Prosegue la fase di debolezza della produzione industriale regionale, almeno a stare alle rilevazioni nelle tre province di Prato, Pistoia e Lucca fatte da Confindustria Toscana Nord. Se per l’intero 2025 Bankitalia aveva stimato in Toscana un calo del fatturato industriale del 2,7%, con qualche segnale di recupero nella seconda parte dell’anno, nel 2026 quel recupero non sembra essersi consolidato. “Per l’industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità di collocare i prodotti su mercati generalmente fiacchi e penalizzati da un significativo tasso di inflazione”, sottolinea la presidente di Confindustria Toscana nord, Fabia Romagnoli. Il contesto internazionale destabilizzato azzoppa consumi e investimenti.
A Prato il tessile-moda arranca
Nel secondo trimestre (aprile-giugno) la produzione industriale è scesa dell’1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a Prato; è rimasta stabile a Lucca (+0,6%); ed è salita del 2,4% a Pistoia. La situazione più delicata è proprio quella di Prato, dove la produzione industriale è in calo dal 2023 trainata verso il basso dal settore storico, il tessile-moda, e dalla meccanica. Nel secondo trimestre la flessione nel tessile è stata dell’1,8%, quella nell’abbigliamento del 2,7%, e nella metalmeccanica addirittura dell’8,9%. Vanno meglio gli altri settori (chimica, plastica, mobili, materassi, alimentare), +4,3%, ma non bastano a compensare i risultati negativi. La contrazione del tessile conferma una tendenza nazionale (-3,3% la stima della produzione), tanto che la presidente Romagnoli dice che “la situazione di Prato richiede attenzioni particolari, dagli incentivi continui per innovazione e internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa”.
A Lucca riprende sprint la nautica
Stabile la produzione industriale a Lucca, +0,6%, col buon andamento della nautica (+6,4%) , l’indice positivo delle macchine per la carta (+1,4%) e la scarsa brillantezza della carta (-0,1%). In flessione tutti gli altri settori manifatturieri: -0,4% il lapideo; -0,9% l’alimentare; -1,7% la chimica-plastica; -3,9% la metallurgia-prodotti in metallo e -5,9% la moda (calzaturiero e abbigliamento).
A Pistoia bene chimica-plastica
Positivo il trend a Pistoia, con una produzione industriale in crescita del 2,4% nel secondo trimestre, spinta dal comparto materiali, chimica, plastica (+14,6%). Positivo anche il tessile (+5,2%) e la metalmeccanica (+3,4%) ma grazie al buon andamento di alcune aziende, non dei settori. In flessione cuoio e calzature (-5,1%), mobile (-3,4%), abbigliamento (-2,9%).
I distretti della moda dimagriscono (a parte la pelletteria)
In flessione anche l’export dei distretti toscani, come emerge dal Monitor di settore di Banca IntesaSanpaolo. Nel primo semestre i distretti toscani del sistema moda segnano -10,6% di vendite all’estero (ma la voce ‘pelletteria e calzature di Firenze’ fa +18,7%); quelli dell’agroalimentare (vino, olio, florovivaismo) -15,9%; mezzi di trasporto (camper, nautica) -34,6%; carta -11,4%; meccanica -13,7%. Il segno “più” è guidato da farmaceutica e biomedicale e, come già sottolineato nelle settimane scorse, soprattutto dai lingotti in oro da investimento, che hanno trainato l’export gennaio-marzo in Toscana, facendo segnare +30,2%. Dei cinque miliardi di crescita, secondo l’Istat, un miliardo è dato dalla farmaceutica (passata da 4,4 a 5,4 miliardi) e quattro miliardi dai lingotti (passati da quasi 2 a oltre 6 miliardi di euro), settore a basso valore aggiunto il cui andamento è influenzato dalla quotazione dell’oro.
Crescono i finanziamenti alle imprese di Banca Intesa
In questo scenario che ha molte zone d’ombra il direttore regionale Toscana e Umbria di Banca Intesa, Tito Nocentini, sottolinea invece il buon andamento dei finanziamenti alle imprese: “Nel 2025 abbiamo erogato oltre 3,3 miliardi di euro alle aziende-clienti nella regione, e anche nel primo trimestre 2026 l’andamento conferma il dinamismo del tessuto produttivo toscano”. Ad essere finanziati sono soprattutto gli investimenti in servizi avanzati, digitalizzazione, manifatturiero di lusso e transizione energetica. Nel 2024, secondo quanto dichiarato un anno fa, i finanziamenti alle imprese toscane di Banca Intesa erano stati 2,7 miliardi di euro, 600 milioni in meno.
Silvia Pieraccini