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16 gennaio 2026

Chiude Pitti Uomo, apre VicenzaOro: l’industria toscana sfida la crisi

I due saloni coinvolgono comparti fondamentali dell’economia toscana, oggi alle prese con difficoltà. Le prospettive di ripresa.

Silvia Pieraccini
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Si è chiuso, dopo quattro giorni di lavoro, il salone fiorentino di moda maschile Pitti Uomo – che ha ospitato 750 marchi tra cui un centinaio toscani – e si è aperta VicenzaOro, la fiera orafa che accoglie circa 200 aziende aretine. Entrambe le manifestazioni sono due punti di riferimento mondiali nei rispettivi campi.

Reggono i compratori stranieri, in calo gli italiani

A Firenze sono arrivati 19mila visitatori, tra cui 12.500 compratori per il 40% stranieri, rimasti stazionari rispetto al gennaio 2025, mentre sono diminuiti gli italiani. “Un Pitti Uomo in cui si è percepita un’atmosfera bella e dinamica, che inietta positività a tutto il sistema”, dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. “Nessuno nasconde le difficoltà, ma Pitti è sempre l’occasione per presentarsi al meglio, confrontarsi con gli altri, ritrovare fiducia nel proprio lavoro e affrontare la stagione con determinazione”. Tra i compratori stranieri sono cresciuti quelli provenienti da Regno Unito, Stati Uniti, Olanda, Giappone, Grecia e Portogallo, mentre Germania, Spagna, Francia e Turchia registrano leggere diminuzioni. Ottima performance dei Paesi del Nord Europa, mantengono gli stessi livelli Cina, Corea e Taiwan.

L’industria italiana (e toscana) della moda spera di aver toccato il punto più basso, dopo una lunga fase di difficoltà che è partita a fine 2023, e dunque di ripartire proprio dal Pitti Uomo e dalle collezioni autunno-inverno 2026-2027.

Più di 1.300 marchi a Vicenza

A Vicenza la fiera orafa è partita col “tutto esaurito” degli espositori – più di 1.300 marchi per il 40% esteri in arrivo da 30 Paesi – ospitati in un quartiere fieristico in fase di ampliamento, che sarà pronto in settembre. Sono 200 le aziende aretine che espongono a Vicenza per incontrare compratori da tutto il mondo, in un momento in cui l’oro e l’argento hanno quotazioni alle stelle, i mercati sono rallentati dalle tensioni internazionali e l’industria orafa soffre, con richieste crescenti di accesso alla cassa integrazione.

L’export sull’ottovolante: record nel 2024, tonfo nel 2025

Anche in questo caso, come per l’abbigliamento e accessori, la speranza è che il 2026 possa portare la ripresa del settore, che negli ultimi anni è stato sull’ottovolante. Nel 2024 l’export della gioielleria aretina è raddoppiato, passando da 3,9 a 8 miliardi di euro, spinto verso vette record dalle quotazioni dell’oro e dagli acquisti straordinari della Turchia, agevolati dalla tassazione sui semilavorati e dall’alta inflazione. Quella “bolla” si è sgonfiata nel 2025: nei primi nove mesi l’export di gioielli aretini ha segnato -32%, imboccando la strada del ritorno alla normalità.

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Silvia Pieraccini

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