Con la fine del flusso di risorse del Pnrr, le difficoltà nel trovare nuovi fondi pubblici, e la necessità di non far lievitare troppo le tariffe (che peraltro in Toscana sono fra le più elevate in assoluto), una soluzione per il servizio idrico è quella dell’aggregazione fra le società che oggi lo gestiscono, in nome di una gestione considerata più efficiente e di una maggiore forza finanziaria. E’ uno dei temi di riflessione emersi dal convegno di Firenze organizzato da Confservizi Cispel Toscana con il contributo delle aziende associate del settore acqua (Acque, Acquedotto del Fiora, Asa, Gaia, Nuove Acque, Publiacqua), nell’ambito di Servizi a Rete Tour.
Un convegno che è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione del sistema idrico toscano. Nel 1997 il sistema dei gestori aveva un patrimonio netto di circa 100 milioni di euro, oggi salito a 1,1 miliardi, con investimenti annui lordi oggi pari a 500 milioni: dall’inizio delle concessioni ad oggi si sono investiti oltre 5 miliardi di euro. Nel 1999 la rete acquedottistica era di 29.375 km, nel 2025 saliti a 35.894, mentre la rete fognaria è passata da 11.415 km a 14.393 km. Il numero degli impianti di depurazione attivi è passato da 694 nel 1999 a 1.213 nel 2025: la popolazione servita da depurazione è passata dal 30,8% all’82,5%.
“Ridurre la frammentazione dei gestori e degli Ato”
“C’è un tema di ridurre la frammentazione dei gestori, è stato detto, ma forse anche degli enti di governo dell’ambito“, ha sottolineato Elena Gallo, vicedirettrice della direzione Investimenti e Sostenibilità ambientale di Arera. “Credo che la disaggregazione, la frammentazione che c’è ancora in alcune regioni vada superata”, ha affermato a sua volta Alessandro Mazzei, direttore generale dell’Autorità idrica toscana, che già da qualche tempo si pronuncia a favore di questa scelta. “L’ultimo decreto 201, che si occupa dei servizi pubblici locali, dà un’indicazione, un suggerimento di andare verso Ato regionali. Lo dico a titolo personale: ritengo che questo debba diventare non più un mero indirizzo, ma forse una norma cogente, come qualche disegno di legge che è ancora presente in Parlamento chiede e prevede”.
Secondo Mazzei “il futuro è molto impegnativo perché scadono le concessioni, e in questo scenario alcune aree stanno spingendo per la ripubblicizzazione. Ma, ha precisato il direttore dell’Ait, “ovviamente queste sono scelte che i sindaci faranno territorio per territorio; nel territorio fiorentino è stata fatta la scelta di andare verso l’azienda pubblica; in altri territori, via via che arriveranno a scadenza le concessioni, i sindaci faranno la scelta che riterranno più opportuna”.
“Anche le reti e i consorzi sono più efficienti”
Più ancora della massa critica utile a sviluppare una maggiore forza finanziaria, gli interventi al convegno si sono focalizzati sul tema dell’efficienza. “La prospettiva di andare verso gestori che abbiano dimensioni strutturali e finanziarie maggiori – ha sottolineato Tania Tellini, direttrice acqua di Utilitalia – è sicuramente, dai dati che abbiamo, un trend che rende giustizia a percorsi di aggregazione o creazione di reti o di consorzi che, abbiamo visto in questi anni, stanno dando veramente conto di livelli di efficienza e di investimenti notevolmente superiori a quelli delle piccole gestioni”.
Per Samir Traini, partner di Ref Ricerche, “con il venir meno dei fondi pubblici, il Pnrr, il React Eu, vanno trovate delle soluzioni. Una di queste potrebbe essere andare a ridurre questa frammentazione. In molte regioni sono andati verso l’Ato unico, ma l’Ato unico non vuol dire gestore unico, perché oggi ci sono tre gestori e mezzo regionali unici: in Puglia, in Calabria e in Sardegna e l’altro ‘mezzo’ è Grim in Molise, che però ha anche un gestore all’ingrosso che è Molise Acqua. Tutti gli altri tendenzialmente hanno subambiti gestionali che coincidono col vecchio perimetro amministrativo delle province, o sono definiti per bacino idrografico, come la Toscana”.
Al nord, ha spiegato Traini, “il Friuli-Venezia Giulia sta andando verso un accorpamento delle gestioni, almeno delle più piccole”, mentre al centro-sud “sia in Abruzzo sia in Sicilia si sta andando verso il gestore unico d’ambito: in Abruzzo si sta parlando di due gestori, uno per macroarea, in Sicilia addirittura di un gestore unico a scadenza, ovviamente, delle gestioni naturali”. L’estensione delle concessioni in essere rallenta questo processo: “Il gestore unico individuato – osserva il partner di Ref Ricerche – magari non è capace in quel momento di rilevare quel pezzo di rete della gestione salvaguardata proprio per incapacità finanziaria, cioè perché lo sforzo finanziario che deve essere fatto per pagare il valore residuo lo metterebbe in difficoltà, e quindi si tende a procrastinare questo processo di consolidamento per arrivare alle gestioni uniche d’ambito”.
“L’acqua in Toscana è un’industria solida’
In attesa dell’aggregazione, la Toscana, a detta di Mazzei, può affrontare anche la ripubblicizzazione. “Le nostre aziende – ha detto – sono molto strutturate dal punto di vista delle competenze, delle conoscenze ingegneristiche, informatiche, perché oggi ormai la tecnologia è molto presente in questo settore, e sono anche molto strutturate da un punto di vista finanziario, non hanno grandi problemi di accesso al credito, in questi giorni Asa di Livorno ha avuto un finanziamento dalla Bei di oltre 100 milioni, quindi non ci sono grandi necessità di iniezione di capitali da parte di soggetti privati”. La prima sfida, per il direttore dell’Ait, “è abbattere le perdite degli acquedotti, perché non possiamo più accettare che gli acquedotti perdano il 35-40% dell’acqua che mettiamo dentro la rete”.
Quella dell’acqua in Toscana “è oggi un’industria solida“, ha chiosato Nicola Perini, presidente di Confservizi Cispel Toscana e Publiacqua, secondo cui in questi anni “le aziende hanno saputo fare gli investimenti utili per soddisfare le esigenze dei cittadini, ma hanno davanti ancora tante sfide da cogliere: dai processi di adattamento ai cambiamenti climatici alla modernizzazione delle reti, dal miglioramento ed ampliamento dei processi di depurazione passando per la valorizzazione del riuso dell’acqua e la digitalizzazione dei processi“.
Leonardo Testai