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02 gennaio 2026

Russo (Cisl Toscana): “Il manifatturiero deve restare il motore della nostra economia”

“L’obiettivo per il 2026 è costruire un vero Piano industriale” per il territorio toscano. Le proposte della Cisl in questo intervento per T24 della sua segretaria regionale.

La segretaria generale della Cisl Toscana Silvia Russo.

La segretaria generale della Cisl Toscana Silvia Russo.

di Silvia Russo, segretaria generale Cisl Toscana

Da tempo la CislToscana denuncia le difficoltà strutturali e il rallentamento della crescita del settore manifatturiero regionale, fino a dinamiche di arretramento che stanno progressivamente impoverendo la Toscana e riducendone la capacità di sostenere livelli adeguati di welfare e di coesione sociale.

Purtroppo il 2026 non si annuncia con miglioramenti, non siamo di fronte ad una crisi ciclica, ma a una criticità profonda che deve essere assunta per ciò che è e affrontata con responsabilità collettiva. Serve un impegno immediato e condiviso per invertire una tendenza che mette a rischio il futuro economico e sociale della nostra regione.

In questa prospettiva, nell’anno che ci lasciamo alle spalle abbiamo ritrovato una forte consonanza di analisi e di prospettiva nel Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana, presentato a inizio settembre all’Istituto Universitario Europeo. Una convergenza che ci conforta e che rafforza la necessità di un cambio di paradigma fondato su un partenariato avanzato tra istituzioni, corpi intermedi sociali e datori di lavoro: quello che la Cisl definisce da tempo come un nuovo patto sociale, da costruire in Toscana e nel Paese.

L’obiettivo che occorre darsi per il 2026 è dunque questo: costruire un vero Piano industriale per la Toscana, che assuma il manifatturiero come asse portante dello sviluppo regionale. Un Piano che parta da alcune evidenze non più rinviabili: la crisi profonda del sistema moda, dalla concia alla pelletteria, dal calzaturiero al tessile fino alle confezioni di lusso e alle finiture metalliche; le difficoltà del settore metalmeccanico, dall’acciaio all’automotive; l’impatto dei dazi sull’export, che rischiano di colpire non solo l’agroalimentare ma anche comparti finora resilienti come l’orafo e la farmaceutica.

Anche gli ultimi dati Irpet segnalano un ulteriore rallentamento della produttività manifatturiera, in stretta connessione con l’aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il manifatturiero deve restare il principale motore dell’economia regionale e tornare ad essere attrattivo per gli investimenti nazionali e internazionali, evitando processi di deindustrializzazione silenziosa. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un deciso riallineamento tecnologico delle infrastrutture, materiali e immateriali, ancora oggi incomplete nonostante i numerosi investimenti. È necessario completare rapidamente tutti i cantieri avviati con il PNRR, sbloccare opere programmate da tempo e assumere il tema dell’energia come leva strategica, puntando alla maggiore autonomia possibile. In questo quadro vanno valorizzate appieno le peculiarità della Toscana, a partire dalla geotermia, senza disperdere l’esperienza della rigassificazione.

Un piano industriale efficace non può prescindere da un forte investimento sulla formazione permanente dei lavoratori e dalla soluzione del disallineamento tra domanda di lavoro qualificato e offerta, che penalizza in particolare i giovani. Serve un progetto strutturato e condiviso di incontro tra domanda e offerta di lavoro, capace di trattenere competenze e talenti in Toscana, inclusi i giovani laureati oggi costretti a cercare opportunità fuori regione o all’estero. Occorre inoltre rafforzare l’innovazione tecnologica nelle Pmi, costruire una rete reale ed efficiente di servizi di supporto e completare infrastrutture strategiche annunciate da anni, per restituire alla Toscana un ruolo di primo piano nel sistema produttivo nazionale ed europeo.

La lotta al lavoro povero è una priorità assoluta. È indispensabile contrastare i contratti pirata e affermare la piena applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In questo quadro la Regione può fare la sua parte a partire da un nuovo accordo sugli appalti dei servizi, che garantisca l’utilizzo dei contratti corretti lungo tutta la filiera, preveda premialità per la contrattazione di secondo livello e renda realmente esigibile il welfare contrattuale.

Il turismo rappresenta un motore importante dell’economia toscana, ma è anche uno dei settori in cui il lavoro povero è più diffuso, a causa della discontinuità e del part-time involontario. Occorre contrastare la precarietà e sostenere maggiormente i lavoratori, prevedendo forme premiali per le imprese che rispettano le regole, applicano i contratti corretti e privilegiano il lavoro stabile.

Sul fronte fiscale, per la Cisl è fondamentale riportare l’addizionale regionale Irpef ai livelli precedenti. La sanità -per cui quell’addizionale è stata innalzata- ha bisogno piuttosto di una riorganizzazione che si fondi sul confronto con le parti sociali, mantenendo al centro i bisogni dei cittadini e puntando su appropriatezza, efficienza ed eccellenza diffusa, sia negli ospedali sia nei servizi territoriali. Tra gli ambiti su cui intervenire vi sono la razionalizzazione delle locazioni delle Asl e una verifica seria delle esternalizzazioni, valutando la reinternalizzazione delle attività core. Le case della salute e gli hub territoriali devono diventare luoghi realmente operativi di integrazione, prevenzione, diagnosi e continuità assistenziale. Il metodo di confronto sperimentato con successo nelle politiche sociali va consolidato. Gli accordi raggiunti stanno anticipando risposte concrete alle nuove fragilità di anziani e persone con disabilità, tema centrale per una regione che invecchia rapidamente.

Va proseguito il buon lavoro avviato sull’agroalimentare, rafforzando programmazione e apertura verso nuovi mercati, in vista di una fase delicata per le esportazioni legata all’introduzione dei dazi. 

Per le aree interne è necessario passare dalle dichiarazioni alle azioni concrete: stop alla desertificazione bancaria e dei servizi, investimenti in digitalizzazione e infrastrutture, sostegno a un turismo lento e sostenibile.

Vogliamo ribadire infine il valore della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, anche piccole e piccolissime, sostenendo la contrattazione di secondo livello e rendendo più accessibili i bandi pubblici. 

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