Il presidente della Regione, Eugenio Giani (a sinistra) e il presidente e general manager di Italy Hub di Lilly, Elias Khalil
Spinta dal successo del farmaco a base di tirzepatide prodotto nello stabilimento di Sesto Fiorentino, che combatte sia il diabete di tipo 2 che l’obesità, la multinazionale Eli Lilly riorganizza spazi e forza lavoro per aumentare ancora la capacità produttiva. “Vogliamo dare più forza all’attività manifatturiera a Sesto”, annuncia Elias Khalil, presidente e general manager Italy Hub di Lilly dal Forte Belvedere di Firenze, dove il gruppo americano lunedì 21 settembre ha festeggiato i 150 anni di vita. Il campus di Sesto Fiorentino invece esiste da 67 anni, e nel 2025 ha raggiunto un fatturato industriale di 1,3 miliardi di euro (+31%), per il 95% all’export, con 1.500 persone impiegate.
Un polo direzionale nel centro di Firenze
La riorganizzazione prevede il trasferimento di circa 200 dipendenti che si occupano del commerciale dal campus di Sesto a un polo direzionale nel centro di Firenze: l’indirizzo non è ancora stato svelato perché il contratto non è firmato. Ma i sindacati sono già stati informati e il trasloco dovrebbe avvenire all’inizio del 2027. I locali lasciati liberi dai dipendenti a Sesto saranno destinati alla manifattura (per adesso non sono previste nuove assunzioni). Tutto questo in attesa dell’ampliamento ulteriore dello stabilimento di Sesto, di cui Lilly e le istituzioni locali hanno già cominciato a parlare, anche se ci sono ostacoli di ordine paesaggistico da superare: al Forte Belvedere c’erano il presidente della Regione, Eugenio Giani, e il sindaco di Sesto, Damiano Sforzi. Giani ha elogiato il ruolo di Lilly per il territorio fiorentino e si è sbilanciato sulla possibilità di ampliamento dello stabilimento, come del resto già fatto nei mesi scorsi.
Accesso ai farmaci e payback farmaceutico nel mirino
“L’Italia è per noi un posto speciale – ha spiegato Khalil – e infatti nel 2023 abbiamo annunciato 750 milioni di euro di investimenti per ampliare la capacità produttiva”. Ma non tutto è rosa e fiori: “Il problema – aggiunge il manager – è che qui il tempo di accesso ai farmaci è troppo lungo: l’Ema (l’Agenzia europea del farmaco) impiega in media 430 giorni per completare la valutazione di un nuovo farmaco. Oltre al fatto che il payback farmaceutico (il meccanismo che obbliga le aziende farmaceutiche italiane a rimborsare allo Stato una parte dei costi quando la spesa pubblica per i farmaci supera i limiti fissati dalla legge, ndr) ha raggiunto il 18% del fatturato per le aziende che fanno innovazione, e sta rallentando la capacità di investire in ricerca e sviluppo. Per questo vogliamo continuare a dialogare con le istituzioni“. Sullo scacchiere internazionale in cui si muove Lilly, gli investimenti in Italia rischiano di essere troppo lunghi e difficili.
La distribuzione diretta del tirzepatide
Khalil ha teso la mano: “Vogliamo continuare a portare avanti l’innovazione scientifica – ha detto facendo un appello alle istituzioni a lavorare insieme – ma il fatto che l’80% della spesa sanitaria regionale sia legata alle malattie croniche deve far riflettere”. La ‘proposta’ di Lilly alla Regione è di fare un accordo per distribuire direttamente ai pazienti il tirzepatide (che costa 250-500 euro al mese per chi è obeso ma non ha il diabete) e bypassare così i distributori, in modo da far risparmiare il 30-35% del prezzo.
Forte Belvedere aperto alla città
Intanto, per festeggiare i 150 anni di Lilly, la casa farmaceutica aprirà gratuitamente il Forte Belvedere alla città dal 22 al 27 settembre: sei giorni di spettacoli, videomapping e incontri di divulgazione scientifica per conoscere le grandi tappe e le grandi scoperte che hanno cambiato la storia della medicina moderna, dallo sviluppo su larga scala della penicillina-G (1940) al primo antibiotico diffuso globalmente, al primo vaccino antipoliomielite di Salk (1955), fino alle prime insuline ottenute con tecnologia del Dna ricombinante (1982).