Corteo contro la previsione di un impianto
La Tari più salata d’Italia è a Pisa (650 euro a nucleo familiare), ma anche Pistoia sale sul poco invidiabile podio (è terza, con 524 euro). Otto capoluoghi toscani su 10, quanto a importo della tariffa rifiuti, superano la media nazionale.
La notizia l’abbiamo data qualche giorno fa, pubblicando uno studio della Uil nazionale. Quando parlano i numeri, difficile replicare. E nessuno ha smentito.
Non è che siamo governati da amministratori dracula che decidono arbitrariamente di dissanguare i cittadini. La Tari segue una regola aritmetica, deve coprire i costi. Più alti sono i costi per la raccolta, spazzamento e smaltimento dei rifiuti, più cara è la bolletta.
Quello che non si dice e scrive abbastanza è che questa anomalia toscana ha una precisa causa: in Toscana non ci sono abbastanza impianti per smaltire i rifiuti non riciclabili, che devono essere esportati fuori regione facendo così esplodere i costi.
Ora, a un anno dalla sua approvazione, possiamo tranquillamente dire che il Prec – acronimo che sta per Piano regionale per l’Economia Circolare, che sarebbe la ripulitura linguistica del vecchio Piano Rifiuti – è stata una rivoluzione incompiuta. E a dirlo sono gli stessi amministratori pubblici! Il piano regionale dell’economia circolare “lascia scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili” ha detto la presidente dell’Ato rifiuti Centro Paola Galgani, vicesindaca di Firenze. Impianti che secondo il piano voluto dall’allora assessore regionale all’ambiente Monica Monni, dovevano essere proposti, volontariamente, dai territori attraverso le Ato e che invece non sono stati proposti.
Tradotto dal politichese: mancano i termovalorizzatori e quei pochi esistenti vengono chiusi (vedi Livorno). E senza inceneritori, i rifiuti devono essere smaltiti fuori: un’incapacità amministrativa che poi ci ritroviamo nella bolletta.
Servirebbe il coraggio delle scelte: decidere di fare gli impianti, e dove. Ma, come diceva don Abbondio, “il coraggio, se uno non lo ha, mica se lo può dare”.
Cristiano Meoni