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06 luglio 2026

Baroncelli: ‘In trincea per l’industria, qui un distretto dell’aerospaziale’

A Firenze assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa con Orsini, Macrì (Leonardo), e Crosetto (in collegamento).

Leonardo Testai
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Un appello a fare fronte comune – con istituzioni e sindacati – per l’industria, per non fermarsi alla rendita e sviluppare nuove realtà come un distretto dell’aerospazio che costruisca una filiera a partire dalle eccellenze del territorio: è il messaggio lanciato da Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, all’assemblea dell’associazione ospitata dal Teatro del Maggio Musicale a Firenze, con la presenza del presidente nazionale Emanuele Orsini e l’intervento in collegamento video del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Non ci sono zone franche o retrovie dove stare al sicuro, siamo tutti in trincea“, ha detto Baroncelli, secondo cui “la reindustrializzazione è il tema chiave: siamo di fronte a un bivio, o far sì che questo territorio sia attrattivo per le imprese o arrestarci solo alla rendita”. Da qui un messaggio ai sindacati, in vista dello sciopero del 9 luglio, “per fare un patto comune importante“, e un invito alla Regione Toscana a portare “fatti concreti e non parole. Abbiamo bisogno di lavorare sì insieme, ma che poi ci sia veramente un seguito concreto e non solo lessicale”.

Un distretto aerospaziale intorno a Leonardo e Thales

Insieme alle priorità ricorrenti, dall’energia alle infrastrutture, per Baroncelli si deve da un lato “lavorare a una piattaforma manifatturiera della sicurezza e delle innovazioni tecnologiche“, mentre dall’altro è il momento di dare vita a “un distretto dell’aerospazio“, con “i grandi player della tecnologia aerospaziale avanzata come Leonardo e Thales e le loro reti di Pmi subfornitrici”, ma “abbiamo eccellenze anche nella sicurezza elettronica, nei radar e nell’optronica, dove l’area di Firenze e Campi Bisenzio ha una competenza storica e di rilevanza mondiale nello sviluppo di apparecchiature, sensori optronici e sistemi di navigazione per lo spazio”, e poi “la cybersecurity e l’Intelligenza artificiale applicata alla Difesa” grazie all’Università, al Cnr e ai centri di alta formazione come Normale e Sant’Anna.

Ma c’è anche il tema dell’emergenza abitativa: “Se un’azienda non riesce ad assumere perché i dipendenti non trovano dove vivere, e se l’affitto si mangia gran parte di quello che serve per vivere, c’è da ripensare il sistema in profondità“, secondo il presidente dell’associazione. “Con la sindaca Sara Funaro – ha aggiunto – stiamo lavorando a un Piano per l’abitare, che superi la dimensione comunale e guardi alle realtà di cintura e alle aree lungo gli assi infrastrutturali; e che metta insieme edilizia pubblica e sociale, patrimonio privato, riuso dello sfitto e rigenerazione urbana. Superando, dove necessario, il diktat dei volumi zero. E con Firenze Domani e un grande architetto fiorentino stiamo lavorando su un ‘modulo Firenze‘, un appartamento-tipo di buoni standard abitativi ed estetici, adattabile per numero di persone e per tipologie edilizie”.

Francesco Macrì, presidente di Leonardo, è parso raccogliere l’invito di Baroncelli. “Oggi il settore della difesa è l’ambito più innovativo che ci può riguardare, a cominciare da quello spaziale”, perché “non è solo un tema di difesa”, ma “confrontarsi con queste tematiche vuol dire contribuire a una nuova economia“, visto che “gli ambiti di ricerca che riguardano la difesa sono abilitanti anche rispetto agli impieghi civili, la storia delle invenzioni ne è piena”. Leonardo conta 55 siti in Italia con 38.000 dipendenti, di cui 2.500 diretti in Toscana, tra gli stabilimenti di Abbadia San Salvatore, Montevarchi, Pisa e Campi Bisenzio. “Abbiamo rapporti con 240 aziende toscane – ha sottolineato Francesco Macrì -, molto avanzate sul piano tecnico e tecnologico. Nel 2025 abbiamo rilasciato ordini per 260 milioni, un indotto ulteriore di 6.500 occupati. Numeri importanti da cui partire per crescere ancora in questa economia dell’innovazione, che sta diventando sempre più abilitante a livello industriale italiano”.

