La guerra in Medio Oriente potrebbe avere effetti rilevanti sull’economia toscana, con un impatto stimato su crescita, inflazione e tenuta del sistema produttivo: è quanto emerge dallo studio dell’Irpet, illustrato dal direttore Nicola Sciclone in conferenza stampa con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Secondo le stime, l’aumento dei costi energetici legato al conflitto potrebbe determinare un incremento dell’inflazione di circa un punto percentuale e una riduzione del Pil dello 0,3%, dimezzando la crescita originariamente prevista al +0,7%. Con un’avvertenza importante, però: “Una più rapida risoluzione del conflitto potrebbe attenuarne sensibilmente gli impatti”, afferma l’istituto. Uno scenario che conferma quanto già detto da altri centri studi, come quello della Camera di commercio di Firenze.
“Se il costo dei beni energetici importati aumenta del 50% per almeno un anno – ha spiegato Nicola Sciclone, direttore dell’Irpet, presentando lo scenario preso in esame – questo a livello macroeconomico innesca una serie di conseguenze a caduta, che determinerebbero una riduzione del Pil di 0,3 punti. Noi stimavamo per il 2026 una crescita del Pil toscano al 0,7%, quindi quasi dimezzata, 0,4%. E poi, un aumento di un punto dell’inflazione che oggi è all’1,5% e che quindi ritornerebbe sopra il 2%. Molto dipende dal fattore tempo e poi ovviamente anche da quanto poi, naturalmente, si estenderà il conflitto da un punto di vista geografico”.
Un lavoratore su dieci con il fiato sospeso
L’impatto si trasmetterebbe al sistema produttivo regionale, incidendo su costi di produzione, trasporti e utenze. “Si stima che il 5% delle imprese toscane, pari a circa 15mila unità – si legge nello studio dell’Irpet –, subirebbe, per effetto dei rincari, un peggioramento del margine operativo lordo tale da determinarne il passaggio da valori positivi a valori negativi”. Le imprese coinvolte rappresentano una quota significativa dell’occupazione regionale. “Il 10,8% della forza lavoro toscana – si legge ancora -, al netto degli occupati in agricoltura, nella pubblica amministrazione e nei servizi finanziari e assicurativi; ne consegue che i lavoratori potenzialmente interessati da una situazione di crisi o difficoltà aziendale sarebbero circa 117mila”.
Fra i settori per i quali si ipotizzano le maggiori difficoltà, trasporto e magazzinaggio, alloggio e ristorazione, gomma, plastica e minerali non metalliferi, ma anche le industrie alimentari e, in misura minore, la carta. Alla situazione delle imprese si affiancherebbe poi quella delle famiglie: lo studio Irpet evidenzia un aggravio medio di spesa pari a circa 768 euro annui per nucleo, con un’incidenza dell’1,7% sul reddito. L’impatto risulta più marcato per le fasce meno abbienti (2,5%) rispetto a quelle con redditi più elevati (1,4%).
Giani chiede la pace (e il taglio delle accise)
“I riflessi della guerra non possono essere visti solo per gli scontri che da un punto di vista etico ci stanno coinvolgendo tutti: sul piano economico il salasso è forte”, ha affermato Giani. “Il nostro appello è accelerare sulla via diplomatica per un accordo e verso la pace”, ha aggiunto, indicando alcune linee di intervento praticabili, tra cui la riduzione delle accise sui carburanti – per cui si deve muovere il governo – e l’accelerazione sulle politiche energetiche di sviluppo delle energie rinnovabili”, per “dipendere il meno possibile nella nostra bolletta” dai combustibili fossili.
Nel percorso indicato dal governatore, che annuncia di voler portare in approvazione nei tempi previsti la delibera sui siti idonei per le energie rinnovabili, rientrano interventi su fotovoltaico, eolico offshore e geotermia, oltre allo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione energetica da risorse idriche, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e contenere l’impatto di shock esterni sull’economia regionale.
Leonardo Testai