Un momento di Business Tutors 2026 all'auditorium Ridolfi
Chi sceglie un percorso di formazione orientato all’impresa non mette al primo posto il tempo libero o l’equilibrio tra vita privata e professionale. Le priorità sono altre: uno stipendio adeguato, concrete opportunità di crescita e un contratto stabile. È il quadro che emerge da una survey, un’indagine realizzata attraverso un questionario, condotta dalla Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali Piero Baldesi su 1.098 Alumni, gli ex studenti che hanno frequentato i corsi dell’istituto e oggi sono inseriti, o si stanno inserendo, nel mondo del lavoro. Un osservatorio privilegiato sul rapporto tra formazione e imprese, anche se non rappresentativo dell’intera popolazione giovanile.
L’indagine è stata presentata durante il Business Tutors 2026, l’evento conclusivo del corso in Gestione d’Impresa della Ssati, insieme allo Studio SSATI 2026, che analizza il mercato del lavoro utilizzando dati di Confindustria Toscana Centro e Costa, del Sistema informativo Excelsior-Unioncamere e dell’Istat.
Nessuna pigrizia giovanile
Tra i risultati più significativi dell’indagine c’è quello che mette in discussione uno degli stereotipi più diffusi sulle nuove generazioni. Solo il 6,5% degli intervistati ritiene infatti che il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro dipenda da un diverso atteggiamento dei giovani nei confronti dell’occupazione. Per la maggioranza degli ex studenti della Ssati le cause del mismatch, cioè del divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato, vanno ricercate piuttosto nell’instabilità contrattuale, nei livelli salariali e nella distanza tra le aspettative delle aziende e quelle dei candidati. Un dato che, secondo la scuola, ridimensiona la narrativa della cosiddetta “pigrizia generazionale”.
Prima lo stipendio, poi la carriera e la stabilità
La graduatoria dei fattori che rendono attrattiva un’azienda conferma questa lettura. Al primo posto gli Alumni collocano le aspettative economiche (4,4 punti su 5), seguite dalle possibilità di carriera e crescita professionale (4,3 su 5) e dalla stabilità contrattuale (4,2 su 5). Solo dopo arrivano la formazione continua, la flessibilità dell’orario e i benefit aziendali.
Anche l’analisi dei cambi di lavoro racconta una realtà diversa da quella spesso descritta. Tra gli ex studenti che negli ultimi dieci anni hanno cambiato occupazione, il 53,7% lo ha fatto per ottenere una promozione o migliori prospettive di carriera, e non per inseguire un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. Anche questo risultato, secondo la Ssati, contribuisce a ridimensionare un’altra convinzione diffusa sul rapporto tra giovani e occupazione.
Le aziende non trovano i profili giusti
La ricerca si inserisce in un contesto in cui il mercato del lavoro continua a registrare forti difficoltà nel reperire personale qualificato. Secondo lo Studio SSATI 2026, in Toscana il 44,1% dei profili ricercati dalle imprese è difficile da trovare; nella provincia di Firenze la quota sale al 44,4%, circa due punti sopra la media nazionale. Le aziende indicano come principali criticità la scarsità di candidati e l’insufficienza delle competenze disponibili, soprattutto quelle trasversali, digitali e green.
Terrazzi: il mismatch è una sfida di sistema
«Da quarant’anni la SSATI sta esattamente lì dove si incrociano la formazione e il mondo del lavoro, e da quarant’anni costruisce risposte concrete alle domande che vengono dalle imprese e dai giovani», ha affermato il presidente della Ssati e di ITS SATI Academy, Claudio Terrazzi. «Il mismatch non è un problema delle imprese, non è un problema dei giovani: è una sfida di sistema. E noi, come scuola, siamo pronti a fare la nostra parte».
La necessità di rafforzare il legame tra formazione e imprese è stata sottolineata anche dal presidente della Camera di Commercio di Firenze, Massimo Manetti. «Il 62% dei giovani dichiara di voler lavorare proprio nelle imprese che oggi cercano personale, ma non possiede ancora le competenze richieste perché non è stato formato sulle esigenze delle aziende», ha osservato. Secondo Manetti, proprio la formazione professionalizzante rappresenta «la chiave fondamentale per superare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, aiutare le imprese a trovare gli addetti di cui hanno bisogno e i giovani ad intraprendere carriere gratificanti».
Sulla stessa linea l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze, Jacopo Vicini, che ha indicato la Ssati come un modello di collaborazione tra sistema formativo e imprese. «Oltre il 95% dei diplomati trova lavoro in tempi molto rapidi, dimostrando che quando la formazione dialoga davvero con il tessuto produttivo si generano opportunità reali per i giovani e valore per le aziende». Vicini ha aggiunto che «investire sulle competenze significa anche creare le condizioni perché nuove idee possano trasformarsi in imprese, generando innovazione, occupazione qualificata e valore per il territorio».
Anche Giuseppe Seghi Recli, consigliere delegato al Centro Studi di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha richiamato il tema delle competenze come fattore decisivo per la competitività delle imprese. «Vincere oggi la sfida posta dall’intelligenza artificiale vuol dire anche disporre delle competenze necessarie per governarla e trasformarla in un vantaggio competitivo». Secondo Seghi Recli, «l’AI è uno strumento potente, ma a fare la differenza continueranno a essere la capacità di analisi, la preparazione tecnica integrata con competenze culturali e una visione d’insieme». (em)