La Toscana ha perso 855 sportelli bancari in dieci anni: erano 2.265 nel 2015, sono diventati 1.410 nel 2025, con una riduzione del 38%. Nello stesso periodo i Comuni senza sportello sono passati da 12 a 31 e quelli con un solo presidio da 39 a 58. Sono i numeri del rapporto Irpet ‘La rarefazione dei servizi bancari in Toscana – Un indice di rischio comunale’, realizzato per la Regione nell’ambito dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Numeri che confermano, nella sostanza, le rilevazioni effettuate negli ultimi anni dai sindacati di categoria.
Il quadro, già segnato dalla ritirata della rete fisica, potrebbe diventare più delicato con nuovi processi di concentrazione nel settore, portati dagli esiti del risiko bancario che coinvolge in pieno anche Banca Mps, l’istituto con più sportelli in Toscana. “L’Osservatorio naturalmente non ha valore predittivo”, mette le mani avanti Leonardo Marras, assessore regionale all’economia. “E’ evidente – ha aggiunto – che preoccupazioni di questa natura quando c’è una concentrazione ci sono sempre. Poi sarà direttamente l’Antitrust e chiedere di semplificare una presenza che rischia di essere eccessivamente concentrata, ma questo rischio oggi è difficile da valutare e sarebbe anche inopportuno farlo”.
Un rischio che non riguarda solo i piccoli Comuni
L’indice elaborato da Irpet combina tre fattori: la presenza fisica di sportelli e servizi sostitutivi come uffici postali e Atm; l’intensità dell’offerta rispetto alla domanda potenziale di famiglie e imprese; la vulnerabilità demografico-insediativa, legata soprattutto alla quota di anziani e alla presenza di popolazione dispersa in nuclei e case sparse.
Le fasce critiche, cioè il quarto e il quinto quintile dell’indice, comprendono 109 Comuni su 273, il 40% del totale. Questi territori raccolgono però soltanto l’11,7% della popolazione regionale, il 9,1% delle imprese e l’8,2% degli addetti. Il quintile più esposto è formato da Comuni con una popolazione media inferiore a 1.700 abitanti, una maggiore incidenza di anziani e una minore densità occupazionale. La dimensione demografica pesa, ma non spiega tutto. La correlazione tra indice di rischio e popolazione residente è negativa (-0,60): la criticità cresce al diminuire della dimensione comunale, ma resta influenzata anche dalla dotazione infrastrutturale e dalla domanda locale.
Fra comuni montani e aree produttive
Le criticità complessive più marcate emergono nelle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia, ma con caratteristiche diverse. Massa-Carrara combina la fragilità dei comuni montani con la sottodotazione dell’offerta in alcune aree più insediate. Lucca presenta criticità diffuse soprattutto nei comuni montani. Pistoia soffre invece soprattutto per la bassa intensità dell’offerta nei Ccmuni intermedi e produttivi della pianura. Arezzo e Grosseto si collocano su livelli medi dell’indice complessivo, ma mostrano profili differenti. Nel territorio aretino si sommano la fragilità dei comuni montani e periferici e la sottodotazione nei comuni produttivi di valle. Grosseto è caratterizzata soprattutto dall’elevata vulnerabilità demografico-insediativa, cioè dalla presenza di popolazione anziana e insediamenti sparsi.
Firenze, Livorno e Siena presentano livelli complessivamente più bassi, ma con criticità selettive. Prato è un caso particolare: non risulta isolata dal punto di vista fisico, ma presenta una forte sproporzione tra la domanda potenziale di famiglie e imprese e la rete di offerta. Nei quintili critici, infatti, la sottodotazione dell’offerta riguarda il 96,2% della popolazione e il 96,9% delle imprese della provincia. Tra le aree più esposte figurano Lunigiana, Garfagnana, Montagna pistoiese, Casentino, Valtiberina, Amiata, Val d’Orcia, Valdinievole, Valbisenzio, Piana pratese e Valdarno fiorentino-aretino.
