Cambiano le navi e le merci, ma soprattutto cambiano i mestieri del porto. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale ha presentato a Bruxelles un manuale che ridisegna la mappa delle professioni portuali dei prossimi tre anni in sei scali europei: Genova, Livorno, Pireo, Rotterdam, Venezia e Valencia. Il documento è stato illustrato nel meeting conclusivo del progetto europeo NeXTraIn.PortS, di cui l’AdSP è capofila, dedicato alle competenze necessarie per affrontare le transizioni digitale ed energetica.
Dal Ceo al gruista, 29 profili professionali
Il manuale, costruito anche attraverso un’indagine tra le aziende portuali, individua 29 figure professionali, dai dirigenti agli operatori di prima linea. Per ciascuna vengono definite istruzione, certificazioni e competenze richieste. Ed è qui che emerge la trasformazione: cybersicurezza, digital twins, intelligenza artificiale, realtà aumentata, idrogeno e ammoniaca entrano, con livelli differenti, nelle competenze richieste a gran parte delle professionalità portuali.
La sfida riguarda però anche il ricambio generazionale e la presenza femminile. Nel 40% delle aziende intervistate non ci sono donne nei consigli di amministrazione e in un altro 40% rappresentano meno del 25%. Nel 22% delle organizzazioni non risultano donne in organico. Quanto ai giovani, nel 66% delle aziende gli under 25 costituiscono meno di un quarto della forza lavoro.
La proposta di un osservatorio europeo
Da Bruxelles il dirigente dell’AdSP Claudio Capuano ha quindi lanciato la proposta di creare un osservatorio comunitario permanente delle professionalità portuali, partendo dal partenariato del progetto per estenderlo progressivamente agli scali europei. L’idea è stata raccolta dai rappresentanti di Regione Toscana, Regione Liguria e Generalitat Valenciana e da Assoporti. «Non si trasformano solo le infrastrutture, ma anche le persone che lavorano in porto. Il messaggio più importante, per me, è che non esiste transizione tecnologica senza una transizione nelle competenze: bisogna investire nelle skills necessarie per capire, gestire e usare le nuove tecnologie», ha affermato Capuano.
Una linea condivisa da Tiziana Murgia di Assoporti: «C’è bisogno di figure qualificate in grado di guidare questo percorso. La trasformazione digitale e le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di lavorare nei porti, e le persone che ci lavorano cambiano insieme alla tecnologia. Per Assoporti la formazione è una questione centrale in tutti i temi legati alla digitalizzazione: bisogna investire nel capitale umano». (redcm)