di Davide Bellosi, direttore territoriale ADM Toscana e Umbria
Gli scenari aperti dal nuovo codice doganale dell’Unione Europea (ormai praticamente approvato) e gli accordi di libero scambio recentemente sottoscritti con aree geografiche in forte sviluppo, quali Mercosur e India, ci offrono l’occasione per fare il punto sullo stato di salute dell’import e dell’export toscano.
Argomento anche di un recente evento con gli operatori economici che ha permesso di fare il punto sulle strategie di ADM Toscana.
Il dibattito è stato prioritariamente incentrato sugli effetti delle restrizioni commerciali dell’amministrazione americana e dello shock energetico (il secondo, peraltro, in pochi anni) causato dall’escalation militare nel Golfo Persico. E gli intervenuti all’evento sono stati tuttavia concordi nel confermare quanto emerge dai dati estratti dai sistemi doganali, ovvero la sostanziale tenuta dell’export toscano sui mercati internazionali. Infatti, tutti i settori trainanti del Made in Tuscany (tessile, abbigliamento, agroalimentare) hanno registrato una crescita sia nel 2025 che nell’anno in corso (sia pure a tassi inferiori). Anche per quanto riguarda le destinazioni, la domanda degli USA è rimasta praticamente intatta, con valori ben superiori rispetto ad altri mercati di acquisto dei prodotti toscani (Giappone, Cina, Corea e dal 2021 anche Regno Unito).
Relativamente, infine, ai mercati di approvvigionamento di prodotti energetici, gli USA si confermano di gran lunga i primi fornitori degli impianti di raffinazione e rigassificazione toscani (con quasi 2 miliardi e mezzo di prodotto importato nel 2025 e 1 miliardo e 200 milioni nei primi mesi del 2026).
Con tutta l’approssimazione dai dati forniti dai sistemi doganali (che per loro natura non registrano le transazioni intraeuropee e possono essere inquinati da una fetta non trascurabile di economia illegale afferente a ben noti distretti produttivi), possiamo dunque riconoscere all’import e all’export toscano un’indubbia capacità di resilienza a fronte della difficile congiuntura internazionale.
In questo contesto, come evidenziato nei panel tematici, l’apertura di nuovi mercati in forte espansione (India e Sud America) costituisce un’opportunità straordinaria per diversificare le strategie di espansione e per compensare le difficoltà di operare in alcuni contesti geopolitici.
La Zona Logistica Semplificata
Interessante anche la riflessione avviata sulle prospettive della Zona Logistica Semplificata per la Toscana, recentemente istituita. Tra le sfide alla base del sostegno allo sviluppo del sistema produttivo toscano, contemplate nella proposta istitutiva della ZLS Toscana, sono descritte alcune direttrici d’intervento su cui la sinergia con l’amministrazione doganale risulta a dir poco essenziale. In particolare, il contributo di ADM sarà imprescindibile per la realizzazione di nodi di interconnessione logistica tra porti, interporti e aeroporti, lo sviluppo di nuovi servizi ad alto contenuto digitale per la gestione del traffico merci e, in ultimo, la creazione di Zone Franche Doganali intercluse ai sensi del Reg. (UE) n. 952/2013 all’interno di aree di crisi complessa (Livorno, Piombino).
Le semplificazioni doganali e lo sdoganamento centralizzato
A fronte di uno scenario di oggettiva fragilità ma con concrete prospettive di sviluppo è dunque necessario cogliere ogni opportunità che possa supportare le imprese toscane nella competizione sui mercati internazionali. Una prima riflessione non può prescindere dagli strumenti di semplificazione doganale già disponibili o che lo saranno con l’entrata in vigore del nuovo codice dell’Unione Europea. A questo riguardo, i panel tematici hanno messo in evidenza alcuni punti di forza del processo di riforma. In primo luogo, si punta a uniformare l’attività di contrasto alle frodi in tutti i Paesi dell’Unione (attraverso una centrale di analisi dei rischi a livello europeo), eliminando (si spera) i fenomeni di dumping doganale tuttora esistenti. Allo stesso tempo saranno introdotti anche nuovi istituti di partenariato che valorizzino appieno la compliance degli operatori commerciali e della logistica (uno per tutti, il Trust & Check Trader (TCT), il quale consentirà ai soggetti maggiormente affidabili la gestione in piana autonomia delle operazioni doganali, tramite la condivisione dei sistemi aziendali con le autorità doganali).
Non occorre tuttavia attendere l’entrata in vigore del nuovo codice unionale (oltremodo differita), in quanto già esistono strumenti (a costo zero) per ridurre la complessità del momento doganale. È il caso dello sdoganamento centralizzato, oggetto di particolare approfondimento da parte dei panel tematici. In sintesi, lo sdoganamento centralizzato consente a un’impresa che effettua operazioni di importazione presso punti d’ingresso dislocati sul territorio nazionale (ma anche europeo) di rapportarsi soltanto con l’Ufficio presso cui ha sede sia per la presentazione delle dichiarazioni doganali, sia per l’effettuazione dei pagamenti e il rilascio delle diverse autorizzazioni. Nel caso in cui la merce sdoganata debba essere sottoposta a verifica fisica, l’Ufficio presso cui la merce è stata presentata comunicherà gli esiti del controllo all’Ufficio della sede, che procederà allo svincolo dell’operazione.
Lo sdoganamento centralizzato è stato introdotto dal codice attualmente vigente (Reg. 952/2013), ma ci sono voluti dieci anni per renderlo operativo e in ogni caso soltanto una quindicina di operatori, a tutt’oggi, ne hanno fatto richiesta. Insomma, nonostante si tratti di uno strumento oggettivamente utile ad alleggerire gli oneri doganali, come testimoniato da alcune imprese leader partecipanti ai panel, l’interesse degli operatori è ancora estremamente tiepido. Eppure, la Toscana è una regione storicamente vocata alla valorizzazione della compliance e delle semplificazioni doganali. Basti pensare che in Toscana e in Umbria sono attivi più di 160 Operatori Economici Autorizzati (AEO), 2.200 esportatori autorizzati/registrati (abilitati cioè ad attestare l’origine dei prodotti su fattura) e 800 luoghi approvati (magazzini privati autorizzati alla presentazione della merce sdoganata).
In conclusione, anche nei distretti economici più evoluti (e la Toscana lo è), occorre un ulteriore salto di qualità affinché le imprese comprendano appieno le potenzialità degli strumenti doganali più innovativi, quale fattore di competitività e resilienza a fronte delle ormai ricorrenti crisi internazionali. In quest’ottica, dato il contesto di piccole e piccolissime imprese che caratterizza il sistema economico toscano, il dialogo costruttivo tra autorità regolatorie, imprese e loro associazioni, attori della logistica e (perché no?) mondo accademico può costituire una chiave decisiva di successo.