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19 maggio 2026

L’accusa della Cgil: la manifattura toscana investe poco (e non paga abbastanza)

Studio Ires sul decennio 2015-24: sale la redditività del capitale ma gli ammortamenti prevalgono sui nuovi investimenti.

Leonardo Testai

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Un decennio di profitti non destinati a investimenti produttivi, o all’aumento dei salari: è l’accusa di Cgil e Ires Toscana, che hanno presentato uno studio relativo al periodo 2015-2024, nei confronti del sistema industriale regionale. Nel decennio la manifattura toscana ha accresciuto la propria produzione (+86,5%) e i propri utili netti (+70%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53%. Nei dieci anni di riferimento l’occupazione risulta in crescita (+14,7%), la redditività del capitale in forte aumento (Ebitda +87%, quota sul valore aggiunto dal 39,7% al 44,6%), mentre i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti manifatturieri su 13.

Se l’andamento degli investimenti produttivi appare crescente, un’analisi approfondita rivela un quadro più complesso: gli investimenti produttivi non sono cresciuti in modo altrettanto robusto quanto potrebbe sembrare dai valori contabili, perché il quadro è influenzato da rivalutazioni, da immobilizzazioni immateriali e dal fatto che negli ultimi anni gli ammortamenti hanno prevalso sui nuovi investimenti. Il peso degli ammortamenti sull’Ebitda sale dal 31,25% del 2015 al 43,52% del 2024, segnale di maggiore assorbimento dei profitti lordi da parte degli investimenti/ammortamenti: ma gran parte dell’aumento riguarda immobilizzazioni immateriali e include rivalutazioni contabili straordinarie, non sempre assimilabili a veri investimenti produttivi.

Le immobilizzazioni immateriali crescono più di quelle materiali

Nel decennio 2015-2024 le immobilizzazioni totali depurate dalle riserve di rivalutazione crescono da 6,67 miliardi a 12,34 miliardi di euro, cioè di circa 1,45 volte. La crescita è molto più marcata nelle immobilizzazioni immateriali che in quelle materiali in diversi comparti: in molti casi, infatti, l’aumento riguarda marchiavviamento e costi di sviluppo, voci che hanno natura contabile ma non coincidono necessariamente con nuovi impiantimacchinari o capacità produttiva reale. E c’è la rivalutazione straordinaria del 2020: la riserva di rivalutazione passa da 972 milioni nel 2015 a oltre 19,2 miliardi nel 2020, per poi restare su livelli molto elevati. Lo studio conclude che una parte importante della crescita delle immobilizzazioni è quindi dovuta a operazioni di rivalutazione e non a investimenti produttivi ‘puri’.

Nel periodo 2021-2024 il valore delle immobilizzazioni totali cala anno su anno, secondo lo studio, perché gli ammortamenti superano i nuovi investimenti realizzati. Negli ultimi anni non emerge una vera accelerazione degli investimenti produttivi, ma piuttosto una tenuta parziale dello stock di capitale, con erosione netta dopo gli effetti contabili della rivalutazione. La dinamica è diseguale tra i settoricrescono molto comparti come farmaceuticaprodotti in metalloautomotive, altri mezzi di trasporto e anche il tessile-abbigliamento-pelle, ma in alcuni casi la crescita è trainata soprattutto da immobilizzazioni immateriali o effetti straordinari, non da un consolidato aumento di investimenti industriali materiali. In altri comparti, invece, l’aumento è più moderato e coerente con un’espansione più lenta della capacità produttiva.

Il sindacato chiede disincentivi, la Regione apre

I profitti non devono andare in dividendi, ma devono sostenere consistenti aumenti salariali e investimenti produttivi finalizzati ad aumentare la buona occupazione“, afferma Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, che chiede scelte politiche per orientare la destinazione degli utili. Per Maurizio Brotini, presidente di Ires Toscana, “si potrebbero non dare incentivi, risorse, contenere le aziende che si comportano così; e invece fare un ragionamento con le imprese che decidono di investire una quota significativa dei profitti in investimenti produttivi“.

Il presidente della Regione, Eugenio Giani, apre: “Una forma di incentivo a chi riesce, attraverso i premi di produzione, a tenere più alto il livello salariale nelle imprese, questa sicuramente la faremo”, ha detto, non escludendo nemmeno di non concedere incentivi pubblici alle aziende non virtuose. “Gli indicatori vanno costruiti bene, in modo oggettivo – ha spiegato -, perché è evidente che non consentire l’accesso ai fondi incentivanti che la Regione distribuisce e sostiene con molta forza proprio per sostenere l’economia in Toscana, deve essere fatto in un modo tale che poi sia sostenibile da un punto di vista del diritto, da un punto di vista legale. Quindi dovremmo costruire degli indicatori oggettivi che possano sostenere eventuali ricorsi“.

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Leonardo Testai

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