Produce una gamma di articoli unica al mondo, dalle fedi ai gioielli di ogni foggia e dimensione in oro, argento e leghe pregiate, fino alle medaglie, ai lingotti e ai semilavorati venduti ad altri operatori del settore. Quest’anno Unoaerre, la più grande azienda orafa di Arezzo e una delle più grandi d’Italia, compie 100 anni di attività, essendo stata fondata nel 1926 da Carlo Zucchi e Leopoldo Gori – e infatti all’epoca si chiamava Gori & Zucchi – primi a trasformare la produzione orafa da artigianale a industriale.
Una storia aziendale fatta di alti e bassi
Nel 1934, quando fu emanata la legge per regolamentare la lavorazione dei preziosi, le fu assegnato il marchio di fabbrica 1AR, primo marchio a un’azienda orafa della provincia di Arezzo che, scritto per esteso, diventerà la denominazione sociale; nel 1944 la fabbrica venne bombardata e poi ricostruita in altro luogo, fino al passaggio nel 1999 al fondo Morgan Grenfell della Deutsche Bank e al riacquisto, tre anni e mezzo dopo con l’aiuto delle banche, da parte della famiglia fondatrice Zucchi. Il rilancio però non funzionò, e Unoaerre finì all’asta dove, nel 2012, fu acquistata dall’imprenditore aretino Sergio Squarcialupi, titolare della Chimet, colosso specializzato nel recupero dei metalli preziosi dai rifiuti e dagli scarti industriali, che la conosceva bene per averla guidata alla metà degli anni Novanta. Oggi Unoaerre è gestita dai figli di Sergio Squarcialupi, Maria Cristina (che è presidente di Federorafi) e Andrea, insieme con l’amministratore delegato Luca Benvenuti. Nel 2024 il fatturato di Unoaerre Industries è stato 282,6 milioni di euro, per il 68% all’estero, con 30,2 milioni di ebitda e 14,9 milioni di utile, e circa 300 dipendenti.

Dopo un secolo, una nuova partenza
“Celebrare i 100 anni di Unoaerre è un traguardo che contiene in sé una nuova partenza – afferma Maria Cristina Squarcialupi -. Abbiamo saputo trasformare le sfide in opportunità, mantenendo salda la capacità di anticipare le direzioni delmercato. Il nostro centenario è un ponte verso il futuro”.
Il futuro focalizzato sulla sostenibilità
Un futuro in cui l’azienda aretina, che svolge all’interno tutte le fasi di lavorazione di un gioiello (preparazione delle leghe, fonderia, laminatura, preparazione dei semilavorati, assemblaggio e
finitura), vuol continuare a garantire tracciabilità dei materiali utilizzati, catena del valore, rispetto
delle persone e dell’ambiente, radicamento nel territorio di Arezzo. “Crediamo che la bellezza non possa prescindere dalla responsabilità sociale e ambientale – scrive la presidente Maria Cristina Squarcialupi nell’ultimo bilancio di sostenibilità – e per questo abbiamo adottato politiche e azioni volte a ridurre l’impatto ambientale, promuovere il benessere delle comunità e garantire condizioni di lavoro eque e sicure“.
Silvia Pieraccini