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10 febbraio 2026

A fine febbraio il nuovo piano industriale di Mps (con Mediobanca)

Positivi i conti del 2025 per l’istituto senese, che proporrà ai soci in assemblea un dividendo di 0,86 euro per azione.

Leonardo Testai

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Banca Mps chiude il 2025 con un utile netto di gruppo di 3,036 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 1,95 miliardi dell’esercizio precedente, grazie anche al contributo del consolidamento di Mediobanca nell’ultimo trimestre dell’anno e dopo gli effetti negativi della Ppa, la procedura contabile di allocazione del prezzo di acquisto che, nelle operazioni di acquisizione, ridetermina il valore delle attività e delle passività della società incorporata generando impatti una tantum sul conto economico. Ai soci verrà proposta in assemblea la distribuzione di un dividendo di 0,86 euro per azione, per un monte dividendi di oltre 2,6 miliardi e un rendimento del 10%: e fra due settimane sarà presentato il nuovo piano industriale.

“Quella di oggi è più di una presentazione trimestrale”, ha affermato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, in call con gli analisti. “E’ una pietra miliare della nostra storia – ha sottolineato – siamo all’inizio di quello che Mps sta diventando, un decisivo punto di svolta che segna la direzione del nostro gruppo negli anni a venire”. Secondo Lovaglio “oggi abbiamo prove tangibili che la combinazione di Mps con Mediobanca è fondata su un forte razionale industriale, coerenza strategica e la creazione di valore duraturo per i clienti, gli azionisti e l’economia italiana”. Per quanto riguarda Mps, “la nostra attività” anche al netto dell’apporto di Mediobanca “continua a performare in modo solido, specialmente per quanto riguarda le commissioni, grazie a una robusta dinamica commerciale”.

I numeri di un anno

L’utile di Rocca Salimbeni al lordo delle imposte si attesta a 2.076 milioni e a 1,7 miliardi, al netto del contributo di Mediobanca, e in aumento del 17,7% rispetto agli 1.445 milioni del 2024. Il risultato pre-tasse del quarto trimestre, a perimetro omogeneo, è pari a 412 milioni, in calo rispetto ai 431 milioni del trimestre precedente. Il conto economico beneficia di un contributo fiscale positivo di 961 milioni, in crescita dai 506 milioni del 2024, per effetto dell’utilizzo dei crediti fiscali dopo la rivalutazione delle Dta precedentemente non iscritte in bilancio, determinata dall’incremento delle prospettive reddituali legate all’acquisizione di Piazzetta Cuccia.

Sul fronte dei costi, Mps standalone limita a +0,8% la crescita annua, con un cost-income stabile al 46%. La raccolta cresce di circa 11 miliardi, a quota 178 miliardi, con il gestito supportato da flussi lordi di wealth management in aumento del 17%, mentre gli impieghi performing salgono a 66 miliardi (+6,2%). Il Cet1 fully loaded si attesta al 16,2% dopo gli effetti dell’acquisizione di Mediobanca, con un buffer di 720 punti base rispetto ai requisiti regolamentari. Il costo del rischio si ferma a 40 punti base, in riduzione rispetto ai 53 del 2024. L’Npe ratio lordo scende al 3,5% e quello netto all’1,8%, con una copertura complessiva al 49,3%.

Nessuna novità sul (possibile) delisting di Mediobanca

La banca presenterà il nuovo piano industriale relativo alla business combination con Mediobanca il 27 febbraio. A tale proposito, il consiglio d’amministrazione comunica che “hanno registrato un’accelerazione le attività finalizzate alla piena integrazione tra i due istituti bancari per il massimo sviluppo delle sinergie industriali annunciate con l’operazione” e che “in tale quadro, verrà definita la struttura del gruppo”, con Mediobanca quale “legal entity focalizzata sulle attività di corporate & investment banking e private banking di alta fascia”. Nessuna nuova sull’ipotesi di delisting per Piazzetta Cuccia: “Il Cda non ha ancora preso tutte le decisioni definitive quindi vi chiedo di avere pazienza ed aspettare il piano industriale”, ha precisato Lovaglio in call.

“Si confida che la ritrovata solidità e profittabilità della banca venga messa ancora più al servizio del territorio nel quale l’istituto è radicato”, dichiara a sua volta il presidente di Unioncamere Toscana e della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, Massimo Guasconi. “In una fase economica resa complessa dall’instabilità internazionale – afferma -, l’intero sistema imprenditoriale italiano necessita, per resistere e svilupparsi, di un ulteriore supporto creditizio da parte degli istituti bancari italiani i quali vantano ormai una solidità strutturale senza precedenti, attestata dai massimi livelli di patrimonializzazione raggiunti”.

Trattative ancora in corso per l’integrativo

Nel frattempo proseguono gli incontri relativi alla contrattazione di secondo livello fra la banca e i sindacati. Tra i temi trattati, secondo quanto comunicato da Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin, figurano gli orari di alcune articolazioni della Direzione generale, la fase applicativa del lavoro agile, l’inserimento nella normativa aziendale delle condizioni previste per i dipendenti in materia di finanziamenti e operazioni agevolate, oltre agli aspetti legati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ stato avviato un esame sullo sviluppo professionale dei dipendenti ed è ripresa la discussione sui percorsi di formazione e di carriera.

“I prossimi appuntamenti – affermano i sindacati – affronteranno ulteriori argomenti rilevanti, tra cui importo del ticket pasto e contributo del datore di lavoro alla previdenza complementare. Sebbene questi aspetti abbiano già visto interventi migliorativi con le intese di ottobre 2024, le recenti novità fiscali e le dinamiche di aumento del costo della vita rendono necessario un aggiornamento che consenta di massimizzare i benefici per le lavoratrici e i lavoratori”.

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Leonardo Testai

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