L’assemblea dei Comuni dell’Ato Toscana Centro ha approvato a larga maggioranza il Piano economico finanziario 2026-2029 di Alia, aprendo la strada all’incremento delle tariffe dei rifiuti – in ragione di un aumento del costo del servizio – che i consigli comunali dovranno deliberare entro il 31 luglio. L’intesa arriva dopo che il sindaco di Prato Matteo Biffoni aveva scelto l’astensione nel consiglio direttivo di una settimana fa per sollecitare una riflessione sui costi e sul ruolo dei Comuni nella definizione delle tariffe: da qui un emendamento che punta a spostare il piano economico e finanziario all’assemblea dei soci, cioè ai Comuni, con l’obiettivo di rafforzarne il controllo sull’imputazione dei costi del servizio.
Gli effetti, però, non saranno immediati, perché nella tariffa 2026 si pagano i costi sostenuti nel 2024. Per questo gli aumenti Tari sulle prossime quote e rate sono considerati inevitabili. Ad esempio, per Firenze il costo complessivo del servizio salirà a 135,8 milioni nel 2026, dai 129,6 milioni del 2025, per arrivare a 139,5 milioni nel 2027. Alcuni sindaci (fra cui Cantagallo e Vaiano, nella provincia pratese) hanno sottolineato che la distribuzione dell’incremento tariffario nell’arco dei prossimi quattro anni consente di non scaricare immediatamente su famiglie e imprese l’intero aumento. Hanno però aggiunto che resta forte la preoccupazione per una crescita dei costi alla quale non corrisponde un miglioramento percepibile della qualità e della quantità dei servizi offerti nei territori.
La Cisl attacca: “Servono impianti, anche con decisioni scomode”
L’aumento dei costi suscita poi perplessità in alcuni amministratori che puntano il dito contro la gestione di Plures, in attesa di un calo delle tariffe che era posto fra gli obiettivi della multiutility ma che al momento pare lontano. E sul tema è intervenuta anche la Cisl Firenze-Prato, che ha denunciato tariffe “fuori controllo” e ha richiamato il peso dei costi di smaltimento fuori regione. Secondo il sindacato, a Firenze il valore medio procapite delle entrate Tari sui residenti è salito da 269,6 euro nel 2020 a oltre 373 euro nel 2025. “Cifre ben più alte – lamenta il segretario generale Fabio Franchi – della maggior parte dei comuni del Nord Italia: dai 280 euro pro capite di Bologna ai 250 di Milano, dai 210 di Trieste ai 182 di Brescia, dai 174 di Bergamo ai 147 di Udine”.
Secondo Franchi “se le regole sono stabilite a livello nazionale e le tariffe non sono uguali in tutte le Regioni e in tutti i Comuni, è perché ci sono Regioni e Comuni che da tempo hanno fatto insieme scelte sulle politiche di smaltimento dei rifiuti più efficienti e responsabili, prendendo le decisioni anche scomode di pianificare i necessari impianti di smaltimento nei propri territori: impianti tecnologicamente avanzati che, al di là delle isterie dei soliti Comitati del No, non hanno impatto sulle zone interessate. Noi invece – attacca Franchi – siamo costretti da anni a esportare i nostri rifiuti in altre regioni (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia per fare alcuni esempi), che incassano cifre molto significative. Tutto questo costa e produce rincari sempre maggiori“.
Primo sì al raddoppio del termovalorizzatore di Montale
Che la chiusura del ciclo dei rifiuti abbia bisogno anche di impianti di termovalorizzazione lo ha riconosciuto implicitamente anche l’assemblea dell’Ato Centro, che ha approvato a larga maggioranza anche lo scenario che prevede il revamping dell’impianto di Montale, in provincia di Pistoia, come soluzione da perseguire per il raggiungimento degli obiettivi del piano d’ambito. Il progetto punta al raddoppio dell’attività del termovalorizzatore – di cui i comitati, al contrario, chiedono la chiusura -, da 50 (potenziale) a 100 tonnellate di rifiuti all’anno. Tale scelta costituirà l’azione prevista dal Piano d’ambito, che l’assemblea dei sindaci sarà chiamata ad adottare dopo la pausa estiva. (lt)