È iniziato alla Camera il percorso che dovrebbe cambiare il volto del sistema portuale nazionale. Il governo ha messo in cantiere una riforma ambiziosa, pensata per superare la frammentazione delle Autorità di Sistema Portuale (AdSP) e guardare ai porti italiani con una visione d’insieme: industria, energia e logistica mondiale.
L’obiettivo dichiarato è rendere l’Italia più competitiva, riducendo i tempi burocratici per stare al passo con la rapidità delle catene logistiche globali. Al centro del progetto c’è la nascita di Porti d’Italia S.p.A., una società pubblica che avrà il compito di coordinare la strategia portuale a livello nazionale. Il budget iniziale sarà di 10 milioni di euro — una cifra più contenuta rispetto alle prime bozze — ma le fonti di finanziamento potranno espandersi attraverso la raccolta di fondi sul mercato e l’apertura del capitale a investitori privati.
La strategia è nazionale, la gestione si fa sui territori
La nuova società si occuperà di grandi investimenti, opere infrastrutturali, manutenzioni straordinarie e collegamenti ai corridoi europei del trasporto (Ten-T). Gestirà, inoltre, le grandi concessioni di lunga durata e i dragaggi, stabilendo rapporti diretti con le Soprintendenze come interlocutore unico e “scudo” burocratico per semplificare le procedure.
I territori, però, non verranno lasciati indietro. Le Autorità di Sistema Portuale continueranno a gestire le operazioni quotidiane, le manutenzioni ordinarie e i rapporti diretti con aziende e operatori locali. In sintesi: a Roma si decideranno strategie e grandi opere, mentre il lavoro sulle banchine resterà in mano alle autorità locali.
Per competere a livello internazionale, la riforma punta sull’accelerazione dei tempi: approvazione più rapida dei piani portuali, rilascio delle concessioni e avvio dei dragaggi. Inoltre, verranno create regole nazionali uniche per sdoganamenti, servizi e procedure, senza però cancellare le specificità locali.
I porti italiani non saranno più solo luoghi di scambio merci, ma diventeranno motori della transizione ecologica e digitale. Sul fronte della sostenibilità, si parla di elettrificazione delle banchine (cold ironing), carburanti alternativi, idrogeno e infrastrutture per l’eolico offshore. Per la digitalizzazione, l’obiettivo è evolvere verso porti intelligenti e procedure doganali più rapide, completamente digitali.
Tra le novità più significative, Porti d’Italia S.p.A. potrebbe gestire o costruire porti all’estero. Si stanno inoltre studiando gli “sdoganamenti extraterritoriali” per effettuare i controlli doganali prima che le merci arrivino in Italia, alleggerendo così il carico sulle banchine nazionali.
Il tema della sovrapposizione con le AdSP
Nei recenti incontri con gli operatori locali — come quello tenutosi a Ravenna — sono emerse due richieste chiave: definire con chiarezza i ruoli tra i presidenti delle AdSP e la nuova società, per
evitare blocchi decisionali: porre maggiore attenzione alla sicurezza informatica dei porti, considerando
l’aumento dei processi digitali e l’importanza strategica delle infrastrutture.
La discussione alla Camera è appena cominciata. Il governo punta a chiudere questo primo passaggio entro la fine dell’anno, per arrivare all’approvazione finale della legge nella primavera del 2027.
* Angelo Roma è consulente marittimo ed è stato fino a settembre 2025 vicepresidente dell’Interporto Vespucci
Angelo Roma *