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18 giugno 2026

Cna, in dieci anni perse 4mila imprese artigiane a Firenze: “La legge è un freno, serve la riforma”

Nel primo trimestre 2026 il saldo negativo è a -75, meglio del -321 registrato nello stesso periodo del 2025.

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“Gli artigiani si sono evoluti, le regole molto meno”. Con questa sintesi il presidente Francesco Amerighi ha aperto l’assemblea annuale di Cna Firenze Metropolitana, che ha avuto al centro del dibattito la riforma della legge quadro sull’artigianato, ferma al 1985, e le tensioni geopolitiche internazionali che continuano a pesare su imprese, energia e mercati.

In controtendenza rispetto al settore, Cna Firenze Metropolitana registra un anno positivo sul fronte associativo: le nuove imprese associate sono cresciute del 34% rispetto al 2025 e il numero complessivo delle aziende associate dell’1,2%, con la prospettiva di chiudere il 2026 con un saldo associativo positivo. In crescita del 2% anche le imprese che utilizzano i servizi Cna.

Aziende artigiane in calo (con un segnale confortante)

I dati presentati all’assemblea fotografano un settore artigiano sotto pressione. Negli ultimi dieci anni le aziende della Città metropolitana di Firenze iscritte all’Albo artigiani si sono ridotte di 4.011 unità, passando da 29.785 a 25.774. Nel primo trimestre del 2026 il comparto registra una flessione del 4,2%, contro il -1,6% del resto del sistema produttivo. Oggi le imprese artigiane attive nella metrocittà sono 25.413, danno lavoro a 61.465 addetti, di cui 32.236 dipendenti, e presentano una quota di imprese straniere del 29,4%, valore superiore alla media nazionale e regionale.

Il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Massimo Manetti, ha però portato all’assemblea un segnale meno cupo: nel primo trimestre 2026 il saldo negativo si ferma a -75 ditte artigiane, contro -321 nello stesso periodo del 2025, con un calo su base annualizzata di oltre quattro volte inferiore. “Quello che emerge dall’analisi pubblicata nei giorni scorsi dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Firenze è segno della tenuta di un settore comunque in sofferenza, quello dell’artigianato, nevralgico per il tessuto economico della provincia di Firenze. L’artigianato resta in difficoltà ma mi fa piacere portare all’assemblea metropolitana della Cna Firenze questo segnale che speriamo possa preludere ad una inversione di tendenza“.

La riforma: perché le regole del 1985 non reggono più

“Dopo oltre quarant’anni si apre finalmente la possibilità di aggiornare le regole che governano uno dei pilastri dell’economia italiana“, ha sottolineato Amerighi, definendo la delega per la riforma della legge quadro sull’artigianato “un passaggio storico”. Le distorsioni del sistema attuale sono concrete: a fronte di 10mila euro di utile, un professionista versa circa 2.600 euro di contributi previdenziali, mentre un artigiano ne versa oltre 4.500 euro per effetto del minimo contributivo fissato per legge. Molte Srl, forma sempre più diffusa per le tutele patrimoniali e l’accesso al credito che offre, restano fuori dall’Albo artigiani pur operando a tutti gli effetti come imprese artigiane.

Secondo Cna, la riforma dovrà rivedere i limiti al numero di dipendenti e soci, rafforzare il coordinamento tra Stato e Regioni, favorire il rapporto tra scuola e impresa e rendere più conveniente l’appartenenza all’artigianato. “La riforma dovrà anche rendere più conveniente l’appartenenza all’artigianato, affiancando all’iscrizione all’Albo vantaggi concreti sul fronte fiscale, dell’accesso al credito e delle certificazioni. Allo stesso tempo, dovrà rendere immediatamente riconoscibili le imprese artigiane attraverso un marchio distintivo da esporre sui prodotti e nei punti vendita, offrendo maggiori garanzie sia a chi produce sia a chi acquista”, ha concluso Amerighi.

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