La Toscana chiude il 2025 da regina dell’export italiano: il valore delle merci esportate è cresciuto del 21,3% rispetto all’anno precedente (+3,3% la media nazionale), arrivando al record di 76,3 miliardi di euro, trainato però, come segnalato nei mesi scorsi, da due soli settori, farmaci (+93%) e lingotti (+95,4%). I dati sono stati resi noti oggi, 11 marzo, dall’Istat.
Boom dell’import di principi attivi e materie prime farmaceutiche
Nel caso dei farmaci l’impennata delle vendite all’estero arriva soprattutto dalla provincia di Firenze, e sembra spinta dai prodotti antiobesità della Eli Lilly di Sesto Fiorentino; il rovescio della medaglia è che il settore farmaceutico si è “scoperto” fortemente dipendente dai principi attivi e materie prime importati dall’estero, soprattutto da Cina e Usa. Nel caso dei lingotti, invece, sull’export brillante (+128% per un valore di quasi 11 miliardi di euro) ha influito l’impennata delle quotazioni dell’oro – cresciute nel 2025 del 43,8% in dollari e del 37,3% in euro, secondo la Camera di commercio di Arezzo-Siena – e le tensioni globali che confermano l’oro come bene rifugio. Al di là dei fatturati altisonanti, si tratta di un’industria a basso valore aggiunto concentrata in provincia di Arezzo, patria anche dell’oreficeria, il cui export nel 2025 segna -40,9% (-61,5% nell’ultimo trimeste) a 4,5 miliardi di euro.

La filiera della pelle segna +2,7%
Ma il dato più rilevante messo in luce a fine anno è il risveglio del settore moda: +2,7% l’export 2025 della filiera pelle, +5,4% l’abbigliamento. In leggera contrazione ancora il tessile (-0,5%). L’ultimo trimestre ha segnato l’inversione di tendenza soprattutto della filiera pelle, che fino a settembre segnava -2,6%.
Negli altri settori arretrano vino (-9%) e carta (-3,1%); macchine e apparecchi (-2%); mobili (-6,5%); resta stabile l’export dei mezzi di trasporto. Segno più per i prodotti agricoli (+3,4%).
Boom dell’export verso la Svizzera
Si spiega proprio col risveglio della moda il boom dell’export toscano verso la Svizzera (+201,1%), affiancata da Francia (+39,2%), Spagna (+76,4%), Stati Uniti (+19,9%) e paesi Opec (+44,5%). Crolla invece la Turchia (-67%), trainata al ribasso dallo stop alle agevolazioni fiscali che nel 2024 avevano favorito l’import di semilavorati d’oro da Arezzo (penalizzando invece le importazioni di oro grezzo).
Silvia Pieraccini