Per lungo tempo il settore della carta igienica si è sentito al riparo dalla concorrenza dei Paesi asiatici, convinto che non fosse conveniente esportare quella carta da migliaia di chilometri di distanza. Poi è arrivato il 2025, con l’impennata dei prezzi dell’energia in Italia e in Europa, e il distretto di Lucca, leader mondiale nella carta per uso igienico e domestico (il tissue), si è ritrovato spiazzato da quello che l’amministratore delegato del gruppo Lucart, Francesco Pasquini, in occasione della presentazione del 21esimo rapporto di sostenibilità del gruppo, ha chiamato “dumping agguerrito“.
Decolla l’import di carta igienica dall’Asia
Cina, Indonesia, Turchia – Paesi in cui l’energia costa molto meno che in Europa – l’anno scorso hanno esportato nell’Unione europea e nel Regno Unito 600mila tonnellate di bobine di carta. I dazi americani hanno aggravato la situazione perché la sovrapproduzione cinese, che prima andava negli Stati Uniti, ora si è riversata in Europa. Risultato: la carta igienica rischia di subire la stessa concorrenza che è già toccata ad altri tipi di carta, come quella dei giornali.
La sfida sulla qualità
“La partita che possiamo giocare noi è sulla qualità”, ha spiegato Pasquini. Ma non è una partita facile, per un prodotto di uso quotidiano che si vende soprattutto nel canale della grande distribuzione. Il messaggio uscito dall’evento Lucart, che si è tenuto alla Casa del Boia di Lucca, è che c’è da rimboccarsi le maniche e da tenere gli occhi aperti, proseguendo sulla strada della sostenibilità ambientale e sociale abbracciata dal gruppo da anni.
Fatturato a 677 milioni nel 2025
Lucart (11 stabilimenti produttivi e due centri logistici in cinque Paesi europei, 1.700 dipendenti) ha chiuso il 2025 con un fatturato di 677 milioni di euro (contro i 685 milioni dell’anno precedente), per il 52% all’export, e un margine operativo lordo (ebitda) di 82 milioni. La capacità produttiva è stata di 400mila tonnellate di carta. Ora il gruppo controllato dalla famiglia Pasquini e partecipato al 27% dal fondo Azzurra Capital sta lavorando all’integrazione dell’azienda lucchese Cartindustria-Eurocart, acquisita ufficialmente nel dicembre scorso, in attesa di un’altra acquisizione a cui si sta lavorando.
Emissioni di Co2 ridotte del 4%
Il rapporto di sostenibilità 2025 certifica la riduzione delle emissioni specifiche di anidride carbonica, -4% rispetto al 2024 (a 370,47 kg per tonnellata di carta prodotta e trasformata); quello dei consumi idrici, strategici per il settore, ridotti nell’ultimo anno da 9,4 a 9,38 metri cubi per tonnellata di carta prodotta; l’aumento dei rifiuti avviati a recupero, arrivata al 95,7%, superando l’obiettivo del 90% previsto al 2030. L’85% degli imballaggi utilizzati contengono più del 30% di materiale riciclato. Il riciclo, per un gruppo che si è sempre distinto per il riutilizzo di tetrapak e carta da macero, resta un obiettivo primario: oggi l’utilizzo di carta da riciclare rappresenta il 54% del totale delle materi prime utilizzate, con l’impegno a salire al 60% entro il 2030.
Le nuove soluzioni energetiche
La strada della decarbonizzazione resta lunga per un settore ad alta intensità energetica, ma nuove soluzioni si affacciano sul mercato. Lucart introdurrà nel 2027 il biometano di origine agricola al posto dei carburanti fossili nella cogenerazione, e sta studiando una turbina elettrica alimentata al 100% da idrogeno.
La direttiva europea ‘Empowering consumers’
All’orizzonte, però, per il settore cartario restano i dubbi aperti dalla direttiva europea ‘Empowering consumers’ che, dal prossimo settembre, imporrà un utilizzo più attento dei claim e delle immagini aziendali per evitare quei fastidiosi fenomeni di greenwashing. “Ma Lucart non ha nulla da temere – ha assicurato Fabio Iraldo della Scuola Sant’Anna di Pisa – chi è traparente, certifica e rende accessibili i propri risultati ha solo da guadagnare da queste norme”.
Silvia Pieraccini