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10 luglio 2026

Tanto caldo e niente piogge: acqua a rischio per l’estate, Autorità pronta a decidere limitazioni

Ipotizzate prima di fine mese ordinanze per l’uso civile, irriguo e industriale. L’idea di un “tubone” per il florovivaismo.

Leonardo Testai

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Troppi giorni da bollino rosso e arancione, troppi giorni senza pioggia a giugno ma anche ad aprile, quando le falde acquifere dovevano ricaricarsi: “Niente allarme ancora, gli usi sono garantiti, ma ci sono situazioni critiche da monitorare con attenzione costante”, ha affermato Gaia Checcucci, segretaria generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, annunciando che l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha decretato una severità bassa per Toscana, Liguria e parte dell’Umbria. Con l’ipotesi di adottare ordinanze che vadano a limitare l’uso civile, irriguo e industriale, da qui al 29 luglio – giorno della prossima riunione dell’Osservatorio – se la situazione dovesse peggiorare.

Bilancino e Montedoglio reggono, problemi sulla costa

Bisogna che piova“, dice senza mezzi termini Checcucci, secondo cui il problema adesso sono le temperature “che sono da record delle ultime serie storiche”, con piogge a giugno più basse del 30% rispetto alla media degli ultimi 30 anni, dopo che “aprile è stato un mese particolarmente secco: questo non ci ha permesso di ricaricare bene le nostre falde, che pure si mantengono in uno stato assolutamente dignitoso, grazie agli anni precedenti”. Sembrano al riparo da brutte sorprese soltanto le aree servite dagli invasi, che presentano livelli prossimi ai valori massimi stagionali: Bilancino (63,7 milioni di metri cubi) e Montedoglio (119,7 milioni) sono l’assicurazione sulla vita per le aree di Firenze e Arezzo.

Al contrario, secondo la segretaria dell’Autorità di bacino, ci sono delle zone più problematiche come “le aree costiere, Grosseto, l’Isola d’Elba, la Val di Cornia, il Magra dove c’è una situazione particolare”. E dunque a lungo termine “c’è bisogno di raccogliere l’acqua, di tenerla con gli invasi, perché tutte le volte noi ci attacchiamo a Bilancino, a Montedoglio che è ai massimi”, quindi “ben vengano tutte le forme di stoccaggio della risorsa e interventi di riutilizzo della risorsa: noi ne abbiamo uno in progetto, ci sono investimenti, però gli effetti degli investimenti non è che ci sono domani”.

Un progetto per il distretto florovivaistico

Ma oltre agli invasi, sottolinea Checcucci, “conto molto sul riuso, e su questo abbiamo un progetto su cui siamo molto avanti”. Si tratta del progetto di trasporto e distribuzione nel territorio pistoiese, a beneficio del distretto florovivaistico, delle acque provenienti dal depuratore fiorentino di San Colombano: un progetto già annunciato nel 2023 all’assemblea del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, e che è andato avanti col Pfte (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica) già consegnato, col termine per la gara dei lavori di realizzazione fissato per aprile 2027. L’opera non è ancora finanziata, ma secondo l’Autorità ha un costo sostenibile.

“L’acqua del depuratore di San Colombano – spiega Checcucci -, invece di scaricarla tutta in Arno, la porto là dove la devo portare”, ossia nell’area del distretto florovivaistico di Pistoia, “anziché farla prelevare dalla falda, cosa che viene fatta regolarmente perché ci sono le concessioni, autorizzazioni storiche che servono, giustamente, per sostenere il comparto che è importantissimo per la Toscana. Venti milioni di metri cubi dalla falda potrebbero essere sostituiti da 20 milioni di metri cubi di acque che passano attraverso un tubo di 19,3 chilometri che corre da San Colombano fino a Pistoia“. Un “tubone” che passerà anche sotto l’Arno: c’è già una galleria pronta ad accogliere la nuova conduttura.

Autore:

Leonardo Testai

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