Crosetto spinge l’industria italiana della Difesa

L’assemblea, tenendo fede al suo titolo “Sicurezza è sviluppo”, ha affrontato anche il tema della sicurezza geopolitica, argomento che investe direttamente anche il mondo dell’industria. “Se nei prossimi anni dovremo aumentare gli investimenti nella Difesa dobbiamo far sì che gli investimenti in questo settore portino una crescita che non sia solo quella di potenza militare, ma sia soprattutto quella di crescita tecnologica, di produzione, di welfare e di costruzione di ricchezza“, ha affermato Guido Crosetto, rivendicando il ritardo nella spesa sui futuri carri armati. “Vorrei che qualunque parte possibile di quel carro fosse prodotta in Italia – ha detto -, perché se per esempio il motore viene prodotto in Italia il 92% delle ricadute è su aziende italiane, quindi so che quell’investimento della Difesa non mi produce solo un sistema di difesa, ma fa crescere l’economia“.

E anche in questo comparto, secondo il ministro, non si può fare a meno dell’innovazione. “Da oltre due mesi sto pregando il ministro Giorgetti di attivare un meccanismo come quelli di Industria 4.0, riferito all’applicazione dell’Intelligenza artificiale per incentivare al massimo le aziende”, ha affermato, sostenendo che “non esiste un sistema produttivo al mondo ricettivo come il nostro quando arrivano vantaggi fiscali reali ed evidenti nell’accedere alle innovazioni, perché se noi non prendiamo quel treno e non portiamo il treno dell’Intelligenza artificiale direttamente nelle nostre attività, in qualunque settore, perdiamo la possibilità di competere; se lo attiviamo noi abbiamo una potenzialità che nessun altro Paese al mondo ha. Ci manca ancora la possibilità di costruire un’energia a basso costo, che non abbiamo e l’Europa non ci aiuta a costruire: ma se iniziamo a integrare quella parte, a sviluppare quella parte con le nuove tecnologie che ci sono, avremo una possibilità che nessun altro ha“.

“L’Europa metta al centro la politica industriale”

Sono contento di essere qua“, ha detto Orsini appena arrivato in teatro, “perché questo è un territorio importante, produttivo, un territorio che si è sempre saputo distinguere per la pragmaticità, temi che sono fondamentali per la crescita perché oggi il nostro Paese ha bisogno di crescere”. Per il presidente di Confindustria “il tema dell’Europa, che credo sia importante in un momento geopoliticamente complesso come questo, è che riesca a fare veramente i compiti a casa, cioè mettere al centro l’industria, le imprese e i cittadini europei, e ovviamente i temi dell’energia: però la politica industriale dovrà essere al centro“.

A parere di Orsini, “rimettere al centro le produzioni storiche” è una delle strade per “fare in modo che questa attenzione spasmodica della Cina di conquistare mercati venga fermata: e l’Europa qui può fare tanto. Quando noi richiamiamo il debito pubblico europeo non è per fare le ciclabili, ma per fare ciò che fa la Cina, che oggi sovvenziona dal 10% al 15% le proprie imprese per conquistare mercati. Lo sta facendo: noi ci stiamo cadendo e la verità è che noi ci dobbiamo tutelare. Io non credo nei dazi, ma credo nella reciprocità. Oggi l’Europa ha un saldo negativo verso la Cina di 305 miliardi: l’Italia, negli ultimi 3 anni, di 46 miliardi, cioè ha incrementato di quasi 14 miliardi l’anno gli acquisti verso i cinesi. Fermiamoci, perché non è la salvaguardia dell’Europa”.

Il presidente di Confindustria ha ricordato inoltre che “abbiamo lanciato in assemblea una proposta su come continuare il Pnrr“, puntando a rendere il Paese più attrattivo e a catalizzare i 1.500 miliardi di euro presenti nei conti correnti dei privati e oggi non investiti. “Crediamo che se riusciamo ad assicurare un rendimento – ha detto -, e facciamo credere i privati in un progetto, ovviamente dando loro una motivazione, cioè il fatto che possano credere nel progetto Rilancio Italia, questo sia fondamentale; e anche i fondi pensione devono fare la loro parte. A quel punto al centro ci vanno le infrastrutture, la sanità, la scuola, ovviamente tutto quello che è prioritario per questo Paese”.

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