Tra il 2021 e il 2026 il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – lo strumento per investire i fondi del programma europeo Next Generation EU diretto a rilanciare l’economia dopo la crisi pandemica e a rendere il Paese più verde, digitale e inclusivo – ha generato in Toscana una crescita aggiuntiva pro-capite del +1,36%, contro il +2,15% in Umbria, +1,98% nelle Marche, +1,77 nel Lazio, e contro una crescita superiore al +3% in Campania, Calabria, Sicilia, Puglia. La media italiana è +2,2%.
Stime Ifel-Anci
A dirlo sono le stime aggiornate dell’Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci, fatte per Il Sole 24 Ore e pubblicate sull’edizione del 19 maggio. L’analisi dimostra che la spinta degli investimenti realizzati con i fondi del Next Generation EU è stata più intensa al Sud, e che l’impatto nel resto del Paese non sembra essere stato così decisivo.
La spinta è arrivata soprattutto dalle costruzioni
A trainare la crescita aggiuntiva legata al Pnrr è stata la voce ‘costruzioni’, mentre agricoltura e industria hanno dato contributi modesti. Le costruzioni hanno spinto anche l’occupazione, cresciuta soprattutto al Sud, mentre in Toscana nel periodo cumulato 2021-2026 l’occupazione ha segnato +1,18% rispetto allo scenario senza Pnrr (+2,11% la media italiana).
Rischio che alcune opere rimangano incompiute
Adesso si tratta di completare gli investimenti del Pnrr, visto che a poche settimane dal traguardo (30 giugno, con alcune misure che potranno derogare) la quota di risorse inutilizzate è ancora pesante. Il Governo sta negoziando con Bruxelles un’altra rimodulazione del Piano per centrare i 159 obiettivi che ancora mancano e per ottenere i 28,4 miliardi della decima rata di finanziamenti. In Toscana, secondo le ultime stime dell’Irpet del febbraio scorso, l’avanzamento dei progetti è al 73%, in linea con le altre regioni del Centro Italia (la media italiana è 58%). Ma l’allarme sul fatto che molte opere potrebbero rimanere incompiute è già scattato.
Silvia Pieraccini