La presentazione del Manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana, seconda parte
La crescita del settore terziario e la contrazione dell’industria sono un fenomeno in atto in tutte le economie sviluppate. Ma se quel terziario diventa l’unico driver di crescita, sfornando soprattutto camerieri, cuochi, facchini, cassieri, autisti e receptionist, il problema si trasforma in emergenza e il lavoro si fa sempre più “povero”.
Ecco gli interventi che la Regione potrebbe realizzare
E’ quel che rischia di succedere – o, meglio, sta già succedendo – in Toscana. Da qui l’obiettivo del nuovo Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana presentato oggi, 5 ottobre, all’Istituto Universitario europeo di Firenze dagli economisti Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto, che già un anno fa avevano presentato il primo Manifesto dedicato all’analisi del declino industriale in atto nella regione. Quel primo Manifesto ha portato all’attenzione della politica e delle categorie economiche e sociali il tema del declino industriale, Questo secondo documento prova a mettere in fila gli interventi che la Regione potrebbe realizzare per far ripartire lo sviluppo, evitando “una deriva verso una terziarizzazione povera e di rendita”.
Una politica industriale selettiva
Come si evita la deriva? Con una politica industriale selettiva, dicono gli economisti. Una politica industriale che dovrebbe colmare il gap di innovazione digitale e green presente nella maggior parte delle aziende toscane, quello che impedisce loro di crescere, cogliere le opportunità sui mercati internazionali, rimanere agganciate alle filiere globali del valore. Una innovazione difficile da realizzare anche perché le aziende sono in gran parte piccole e hanno lavoratori e imprenditori con un’età media avanzata.
Una manifattura avanzata
La proposta dei tre economisti è stimolare una nuova manifattura che alimenti lavoro qualificato e che abbia la sicurezza, nelle sue varie sfaccettature, come dimensione orizzontale. L’intelligenza artificiale e le tecnologie avanzate sono fondamentali per questa manifattura, e vanno “iniettate” nelle piccole e medie imprese attraverso operazioni di trasferimento tecnologico.
Stop al sostegno generalizzato al sistema produttivo esistente
“Se il problema è la perdita di funzioni ad alto valore aggiunto – ha spiegato Marco Buti – occorre calibrare gli strumenti pubblici su innovazione, capitale di rischio e attrazione di funzioni di comando, non su interventi generici di sostegno alla produzione”. La specializzazione in settori maturi – come l’industria della moda che domina l’economia toscana, e che in questo momento è in difficoltà – rischia di limitare la domanda di personale qualificato e di contenere il livello delle retribuzioni. “Il vero banco di prova per il dibattito aperto dal Manifesto – sostengono gli economisti – sarà la capacità della programmazione pubblica di tradurre questa diagnosi in strumenti selettivi piuttosto che in sostegno generalizzato al sistema produttivo esistente”.
Il tempo come variabile fondamentale
Sulla stessa linea è il direttore delle sede fiorentina di Banca d’Italia, Vito Barone: “Una buona politica industriale non può essere la somma di interventi a pioggia – ha detto – bisogna piuttosto selezionare questi interventi e bisogna farlo in fretta perché il tempo è una variabile fondamentale. Gli interventi regionali di sostegno a ricerca e sviluppo, tecnologie e innovazione fatti negli ultimi anni hanno un importo medio inferiore a 50mila euro per azienda, un dato che pone una questione di scala e di capacità di competere”.
Confronto per accompagnare la politica industriale della Regione
Per il direttore dell’Irpet (l’istituto regionale di programmazione economica della Toscana), Nicola Sciclone, “non ci sono soluzioni salvifiche, ma il valore aggiunto del Manifesto potrebbe essere quello di avviare una fase di confronto su quello che serve nei territori, che possa accompagnare la politica industriale della Regione”.
Energie rinnovabili da potenziare, programmazione europea da anticipare
Dai tre economisti del Manifesto arriva anche l’indicazione a fare passi avanti sulle energie rinnovabili (la Toscana è tra le regioni più indietro nelle nuove installazioni per raggiungere gli obiettivi di energia pulita fissati al 2030, a fine agosto mancavano 308 megawatt), valorizzando la risorsa geotermica di cui è ricca. E l’invito a giocare d’anticipo sulla programmazione europea 2028-2034, approvando rapidamente il Piano regionale di sviluppo e indicando Piombino come Area di accelerazione industriale, istituto in discussione alla Ue per concentrare gli investimenti strategici e tagliare la burocrazia. ù
Sostegni pubblici alla micro-digitalizzazione delle Pmi
Chiamato in causa sulla strada che la Regione intende imboccare per rilanciare la politica industriale, l’assessore regionale alle Attività produttive, Leonardo Marras, ha annunciato l’arrivo di una piattaforma per collegare poli tecnologici, laboratori pubblico-privati e incubatori, così da “intercettare e disseminare la cultura dell’innovazione”; sostegni pubblici alla micro-digitalizzazione delle Pmi; e l’ipotesi di un piano regionale per i data center.
Silvia Pieraccini