L'intervista a Matteo Renzi al decennale del Banco Fiorentino alla Stazione Leopolda di Firenze
Matteo Renzi prende posizione sul risiko bancario: sostiene l’Ops di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, difende il ruolo di Unipol e chiede al governo di vendere subito la propria partecipazione nella banca senese. Lo fa alla Stazione Leopolda di Firenze, durante le celebrazioni per i dieci anni del Banco Fiorentino, che si sono svolte sabato 19 settembre.
«Sono molto convinto dell’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo, così come l’hanno spiegata prima Messina e poi Cimbri», afferma l’ex presidente del Consiglio. Un sostegno esplicito all’operazione, che Renzi inserisce in un giudizio più ampio sul consolidamento del sistema bancario italiano. «Il risiko bancario crea o distrugge valore? Secondo me lo crea», sostiene. E aggiunge che l’operazione «ridisegna l’assetto bancario in Toscana» e apre nuove opportunità per gli istituti di credito cooperativo.
Il sostegno a Intesa e la difesa di Unipol
Nel merito del progetto, Renzi sottolinea che Intesa realizza un’operazione importante, mentre il disegno illustrato da Carlo Cimbri prevede di mantenere a Siena il marchio e la sede del Monte dei Paschi, con un ruolo centrale di Unipol. «Io non capisco chi possa avere dei dubbi se non per motivi ideologici», afferma. L’ex premier contesta in particolare le resistenze legate alla presenza del gruppo assicurativo: «Nei palazzi romani qualcuno ha rotto le scatole perchè c’è Unipol: sembriamo tornati a 5 anni fa».
Il giudizio sull’operato di Cimbri è altrettanto netto: «Unipol ha fatto un lavoro straordinario in questi anni, era la nona compagnia di assicurazione ed è diventa la terza. Bper ha fatto un’operazione straordinaria». Renzi richiama quindi il progetto di aggregazione che, secondo quanto emerso nelle scorse settimane, manterrebbe a Siena sede e marchio Mps, costruendo intorno alla banca un gruppo molto ampio. Una prospettiva che accoglie favorevolmente: «Quando Cimbri dice: metto la sede a Siena e tengo il brand Monte dei Paschi e intorno a Siena faccio partire un’operazione che ha Bper, Sondrio, Genova e tutto il resto, io dico: oh, ma io sono contento».

L’attacco al governo: «Decida il mercato»
Il passaggio più polemico riguarda il ruolo dell’esecutivo. Renzi contesta la rivendicazione del salvataggio di Mps da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A suo giudizio, il risanamento della banca è dipeso anche dal lavoro del management e dall’aumento dei tassi di interesse. Poi l’appello al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Vendano subito la posizione di Mps e la lascino al mercato, decida il mercato non la Garbatella», riferendosi al quartiere domano da dove proviene Giorgia Meloni.
Renzi critica anche le scelte del governo rispetto all’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio. «Ci sono interessi dietro che non condivido e che hanno portato Giorgetti a fare scelte che non condivido», afferma, senza precisare a quali interessi si riferisca. La richiesta è che il confronto sulle operazioni bancarie si svolga apertamente nelle sedi istituzionali. Renzi richiama il metodo seguito durante la riforma del credito cooperativo del 2016, quando era premier, ricordando che il dibattito fu pubblico: «Non abbiamo fatto accordi di nascosto, ma una discussione aperta». E conclude: «Mi aspetto che il governo abbia il coraggio di fare un dibattito parlamentare».
«Il risiko apre spazi per il Banco Fiorentino»
L’intervento contiene anche un messaggio rivolto direttamente alla platea della Leopolda. Secondo Renzi, il consolidamento dei grandi gruppi può liberare quote di mercato per le banche di credito cooperativo. «Ci sono spazi, qui a Firenze e in Toscana, perché da tempo mancano Banca Toscana e Cr Firenze e con questo riassetto si creeranno nuove occasioni che il Banco Fiorentino può sfruttare», afferma. È una prospettiva che l’ex premier collega alle riforme approvate durante il suo governo, delle quali rivendica i risultati: «Senza la riforma delle popolari 10 anni fa non avremmo avuto oggi il consolidamento bancario con il successivo risiko. E non avremmo qui in Italia due delle più forti banche europee, Intesa e Unicredit. E’ una riforma che ha funzionato».

Il decennale del Banco Fiorentino
Le dichiarazioni sono arrivate durante la celebrazione dei dieci anni del Banco Fiorentino, nato nel 2016 dalla fusione delle Bcc di Mugello, Signa e Impruneta e successivamente ampliato con l’integrazione della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette. L’istituto conta oggi 39 filiali, 339 dipendenti e 24.607 soci. Il presidente Paolo Raffini ha ripercorso il percorso di crescita della banca, sottolineando la volontà di mantenere l’identità cooperativa e il legame con i territori. «Dieci anni fa abbiamo scommesso su un’idea semplice ma ambiziosa: dimostrare che una banca del territorio, di proprietà del territorio, può crescere restando fedele alla propria identità cooperativa», aveva dichiarato alla vigilia dell’evento.
Alla giornata hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del sistema bancario e delle imprese, che hanno discusso anche delle sfide dell’intelligenza artificiale, dell’export e del futuro del credito europeo. (cm)