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12 giugno 2026

Mps incorporato: in Toscana a Intesa passerebbero 134 sportelli, gli altri a Bper

Come cambierà la mappa del credito nella regione se l’Opas sul Monte avrà successo: le prime cifre sugli effetti dell’operazione.

Leonardo Testai
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L’Opas lanciata l’8 giugno da Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena – per un controvalore massimo di 30,6 miliardi di euro – in caso di successo ridisegnerà in profondità la geografia bancaria della Toscana, la regione dove i due istituti occupano le prime due posizioni per quantità di sportelli bancari, e dove l’impatto dell’operazione sarà strutturalmente più significativo. Secondo i numeri comunicati da Intesa Sanpaolo, la Toscana è la singola regione che registra il maggior numero di filiali Mps non cedute destinate a restare nel perimetro di Ca’ de Sass: 134 (più tre di Mediobanca) su un totale pro-forma di 625 filiali Mps e 107 di Mediobanca mantenute.

Uno scenario appeso agli indirizzi dell’Antitrust

La struttura dell’operazione prevede infatti che Intesa Sanpaolo mantenga circa 625 filiali Mps a livello nazionale, cedendo a Unipol per un corrispettivo tra 3 e 3,5 miliardi di euro un’entità giuridica bancaria autonoma che include il marchio Mps e circa 635 filiali, con la maggior parte delle strutture centrali e dell’head office di Siena. Gli sportelli toscani in uscita verso Bper-Unipol rappresentano da soli una quota di mercato fra il 10% e il 15% a livello regionale, da sommare alla quota già detenuta dalla banca emiliana – che in regione ha già più di cento filiali, ed è il sesto singolo istituto più presente. Intesa Sanpaolo, post-cessione degli sportelli (il cosiddetto ‘carve-out‘, secondo il documento reso noto), deterrebbe comunque una quota di mercato superiore al 20% in Toscana.

L’esito definitivo dell’operazione in Toscana dipenderà dalla decisione dell’Antitrust, chiamata a valutare un eventuale caso di posizione dominante sui singoli territori, ma i numeri indicativi delineano uno scenario in cui in Toscana opereranno due grandi poli, con un vantaggio ancora più netto di prima sugli altri: uno facente capo a Intesa Sanpaolo – con i propri 526 sportelli attuali più la quota di filiali Mps mantenute – e uno facente capo a Unipol-Bper, che erediterà il brand Monte dei Paschi e la quota di filiali cedute, sommandole ai propri 101 sportelli. I numeri non sono ancora definitivi: ma per il presidente di Unipol Carlo Cimbri, l’accordo che prevede l’acquisto della compagnia di 635 filiali da Intesa Sanpaolo potrebbe vedere “al limite che ne prendiamo qualcuna in più o meno”, non mutamenti sostanziali.

Prime stime sugli impatti

In base alla struttura dell’accordo Intesa-Unipol la maggior parte delle strutture centrali e dell’head office di Mps farebbe parte del perimetro ceduto a Unipol, non di quello mantenuto da Intesa Sanpaolo. Quest’ultima ha esplicitamente escluso costi sociali, prevedendo però circa 6.800 uscite volontarie compensate da altrettante nuove assunzioni di giovani entro il 2029: un argomento su cui i sindacati toscani restano in attesa di verifiche concrete, in particolare per i circa 2.000 dipendenti della direzione centrale di Siena.

Ma l’Opas di Intesa su Mps impatterebbe sul territorio toscano anche per l’occupazione di oltre 1.100 dipendenti dell’area di Firenze, non solo a Siena dove ha funzioni centrali. Nell’area fiorentina operano circa 400 dipendenti nelle strutture centrali e circa 700 nella rete commerciale e nelle filiali, più l’indotto con oltre 100 lavoratori di Nexi e Help Line, e gli 80 lavoratori di Fruendo Accenture, dei quali 78 lavorano per Mps.

Comune, Provincia e Regione provano a mettere paletti

Nel frattempo le istituzioni locali cercano, per quanto possibile, di fare fronte comune per scongiurare le ricadute più negative sul territorio senese e non solo. In un incontro a Siena il sindaco Nicoletta Fabio, la presidente della Provincia Agnese Carletti e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani hanno condiviso la necessità di seguire con la massima attenzione gli sviluppi delle operazioni in corso, e che “ogni eventuale evoluzione futura sia accompagnata da adeguate garanzie per la tutela dell’occupazione, per il mantenimento delle funzioni strategiche e direzionali della Banca a Siena, per la salvaguardia del nome Siena nella denominazione della Banca“, oltre che per la tutela del legame col territorio.

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Leonardo Testai

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