario minimo orario di 9 euro nei contratti pubblici regionali. La sentenza numero 60 del 2026, depositata il 30 aprile, accoglie il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri per violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. La Corte ha ritenuto che l’introduzione di criteri premiali nelle procedure di gara incida direttamente sull’esito delle gare e sulla scelta degli operatori economici, determinando una restrizione del mercato territorialmente identificata.
La norma toscana prevedeva che i bandi di gara della Regione, dei suoi enti strumentali e delle aziende sanitarie locali dovessero inserire quale criterio qualitativo premiale l’applicazione di un trattamento economico minimo non inferiore a 9 euro lordi, con particolare riguardo agli affidamenti ad alta intensità di manodopera. La disposizione intendeva contrastare il fenomeno del “dumping contrattuale” e garantire una stabilità occupazionale nei lavori pubblici.
Il cuore della sentenza
Secondo la giurisprudenza costituzionale la disciplina dei criteri di aggiudicazione rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, in quanto finalizzata a garantire l’uniformità delle regole concorrenziali su tutto il territorio nazionale nel rispetto dei principi unionali.
Lo Stato, nel vigente codice dei contratti pubblici (decreto legislativo numero 36 del 2023) e negli ultimi emendamenti (decreto legislativo numero 209 del 2024), ha già disciplinato in modo compiuto la tutela dei salari minimi mediante l’indicazione nei bandi del contratto collettivo nazionale di lavoro e valutazioni di equivalenza. Sebbene la Corte riconosca che i contratti pubblici possono perseguire obiettivi di protezione sociale e tutela dei lavoratori, essa ha chiarito che spetta al legislatore statale definire il punto di equilibrio tra la concorrenza e altri interessi pubblici.
La sentenza ribadisce che differenti normative regionali in materia di contrattualistica pubblica generano dislivelli di regolazione e barriere territoriali distorsive della concorrenza, incompatibili con la riserva di competenza esclusiva statale in questo ambito materiale. La Corte respinge inoltre l’argomento della “cedevolezza invertita” invocato dalla Toscana, precisando che le regioni non possono intervenire in materie riservate allo Stato neppure in caso di inerzia legislativa nazionale.
Giani: “La Consulta ci dà torto, ma stiamo con Mattarella”
“La Consulta ci avrà dato torto nel momento in cui noi parliamo il salario minimo di 9 euro per quello che riguarda le aziende che fanno appalti, forniture con la Regione Toscana come livello premiale, ma sappiamo che siamo sulla strada che il Presidente della Repubblica ci ha indicato”. Lo ha detto Eugenio Giani, presidente della Toscana, commentando la sentenza, e riferendosi all’appello di Sergio Mattarella oggi a Pontedera contro il lavoro povero. “In questi anni il Governo non ha voluto approvare una legge sul salario minimo ma adesso serve una risposta strutturale a partire dagli appalti pubblici”, ha dichiarato il capogruppo Pd Simone Bezzini. “Il Governo ha vinto un round tecnico, ma la nostra mobilitazione per il salario minimo a 9 euro continua nelle piazze e tra i lavoratori”, ha aggiunto il segretario regionale Pd Emiliano Fossi.
Leonardo Testai