La banchina del terminal Calata Orlando specializzato in traffico di rinfuse
Nova Marine Carriers rafforza la propria presenza nel sistema portuale italiano e sceglie Livorno come nuovo presidio strategico sul Tirreno. L’annuncio è arrivato durante l’assemblea annuale di Assarmatori, dove l’amministratore delegato Vincenzo Romeo, vicepresidente dell’associazione armatoriale, ha reso noto l’acquisto del 25% del Terminal Calata Orlando, storico terminal specializzato nella movimentazione di rinfuse secche e merci break bulk nel porto labronico.
L’operazione segna un nuovo tassello nella crescita di Nova Marine, gruppo armatoriale fondato oltre 45 anni fa dalla famiglia Romeo e oggi diventato una realtà internazionale con sede a Lugano, una flotta di oltre 100 navi e attività che spaziano dal trasporto marittimo alla logistica integrata. Negli ultimi anni la società ha accelerato la propria strategia di integrazione verticale investendo in terminal portuali, trasporto fluviale, agenzie marittime, spedizioni doganali e servizi logistici, con l’obiettivo di presidiare una quota crescente della supply chain.
Lo sbocco sul mar Tirreno
«Cercavamo uno sbocco sul Tirreno per i nostri clienti che operano nell’Alto Tirreno e abbiamo individuato nel Terminal Calata Orlando una buona opportunità», ha spiegato Romeo. «Siamo molto presenti sull’Adriatico, dove Ravenna rappresenta di fatto il nostro hub principale, ma avevamo l’esigenza di offrire un’alternativa portuale anche sul versante tirrenico».
Il terminal dispone di una banchina lunga 450 metri, tre accosti operativi e circa 32 mila metri quadrati di piazzali. Nell’azionariato figurano anche la famiglia Laviosa e Cis Spa di Roberto Alberti. «Per me è motivo di grande orgoglio lavorare con il Cavalier Giovanni Laviosa. Ci conosciamo da molti anni e finalmente siamo riusciti a costruire un progetto comune», ha dichiarato l’amministratore delegato.
A margine dell’assemblea, Romeo ha richiamato l’attenzione anche sulle tensioni nello Stretto di Hormuz. «Si parla soprattutto di petrolio, ma da quell’area proviene circa il 30% della produzione mondiale di fertilizzanti e una quota analoga della produzione di alluminio», ha osservato, sottolineando come eventuali interruzioni dei traffici potrebbero avere ripercussioni non solo sull’energia, ma anche sull’agricoltura e sulle filiere industriali globali. (em)