I ricercatori di CamGraPhIC
Due notizie, quasi in sequenza, accendono i riflettori su una Toscana che raramente entra nel racconto pubblico. Da un lato gli aiuti di Stato a CamGraPhIC, ben 211 milioni di fondi per sviluppare chip fotonici, un progetto che ha la testa a Pisa e le braccia in Lombardia. Dall’altro l’inaugurazione il 23 aprile nell’area dell’Interporto Vespucci di Livorno del nuovo stabilimento di BeDimensional, società di Genova che svilupperà in Toscana la produzione industriale di grafene e materiali bidimensionali. Due fatti distinti, ma un unico segnale: qualcosa si muove, e non da oggi, in quel mondo che è fatto di tecnologie e materiali d’avanguardia. E si muove in Toscana.
Perché parlarne adesso? Non solo per contrastare il mainstream dettato dalle notizie negative, ma anche perché queste novità arrivano in un momento in cui l’Europa riscopre la centralità dei semiconduttori, dei materiali avanzati, delle tecnologie abilitanti: “terre rare” che mancano e che ci rendono subordinati alle due superpotenze, la Cina e gli Stati Uniti. E dentro questa nuova geografia industriale, la Toscana – quasi sottotraccia – c’è già.
CamGraPhIC – startup nata in ambiente accademico, sede legale a Monza e laboratori a Pisa – rappresenta il modello più “classico” e insieme più raro: ricerca di frontiera che diventa impresa. Alle spalle c’è un ecosistema costruito negli anni tra università, centri di ricerca e laboratori di micro e nanofabbricazione. I chip fotonici su cui lavora l’azienda – circuiti che usano la luce invece degli elettroni – sono una delle prospettive più promettenti della microelettronica globale, una tecnologia di frontiera. I chip saranno realizzati in un nuovo stabilimento a Bergamo, ma sono stati progettati a Pisa.
BeDimensional – sede a Genova, spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia -racconta invece un passaggio diverso e complementare. Non nasce in Toscana, ma sceglie la Toscana per crescere. Porta con sé brevetti, capitale, soci industriali e un obiettivo chiaro: produrre su scala materiali che fino a ieri erano confinati nei laboratori. Grafene, cristalli bidimensionali, componenti destinati a batterie, elettronica, energia, in uno stabilimento di 7000 metri quadrati e dopo un investimento di 30 milioni di euro. Qui non si fa ricerca: si fa industria. Il 23 aprile il taglio del nastro, con i vertici dell’azienda e dell’Interporto e le massime cariche della Regione.
In mezzo, spesso invisibile, esiste un tessuto che tiene insieme questi due poli. Laboratori come quelli del network nano del Cnr e delle università pisane, spin-off sui materiali avanzati, centri di test e validazione. Non fanno notizia, ma rendono possibile il salto dalla scoperta alla produzione.
È questa la Toscana che oggi emerge. Una regione che insegue la riconversione industriale anche in settori inaspettati e decisivi: quello delle tecnologie profonde, dei materiali, dei chip.
Le nostre “terre rare” non sono nel sottosuolo, ma nelle competenze di una regione che ha sempre innovato, fin dal Rinascimento.
Cristiano Meoni