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24 giugno 2026

Acciaio, Laviosa ha un piano per Piombino: “Cinque anni per formare i lavoratori che servono alla riconversione”

Intervista al vicepresidente vicario di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Livorno. “Spero che l’Unione Industriali Pisana presto si unisca a noi”.

Cristiano Meoni
Giovanni Laviosa, vicepresidente vicario di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Livorno

Giovanni Laviosa, vicepresidente vicario di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Livorno

Per riconvertire le aree produttive bisogna prima riconvertire i lavoratori. Giovanni Laviosa, vicepresidente vicario di Confindustria Toscana Centro e Costa e presidente della delegazione di Livorno, lancia un “piano per la formazione di 5 anni di durata” a Piombino, “l’area più interessante per le sfide che pone” tra cui i maxi investimenti previsti nella siderurgia e le auspicabili compensazioni legate a una permanenza del rigassificatore. In questa intervista, Laviosa esprime anche il desiderio di vedere presto “l’Unione Industriale Pisana insieme a Firenze, Livorno e Massa Carrara dentro Confindustria Toscana Centro e Costa” come step verso un’unica Confindustria toscana.  

Come se la passa Livorno? E come se la passano Piombino e Rosignano? 

“La provincia di Livorno è in una fase molto delicata, ma anche molto interessante, con tante partite industriali aperte. Livorno ha una forza evidente nella portualità, nella logistica, nell’energia, nella chimica, nei servizi alle imprese. Rosignano, con il suo polo chimico, resta un presidio manifatturiero strategico, ma deve fare i conti con i grandi temi della chimica europea. Piombino è il fronte più caldo, perché concentra insieme crisi occupazionale, rilancio siderurgico, infrastrutture portuali e nuove filiere industriali. Ritengo che Piombino, delle tre, sia l’area più interessante per le sfide che pone”.  

A Piombino ci sono due grandi investimenti in rampa di lancio, entrambi nella siderurgia: quello di Metinvest per la produzione di acciaio e quello di Jsw per la lavorazione dell’acciaio. Progetti complementari o concorrenti? 

“Io li considero progetti complementari. Jsw punta al rilancio e l’ammodernamento del laminatoio, in particolare sul fronte delle rotaie e dei prodotti ferroviari. Metinvest, invece, guarda alla realizzazione di una nuova acciaieria elettrica, quindi alla produzione di acciaio con tecnologie più moderne e coerenti con la transizione industriale. Non vedo una contrapposizione, vedo piuttosto la possibilità di ricostruire una filiera siderurgica moderna a Piombino. Non dimentichiamoci poi degli investimenti di Liberty Magona”. 

Se tutti gli investimenti vanno in porto, si riuscirà a trovare la forza lavoro per portare avanti le attività? I lavoratori in cassa integrazione saranno reintegrati, come prevedono gli accordi sindacali. Ma basteranno? 

“Questa è la vera sfida della riconversione industriale: il capitale umano. Le persistenti difficoltà nel reperire personale dicono che c’è uno squilibrio tra le competenze disponibili e quelle richieste dal sistema produttivo: un grosso problema per il manifatturiero. Ma anche un segnale che impone un cambio di passo: servono percorsi formativi strettamente allineati ai fabbisogni produttivi e politiche efficaci per attrarre e trattenere competenze qualificate, oggi decisive per la competitività del territorio di Piombino. 

Mi spiego meglio: la riconversione va costruita adesso, non quando gli impianti saranno già partiti. Le tecnologie sono nuove, anche le competenze tecniche e operative andranno aggiornate. Serviranno lavoratori per siderurgia elettrica, manutenzione industriale, automazione, elettromeccanica, saldatura qualificata, sicurezza, logistica portuale, cantieristica navale, grande impiantistica, montaggi industriali, gestione ambientale, economia circolare. In definitiva: serve una mappatura puntuale delle competenze oggi disponibili e di quelle richieste dai progetti in arrivo. Poi servono percorsi formativi brevi, mirati, certificati, costruiti insieme alle imprese. Una formazione agganciata ai fabbisogni reali”. 

Con quali iniziative affrontare questo problema? 

“Stiamo mettendo in pista un progetto di formazione della durata di 5 anni a servizio della riconversione industriale di Piombino. Cinque anni sono il minimo per lasciare una traccia. Sarà una formazione mirata, che inizierà dalle scuole: la cultura del lavoro manifatturiero non può che partire dai giovani. Stiamo lavorando molto sul rapporto scuola-lavoro: chiedendo alle aziende di entrare negli istituti superiori di Piombino, presentare i propri profili professionali, ospitare visite aziendali e costruire progetti qualificanti per gli studenti. Poi vorremmo portare a Piombino percorsi ITS per la formazione di tecnici superiori”. 

Un tema molto sentito dal mondo industriale è quello delle competenze. Quanto è grave il mismatch? E come riavvicinare i giovani alla fabbrica? 

“Come dicevo, il divario tra domanda e offerta di lavoro è uno dei problemi più gravi per le imprese. Non riguarda solo Piombino o Livorno: riguarda tutto il sistema produttivo. Le aziende cercano tecnici, manutentori, operatori specializzati, profili digitali, competenze meccaniche, elettriche, chimiche, logistiche. Spesso non li trovano o li trovano con grande difficoltà. 

