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01 ottobre 2026

L’economia del mare a Livorno e Grosseto vale 7,1 miliardi di euro (e oltre 38mila addetti)

Incide per il 443,6% del Pil Le imprese blu calano di numero dello 0,5% nel giro di un anno ma l’occupazione aumenta.

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La blue economy delle province di Livorno e Grosseto conta quasi 7mila imprese e oltre 38mila occupati e genera 2,5 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. Attivandone altri 4,6 nel resto dell’economia, con un moltiplicatore di 1,8, arriva a 7,1 miliardi complessivi. Sono i numeri del Rapporto sull’Economia del mare 2026, redatto dal Centro studi e servizi della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno. Il dato in evidenza è l’incidenza sull’economia del territorio: il 44,6%, contro l’11,4% della media nazionale. “Per questo dobbiamo continuare a lavorare e a mettere in campo ogni azione possibile a sostegno delle filiere blu”, ha spiegato Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio.

Livorno e Grosseto a confronto

A fine 2025 l’area contava 6.897 imprese attive. La provincia di Livorno ne ha 4.419, con 27.203 occupati e un valore aggiunto diretto superiore a 1,9 miliardi di euro, trainato dalla logistica e dalle filiere turistiche legate ad alloggio, ristorazione e attività ricreative. Il valore aggiunto complessivo, tra diretto e attivato, arriva a 5,4 miliardi. Grosseto registra 2.478 imprese e 10.960 occupati, per un valore aggiunto diretto di circa 613 milioni, che salgono a 1,7 miliardi con l’indotto. Qui la filiera ittica, i servizi di alloggio e ristorazione e le attività sportive e ricreative coprono insieme oltre l’80% della ricchezza prodotta.

Nelle graduatorie nazionali per provincia Livorno è prima per incidenza degli occupati blu sul totale (18,9%), seconda per quella del valore aggiunto (19,4%, dietro Trieste) e terza per quella delle imprese (13,9%, dietro La Spezia e Rimini). Grosseto è dodicesima per occupati (11,4%), undicesima per valore aggiunto (10,2%) e diciottesima per imprese (8,6%).

Le filiere che fanno la ricchezza

Nell’area Maremma-Tirreno la filiera dell’alloggio e ristorazione produce 1,07 miliardi di valore aggiunto, il 42,2% del totale, seguita dalla movimentazione di merci e passeggeri con 949 milioni (37,3%). Seguono attività sportive e ricreative (185 milioni), cantieristica (162 milioni), tutela ambientale (96 milioni) e ittica (79 milioni). Le due filiere turistiche si avvicinano agli 800 milioni. Dal punto di vista della produttività, la movimentazione merci e passeggeri è la più alta, con 151mila euro di valore aggiunto per occupato. La media del comparto blu, 66.697 euro, è quasi identica a quella dell’economia complessiva, 66.547.

Sul fronte dell’occupazione, l’alloggio e la ristorazione impiegano 21.054 persone, il 55,2% degli occupati blu. Seguono logistica (6.277), attività sportive e ricreative (4.568) e cantieristica (3.271). Il numero di imprese è in calo dello 0,5% rispetto al 2024, mentre la Toscana cresce del 4% e l’Italia dell’8,9%. Tuttavia nel 2024 l’occupazione è cresciuta in quasi tutte le filiere e che il valore aggiunto dell’ittica è salito del 16,4% e quello della cantieristica dell’1,2%, anche se le imprese sono diminuite. “Il comparto deve affrontare crescenti criticità nel reperimento di figure professionali idonee”, ha aggiunto Breda, secondo cui le competenze più cercate e più difficili da trovare sono quelle legate alla doppia transizione ecologica e digitale.

Il nodo delle competenze (difficili da reperire)

Secondo i dati Excelsior del 2025, le competenze per il risparmio energetico sono richieste per circa l’82% delle entrate previste a Livorno e per oltre l’80% a Grosseto, con punte tra l’85% e l’87% nei servizi turistici. La gestione di prodotti e tecnologie green riguarda oltre il 60% delle entrate a Livorno e il 58% a Grosseto. Le competenze digitali sono richieste al 57,3% dei profili a Livorno e al 50% a Grosseto. Le imprese segnalano difficoltà di reperimento molto diffuse: nei servizi turistici livornesi mancano, per esempio, il 44,4% dei candidati con competenze per applicare le tecnologie digitali e il 42% di quelli con competenze per il risparmio energetico.

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