Un solo sportello: il rischio di dipendenza
Il rapporto Irpet è stato presentato con un evento in Regione Toscana che ha visto una nutrita partecipazione di dirigenti di istituti bancari, rappresentanti di sindacati e associazioni di categoria. Col timore diffuso che il peggio debba ancora arrivare. Se infatti la presenza di un’unica filiale non equivale ancora all’assenza di servizi, espone però il Comune a una vulnerabilità: se l’unico istituto decidesse di chiudere, il presidio bancario scomparirebbe completamente. “Il 19,8% dei Comuni in Toscana ha un solo sportello“, ha detto Marco Lenzini, segretario generale di First-Cisl Toscana. In provincia di Pisa, ha aggiunto, sono 14 i Comuni con un solo sportello, 11 dei quali presidiati da un’unica banca.
E poi, come detto, c’è il risiko bancario. “Qualunque sia l’esito”, ha detto Sabrina Marricchi, segretaria generale della Fisac Cgil Toscana, “il risultato sarà un’ulteriore concentrazione tra grandi gruppi. L’esperienza di questi anni ci dice che ogni accorpamento si traduce nel rischio di chiusure di filiali, con ricadute sui territori e sull’occupazione. La Toscana non può permettersi un’altra stagione di tagli”. I sindacati chiedono quindi che l’Osservatorio diventi una cabina di regia permanente, utilizzando l’indice Irpet per definire impegni sul mantenimento della presenza fisica, a partire dai Comuni serviti da un solo sportello, e per garantire un confronto preventivo con le parti sociali sui piani di riorganizzazione.
Il digitale non basta (e ci vuole educazione finanziaria)
La digitalizzazione può compensare una parte della perdita degli sportelli per le operazioni ordinarie, ma non sostituisce tutti i servizi e tutte le relazioni. Le difficoltà sono maggiori per gli anziani, per chi vive in aree montane o in case sparse, per gli utenti con minori competenze digitali e per le micro e piccole imprese, che possono avere bisogno di un rapporto diretto per l’accesso al credito. “Il rapporto Irpet – osserva Marras – ci offre una base di conoscenza concreta per individuare le soluzioni più adatte: servizi mobili o condivisi dove pesa la distanza, assistenza e formazione digitale dove gli utenti sono più fragili”.
Sebbene le imprese siano più attrezzate a gestire il cambiamento, le aggregazioni bancarie che allontanano i centri decisionali dal territorio rischiano di ridurre il credito verso le piccole imprese vulnerabili: quella, più che la chiusura degli sportelli, può penalizzare le Pmi. “Credo poco a quanto ho sentito dire da alcuni colleghi – ha chiosato Sergio Ceccuzzi, presidente del Banco di Lucca e del Tirreno – sulla difficoltà di far nascere imprese dove non ci sono sportelli bancari. Quando in passato mi sono occupato molto attivamente dei problemi del territorio e delle imprese, ho compreso che se si vuole far nascere un’impresa, non è una distanza di 30 chilometri che fa cambiare idea. Vedo molto più importante il tema dell’educazione finanziaria“.
Soluzioni differenziate per i territori toscani
Le politiche suggerite da Irpet non puntano a riaprire sportelli ovunque, istanza che viene considerata non realistica, ma a garantire un livello minimo di accesso ai servizi bancari essenziali, soprattutto per anziani, piccole imprese, aree interne, Comuni montani e aree produttive sottodotate. Nei territori dove il problema è prevalentemente di ridotta accessibilità, a causa dell’assenza di presidi fisici, possono essere utili sportelli periodici, servizi mobili, convenzioni con altri presidi territoriali o forme di sportello condiviso.
Nei territori dove il problema riguarda soprattutto l’età della popolazione e le competenze digitali, diventano centrali l’educazione finanziaria e digitale, l’assistenza agli utenti fragili e il mantenimento di canali relazionali. Dove la rarefazione bancaria si somma alla rarefazione di altri servizi, il tema deve essere affrontato dentro una strategia più ampia di presidio territoriale. Dove, infine, l’offerta è presente ma sottodimensionata rispetto alla domanda potenziale locale, occorre pensare a forme selettive di rafforzamento del servizio.
Leonardo Testai