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19 giugno 2026

Moda, allarme da Firenze: “Non nascono più imprese e i giovani scappano”

A “Future For Fashion” il presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati lancia il “warning” e chiede 5 anni di defiscalizzazione per chi avvia un’attività.

Verdiana Corbianco
Da sinistra Stefania Lazzaroni, Claudio Capasa, Luca Sburlati e Niccolò Moschini

Da sinistra Stefania Lazzaroni, Claudio Capasa, Luca Sburlati e Niccolò Moschini

L’Italia della moda ha un problema: non riesce più ad attrarre i giovani. Il fascino di un settore ammirato in tutto il mondo per la creatività e il prestigio non è più sufficiente. E, come in altri settori manifatturieri, e come evidenziato da una recente statistica della Camera di Commercio di Firenze, non nascono più nuove imprese: nè di giovani nè di anziani. 

“Future For Fashion”, l’appuntamento promosso da Confindustria Toscana Centro e Costa e dal Centro di Firenze per la Moda Italiana, giunto alla sua quinta edizione, ha affrontato le numerose sfide che il fashion ha davanti, prima fra tutte il ridisegno della filiera della pelletteria.

Un contesto che Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ha sintetizzato con una metafora efficace: «Oggi siamo su un rafting in mezzo alle rapide: dobbiamo rinforzare la presa e remare». Le insidie nella corrente sono innumerevoli, ma una su tutte ha spiccato durante la tavola rotonda – animata da Niccolò Moschini, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega al Made in Italy – che è stata il momento centrale di Future For Fashion: la mancanza di nuove imprese, tanto nel sistema produttivo in generale quanto nella filiera della moda. Aggravata dalla fuga dei giovani talenti verso contesti ritenuti più attrattivi fuori dall’Italia. “Oggi voglio lanciare un “warning”: non stanno più nascendo imprese, ed è un grosso problema”. Insomma, anche la moda ha una sua “questione demografica”.

Il 50% del fabbisogno occupazionale non viene soddisfatto

«Un giovane su due che lascia il nostro Paese è laureato. Le aziende dell’alta gamma nei prossimi anni avrebbero bisogno di 250.000 persone, ma solo il 50% di questo fabbisogno verrà soddisfatto», spiega Stefania Lazzaroni, direttrice generale della Fondazione Altagamma, l’ente che riunisce le principali imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana e promuove nel mondo l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita del Made in Italy. Lazzaroni approfitta della presenza a FFF per annunciare “l’avvio di un percorso per i talenti manageriali: i nostri laureati spesso lasciano l’Italia, l’età media dei Ceo è di 60 anni e questo è un problema per un’economia che vuole rinnovarsi”. 

Come rendere la moda e il lusso più attrattivi? Una delle ipotesi avanzate da Sburlati è la defiscalizzazione dei primi cinque anni di lavoro, come strumento per trattenere i giovani in Italia. «Anche perché – aggiunge il presidente di Confindustria Moda – il rischio è che la nostra moda smetta di essere un punto di riferimento e venga soppiantata da altre influenze culturali che si stanno imponendo, come quella coreana».

L’importanza di fare esperienza

Insomma, la sfida è quella di rinnovare la filiera puntando a trattenere i talenti: “Noi lanciamo con un programma specifico una decina di giovani all’anno. Se dovessi dare un consiglio a un giovane designer direi: non metterti in proprio subito, fai 2-3 anni di esperienza fuori Italia e quando decidi di metterti in proprio prenditi un manager” dice Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. 

Per attraversare indenni le “rapide” della crisi servono politiche industriali e risposte sistemiche, dice Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa: «Ci serve un sistema Paese capace di valorizzare ciò che le imprese producono. E ci serve una maggiore coerenza strategica tra noi e ciò che accade fuori dai nostri stabilimenti». 

Anche Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana, invita a ricucire l’approccio al Made in Italy liberandolo dall’idea che si possa vivere di rendita. Perché, avverte, «la comfort zone per il sistema moda non esiste più».

Le videointerviste di T24 ai relatori di Future For Fashion Niccolò Moschini, Antonella Mansi, Luca Sburlati, Carlo Capasa, Stefania Lazzaroni e Lapo Baroncelli (a cura di Verdiana Corbianco e Ambra Pagliuca) 

Autore:

Verdiana Corbianco

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