C’è anche un tema culturale: molti giovani e molte famiglie hanno un’immagine superata della fabbrica. La immaginano come a un luogo chiuso, ripetitivo, poco attrattivo. Ma l’industria di oggi è tecnologia, sicurezza, sostenibilità, organizzazione, intelligenza artificiale, internazionalizzazione, qualità. 

Per riavvicinare i giovani bisogna far vedere la fabbrica reale. Portare le imprese nelle scuole, portare gli studenti nelle imprese, rafforzare gli Its, valorizzare l’apprendistato, costruire percorsi scuola-lavoro seri, coinvolgere anche le famiglie e gli insegnanti. E poi bisogna raccontare meglio l’industria: non come un residuo del passato, ma come una delle poche strade vere per creare lavoro stabile, innovazione e mobilità sociale”. 

Veniamo al polo chimico di Rosignano: la cessione di Inovyn da Ineos a Esseco segnala che il polo è scalabile. Vede più rischi o opportunità? 

“Vedo entrambe le cose, ma parto dalle opportunità. Il fatto che un gruppo industriale italiano guardi a Rosignano come a un asset strategico conferma il valore del polo. Rosignano non è un sito marginale: è un presidio importante della chimica di base, con competenze, infrastrutture, produzioni essenziali per molte filiere”. 

Qual è il giudizio sulla riforma portuale e sulla creazione di Porti d’Italia spa?  

“L’obiettivo di rafforzare una visione nazionale del sistema portuale è condivisibile. Detto questo, la regia nazionale non deve trasformarsi in centralismo. I porti sono dentro territori produttivi, servono imprese importatrici ed esportatrici, incidono sulle filiere industriali. Per questo le Autorità di Sistema Portuale non devono essere svuotate, ma restare soggetti capaci di programmare, dialogare con le imprese, gestire le manutenzioni, i dragaggi, le criticità operative quotidiane. 

Siamo anche attenti agli effetti finanziari della riforma. Se alle AdSP vengono sottratte risorse significative, il rischio è che per sostenere costi essenziali si arrivi ad aumentare canoni e diritti portuali. Questo renderebbe meno competitivi gli scali italiani e quindi anche il sistema manifatturiero che importa ed esporta”. 

Darsena Europa: c’è un commissario straordinario per la realizzazione dell’opera, il prefetto Giancarlo Dionisi. Inoltre il presidente dell’AdSP Davide Gariglio Gariglio ha annunciato un bando in tempi brevi per scegliere il soggetto privato del project financing. Ma il tempo passa e i capitali potrebbero spazientirsi. Siete preoccupati? 

“La nostra preoccupazione non è per il numero dei soggetti coinvolti: vorremmo che i soggetti coinvolti lavorassero con una catena decisionale chiara, tempi certi e responsabilità definite. Il commissario straordinario può essere utile se accelera. Il project financing può essere utile se porta competenze, capitali e capacità gestionale.  

La Darsena Europa è un’opera decisiva non solo per Livorno, ma per la Toscana e per l’Italia. Il nuovo Piano operativo triennale dell’AdSP indica l’individuazione del soggetto privato che la completerà e gestirà entro la fine del 2026. Noi attendiamo questo passaggio con grande attenzione. 

Sul POT ho espresso un consenso responsabile, ma condizionato alla possibilità di approfondire e discutere le variazioni necessarie, anche perché i tempi di analisi del piano sono stati molto stretti. Su opere di questa portata serve condivisione, ma serve anche rapidità. Livorno non può permettersi che Darsena Europa resti una promessa permanente”. 

Raffineria Eni di Livorno, rigassificatore di Livorno, rigassificatore di Piombino: la provincia di Livorno può giocare stabilmente il ruolo di hub energetico nazionale? 

“Sì, la provincia di Livorno è già un hub energetico. La riconversione della raffineria Eni in bioraffineria è un passaggio molto importante. Parliamo di un investimento che non riguarda solo l’energia, ma la trasformazione industriale di un sito storico. Al momento nel cantiere lavorano circa duemila persone e il termine dei lavori è atteso a fine anno. È un segnale forte di continuità produttiva e transizione. 

Poi ci sono i rigassificatori, con situazioni diverse: uno stabile e uno ancora oggetto di valutazioni e decisioni. E non tralascerei la centrale Enel di via Salvatore Orlando, adesso ferma. Tuttavia, è fondamentale che qualsiasi sviluppo futuro si muova nel rispetto formale e sostanziale degli impegni presi in materia di compensazioni ambientali e socio-economiche, elementi cardine per la sostenibilità di ogni scelta industriale e sociale”.  

Qual è il suo giudizio su Livorno? Una città con tante potenzialità ma che si butta via? O una città che sta cambiando? 

“Livorno è una città che sta cambiando, ma deve credere di più in se stessa. Ha potenzialità enormi: porto, industria, mare, cultura, ricerca, energia, posizione geografica, qualità della vita. Però talvolta fatica a trasformare queste potenzialità in progetto condiviso”. 

Una priorità del suo mandato? Un obiettivo da raggiungere a cui tiene particolarmente? 

“Il progetto sulla formazione. E’ strategico perché dalla formazione a tutti i livelli – studenti, operai, impiegati, manager – passa la riconversione produttiva del territorio. E poi vorrei vedere l’Unione Industriale di Pisa insieme a Firenze, Livorno e Massa Carrara dentro Confindustria Toscana Centro e Costa, come step intermedio verso un’unica Confindustria toscana articolata in delegazioni territoriali. Per avere più forza sullo scacchiere nazionale”. 

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Cristiano Meoni

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