A macchia di leopardo, partendo dalle varietà precoci e dai bianchi per le bollicine – dal Sauvignon Blanc allo Chardonnay -, la vendemmia 2026 in Toscana è iniziata da prima di Ferragosto, ed entrerà nel vivo avvicinandosi a settembre. L’andamento climatico dell’annata spiega l’anticipo, nel processo di produzione del vino: inverno e primavera favorevoli hanno ricostituito le riserve idriche dei terreni, mentre l’estate è stata dominata da temperature elevate che hanno accelerato lo sviluppo della vite. Giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura media di 19,14 gradi Celsius, 1,78 gradi sopra la norma 1991-2020, un dato che ha guidato l’anticipo della raccolta in molte aree italiane.
Il caldo persistente ha spinto i viticoltori a concentrarsi sulla gestione dello stress idrico, soprattutto nei vigneti collinari con minore disponibilità d’acqua e nei terreni più sciolti: e le piogge attese per questa porzione di agosto (con un piccolo anticipo già ieri) potrebbero migliorare il quadro. Anche perché, a detta dei viticoltori, nonostante il caldo il quadro qualitativo resta molto positivo: le uve si presentano sane, grazie anche all’assenza di particolari criticità fitosanitarie e alle piogge tra inverno e primavera. In molti territori si prevede però una diminuzione della produzione: e la riduzione delle rese ammesse per la campagna 2026, ottenuta da alcuni consorzi di tutela toscani, ne è in parte conseguenza, anche se il driver principale è la volontà di mantenere un equilibrio economico favorevole in un mercato poco ricettivo.
Per i rossi si comincia dai Pinot neri
La siccità non ha colpito tutti i territori allo stesso modo. “Abbiamo una situazione particolare, perché in alcune zone dove abbiamo numerosi soci non è piovuto per niente e quindi sono in una situazione difficile”, ammette Ritano Baragli, a lungo presidente della Cantina Sociale Colli Fiorentini Valvirginio, che in questi giorni è nelle cantine con gli enologi per le valutazioni del caso. “Aspettiamo a gloria un po’ di pioggia – dice -, ma per ora arrivano solo goccioline, niente di che. Nelle zone del Chianti Fiorentino, nelle parti più alte è piovuto poco”. E dunque in media, spiega Baragli, “noi prevediamo un calo produttivo tra il 10% e il 15% rispetto all’anno scorso anno”, con una vendemmia anticipata di poco più di una settimana rispetto al consueto.
Mediamente, per la vendemmia 2026, “la tendenza è di avere un po’ d’anticipo, non esagerato, fra i 5 e i 7 giorni“, afferma Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana e lei stessa produttrice vitivinicola – già presidente del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano. “Qualcosa è già partito – spiega -, ma si tratta soprattutto di uve per le basi degli spumanti, che solitamente vengono raccolte a metà agosto; e poi qualche varietà precoce, penso a vari Pinot neri di collina e di pianura”. Non la sua Vernaccia, dunque: “E’ una varietà medio-tardiva – osserva Cesani -, quest’anno sarà anticipata probabilmente di una settimana, ma comunque prima di settembre non ci aspettiamo di entrare in vigna”.
La Maremma ha sofferto la carenza di piogge
Lo stress idrico è questione all’ordine del giorno in Maremma – zona che, secondo le rilevazioni dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, ha sofferto più di altre i troppi giorni senza pioggia a giugno ma anche ad aprile, quando le falde acquifere dovevano ricaricarsi. “Nelle aree collinari dove la disponibilità idrica è più limitata si sta monitorando con attenzione lo stress delle viti”, ha affermato Francesco Mazzei, presidente del Consorzio tutela vini della Maremma Toscana, che nei giorni scorsi ha aperto alla possibilità di anticipare la raccolta anche del Sangiovese, oltre che quella del Ciliegiolo che dovrebbe avvenire prima.
L’anticipo stimato per la vendemmia, qui, è di circa due settimane rispetto alla media. “I produttori stanno affrontando questa annata – spiega Mazzei – con competenza e grande capacità di adattamento, adottando tutte le migliori pratiche agronomiche per preservare l’equilibrio della pianta e la qualità delle uve. Dalla gestione dei carichi produttivi fino all’ombreggiamento dei grappoli, ogni intervento è finalizzato a mitigare gli effetti delle alte temperature. Le uve sono estremamente sane e le prospettive qualitative sono molto incoraggianti”.
Lo stress idrico estivo, è assodato, porterà ad un peso dei grappoli più scarso. “Il quantitativo atteso per la produzione sarà inferiore proprio perché l’uva è un po’ più asciutta”, spiega Cesani, secondo cui “se il grappolo ora è più asciutto è più concentrato, con un po’ di piogge questo equilibrio sarebbe ripristinato e quindi avremmo dei vini più profumati ed equilibrati a livello organolettico”. Poco più in là, a Montepulciano, si affronta la situazione con calma, e diverse tempistiche anche a seconda dell’esposizione delle vigne: la vendemmia delle uve del Nobile e del Rosso prenderà generalmente il via dalla seconda settimana di settembre, secondo quanto riferisce il Consorzio del Vino Nobile, mente c’è chi ha già cominciato a raccogliere le (rare) uve bianche.
Al via le iniziative per i turisti
Per il resto, l’attenzione a Montepulciano è rivolta alla preparazione dell’evento Cantine in Piazza del 21 agosto, nel quale le cantine del territorio creeranno un cerchio in Piazza Grande offrendo in degustazione le proprie etichette ai tantissimi turisti e non solo che saranno presenti. E’ solo uno degli appuntamenti del genere dedicati ai turisti in Toscana: sta per tornare anche Cantine aperte in vendemmia, l’appuntamento promosso dal Movimento Turismo del Vino Toscana che dal 24 agosto al 25 ottobre accompagnerà visitatori e appassionati nel rituale del passaggio dall’uva al vino. “La vendemmia – sottolinea Anastasia Mancini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana – è il tempo in cui il vino toscano mostra la sua anima più vera attraverso i gesti della raccolta, nei profumi che entrano in cantina, nel lavoro condiviso e nella relazione profonda con il paesaggio”.
Leonardo Testai