La segretaria generale della Cisl Toscana Silvia Russo.
di Silvia Russo, segretaria generale Cisl Toscana
Da tempo la CislToscana denuncia le difficoltà strutturali e il rallentamento della crescita del settore manifatturiero regionale, fino a dinamiche di arretramento che stanno progressivamente impoverendo la Toscana e riducendone la capacità di sostenere livelli adeguati di welfare e di coesione sociale.
Purtroppo il 2026 non si annuncia con miglioramenti, non siamo di fronte ad una crisi ciclica, ma a una criticità profonda che deve essere assunta per ciò che è e affrontata con responsabilità collettiva. Serve un impegno immediato e condiviso per invertire una tendenza che mette a rischio il futuro economico e sociale della nostra regione.
In questa prospettiva, nell’anno che ci lasciamo alle spalle abbiamo ritrovato una forte consonanza di analisi e di prospettiva nel Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana, presentato a inizio settembre all’Istituto Universitario Europeo. Una convergenza che ci conforta e che rafforza la necessità di un cambio di paradigma fondato su un partenariato avanzato tra istituzioni, corpi intermedi sociali e datori di lavoro: quello che la Cisl definisce da tempo come un nuovo patto sociale, da costruire in Toscana e nel Paese.
L’obiettivo che occorre darsi per il 2026 è dunque questo: costruire un vero Piano industriale per la Toscana, che assuma il manifatturiero come asse portante dello sviluppo regionale. Un Piano che parta da alcune evidenze non più rinviabili: la crisi profonda del sistema moda, dalla concia alla pelletteria, dal calzaturiero al tessile fino alle confezioni di lusso e alle finiture metalliche; le difficoltà del settore metalmeccanico, dall’acciaio all’automotive; l’impatto dei dazi sull’export, che rischiano di colpire non solo l’agroalimentare ma anche comparti finora resilienti come l’orafo e la farmaceutica.
Anche gli ultimi dati Irpet segnalano un ulteriore rallentamento della produttività manifatturiera, in stretta connessione con l’aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il manifatturiero deve restare il principale motore dell’economia regionale e tornare ad essere attrattivo per gli investimenti nazionali e internazionali, evitando processi di deindustrializzazione silenziosa. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un deciso riallineamento tecnologico delle infrastrutture, materiali e immateriali, ancora oggi incomplete nonostante i numerosi investimenti. È necessario completare rapidamente tutti i cantieri avviati con il PNRR, sbloccare opere programmate da tempo e assumere il tema dell’energia come leva strategica, puntando alla maggiore autonomia possibile. In questo quadro vanno valorizzate appieno le peculiarità della Toscana, a partire dalla geotermia, senza disperdere l’esperienza della rigassificazione.
Un piano industriale efficace non può prescindere da un forte investimento sulla formazione permanente dei lavoratori e dalla soluzione del disallineamento tra domanda di lavoro qualificato e offerta, che penalizza in particolare i giovani. Serve un progetto strutturato e condiviso di incontro tra domanda e offerta di lavoro, capace di trattenere competenze e talenti in Toscana, inclusi i giovani laureati oggi costretti a cercare opportunità fuori regione o all’estero. Occorre inoltre rafforzare l’innovazione tecnologica nelle Pmi, costruire una rete reale ed efficiente di servizi di supporto e completare infrastrutture strategiche annunciate da anni, per restituire alla Toscana un ruolo di primo piano nel sistema produttivo nazionale ed europeo.
La lotta al lavoro povero è una priorità assoluta. È indispensabile contrastare i contratti pirata e affermare la piena applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In questo quadro la Regione può fare la sua parte a partire da un nuovo accordo sugli appalti dei servizi, che garantisca l’utilizzo dei contratti corretti lungo tutta la filiera, preveda premialità per la contrattazione di secondo livello e renda realmente esigibile il welfare contrattuale.
Il turismo rappresenta un motore importante dell’economia toscana, ma è anche uno dei settori in cui il lavoro povero è più diffuso, a causa della discontinuità e del part-time involontario. Occorre contrastare la precarietà e sostenere maggiormente i lavoratori, prevedendo forme premiali per le imprese che rispettano le regole, applicano i contratti corretti e privilegiano il lavoro stabile.
Sul fronte fiscale, per la Cisl è fondamentale riportare l’addizionale regionale Irpef ai livelli precedenti. La sanità -per cui quell’addizionale è stata innalzata- ha bisogno piuttosto di una riorganizzazione che si fondi sul confronto con le parti sociali, mantenendo al centro i bisogni dei cittadini e puntando su appropriatezza, efficienza ed eccellenza diffusa, sia negli ospedali sia nei servizi territoriali. Tra gli ambiti su cui intervenire vi sono la razionalizzazione delle locazioni delle Asl e una verifica seria delle esternalizzazioni, valutando la reinternalizzazione delle attività core. Le case della salute e gli hub territoriali devono diventare luoghi realmente operativi di integrazione, prevenzione, diagnosi e continuità assistenziale. Il metodo di confronto sperimentato con successo nelle politiche sociali va consolidato. Gli accordi raggiunti stanno anticipando risposte concrete alle nuove fragilità di anziani e persone con disabilità, tema centrale per una regione che invecchia rapidamente.
Va proseguito il buon lavoro avviato sull’agroalimentare, rafforzando programmazione e apertura verso nuovi mercati, in vista di una fase delicata per le esportazioni legata all’introduzione dei dazi.
Per le aree interne è necessario passare dalle dichiarazioni alle azioni concrete: stop alla desertificazione bancaria e dei servizi, investimenti in digitalizzazione e infrastrutture, sostegno a un turismo lento e sostenibile.
Vogliamo ribadire infine il valore della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, anche piccole e piccolissime, sostenendo la contrattazione di secondo livello e rendendo più accessibili i bandi pubblici.