Alessandro Tomasi: dopo la sconfitta contro Giani incassa un'altra debacle nella sua Pistoia
L’anomalia blu nella Toscana rossa, una macchia nel monocromo, è stata riassorbita. C’era un tempo, non molto fa, in cui Prato era governata dal centrodestra (Roberto Cenni sindaco, 2009-2014) e poi questo tempo è venuto anche per Pistoia (Alessandro Tomasi, 2017-2025) e per i collegi elettorali pratesi e pistoiesi delle Politiche 2017 (eletti Giorgio Silli e Maurizio Carrara) e 2022 (Patrizio La Pietra ed Erica Mazzetti).
Adesso quella parentesi pare essersi chiusa. L’area metropolitana, il motore economico e identitario della Toscana, è tornata politicamente omogenea: Firenze, Prato, Pistoia, Empoli, Sesto Fiorentino sono tutte governate da giunte di centrosinistra. E le ultime Regionali hanno anticipato il trend. Il centrodestra toscano ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, il vento che ha girato dopo la sconfitta di Giorgia Meloni nel referendum sulla giustizia poi non ha aiutato.
Il ritorno della Toscana rossa: è forse questo il dato politico più netto di queste amministrative. Certo, il centrodestra resiste ad Arezzo dove mostra un radicamento che va oltre l’esperienza Ghinelli (e dove Marcello Comanducci parte avvantaggiato al ballottaggio su un fiacco Vincenzo Ceccarelli, inchiodato al 32%). Mentre Viareggio vive una competizione tutta sua, fra tradimenti e ripicche, con Giorgio Del Ghingaro che si vendica chiudendo al primo posto: qui il ballottaggio è molto incerto.
Il centrodestra deve recitare il “mea culpa” a Pistoia, dove gli elettori non hanno gradito la “fuga” dalla città di Alessandro Tomasi che ha spianato la strada alla sorpresa Giovanni Capecchi: l’hanno visto arrivare , il Capecchi, ma non l’hanno fermato. Anche il centrosinistra, a Pistoia, o almeno una parte di esso, ha provato a perdere proponendo inizialmente una candidata voluta dall’apparato e invisa al “popolo” di iscritti e non, Stefania Nesi, e poi correggendosi con il rito salvifico delle primarie. Capecchi va misurato adesso sulle scelte amministrative. Non è considerato uno sviluppista: nel 2007 – da assessore della giunta Berti – si oppose alla costruzione del nuovo ospedale di Pistoia. Ma dicono che da allora sia cambiato: l’area metropolitana oggi ha bisogno di scelte coraggiose e lungimiranti che favoriscano il mantenimento del benessere economico messo a rischio dalla deindustrializzazione strisciante.
A Prato Matteo Biffoni vince al primo turno perché l’elettorato ha percepito chiaramente l’assenza di alternative credibili, dunque di una contendibilità vera dello scranno di sindaco. Non sarà semplice, per Biffoni, ritrovare motivazioni dopo due mandati considerati trionfali e dopo aver accarezzato altri più prestigiosi orizzonti, ma è quello di cui la città ha drammaticamente bisogno: una nuova sferzata di energia e di progettualità dopo lo choc Bugetti. Ne sarà capace? Il primo avversario di Biffoni non è l’opposizione di centrodestra, che è riuscita a non capitalizzare un’inchiesta giudiziaria politicamente devastante che ha portato al commissariamento del Comune. Il primo avversario di Biffoni è lui stesso.
Ora il Pd toscano esulta e in effetti il bilancio del “campo largo” è positivo: confermati tutti i Comuni e strappata Pistoia al centrodestra. Ma andrebbe fatta una disamina sincera dei meriti propri e dei demeriti altrui prima di trarre conclusioni affrettate.
Cristiano Meoni