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26 maggio 2026

Fondazione Cr Firenze, la visione di Bocca: “Progetti strategici con le forze produttive”

Intervista al presidente che partecipa alla “cabina di regia” del territorio. E su Firenze dice: “Per i fiorentini oggi il primo problema è la sicurezza e il degrado. All’iniziativa di via Palazzuolo è interessato Brandimarte”.

Cristiano Meoni
Bernabò Bocca, presidente di Fondazione Cr Firenze

Bernabò Bocca, presidente di Fondazione Cr Firenze

“Mi dispiace vedere a Firenze un problema di sicurezza e degrado”. Ma la Fondazione è disponibile a “dare una mano”, d’intesa con le istituzioni e le forze produttive, per spingere la città e il territorio con “alcuni progetti strategici”. Da qui la disponibilità a partecipare a una “cabina di regia” in cui la Fondazione sta al tavolo accanto a Confindustria e al mondo del credito: un luogo di confronto che affronti tutti gli aspetti della competitività territoriale. Quanto al progetto a cui ha legato il suo mandato, la rivitalizzazione di via Palazzuolo – strada del centro storico di Firenze che si vuole liberare dal degrado e riempire di botteghe artigianali – il presidente di Fondazione Cr Firenze Bernabò Bocca è fiducioso: “Dopo le iniziali resistenze sta procedendo a vele spiegate. A settembre saliremo a 15 fondi commerciali occupati dalle nuove attività”. Intanto il 17 giugno nella strada simbolo apre la nuova sede del 181esimo Nucleo Pegaso dell’Associazione nazionale carabinieri, un presidio per la sicurezza che opererà in raccordo con le forze dell’ordine. 

Partiamo dai dati record di bilancio: avanzo di 114 milioni, erogazioni per 64 milioni, una bella dote per il territorio. La scelta è di destinare 40 milioni ad attività correnti e 24 a progetti strategici. Non sarebbe stato meglio il contrario, in un momento in cui spesso la politica non ha il coraggio della visione lunga?   

“L’osservazione è condivisibile, ma bisogna tenere conto del dato di realtà. Nel 2025 abbiamo finanziato 1000 iniziative a fronte di 3000 richieste, cioè riusciamo a soddisfare una domanda di erogazione su tre. I 40 milioni dunque sono addirittura pochi rispetto alle richieste dei territori di Firenze, Grosseto e Arezzo.  

Quaranta milioni sono una misura giusta. Ma io credo che la Fondazione debba aiutare il territorio ad avere una visione. Non dobbiamo solo occuparci di emergenze e contingenze ma essere promotori di iniziative che lascino un segno. Vogliamo assumerci la responsabilità di iniziative pluriennali. Per far questo abbiamo coinvolto altri soggetti con la stessa nostra stessa visione, come Cdp, e abbiamo trovato porte aperte. Questo ci ha consentito di dare risposte concrete a problemi che Firenze ha”. 

La Fondazione a Firenze ha lanciato AI Essential, la scuola dell’Intelligenza artificiale: c’erano 200 posti a disposizione che sono andati esauriti. In Toscana non si fa troppo poco per diffondere la conoscenza dell’AI? 

“L’AI è un cambio epocale sul quale siamo in grande ritardo. E’ un fenomeno che non dico che dobbiamo governare – cosa quasi impossibile – ma perlomeno conoscere perchè permea ormai tutto. Parlo del mio campo, il turismo: il 43% degli utenti decide il proprio viaggio con l’intelligenza artificiale e presto le grandi piattaforme digitali attraverso l’AI indirizzeranno tutti i flussi turistici.  

Nel 1990 mentre ero in Australia seppi da alcuni giovani che vivevano nella nuova capitale Canberra, una città di nuova concezione in mezzo al nulla, dell’esistenza di Internet: “E’ un sistema militare con cui ordiniamo la spesa che ci viene poi portata a casa”. E poi sappiamo come è andata. Ecco, stiamo rivivendo quel momento storico. Da qui l’esigenza di conoscere una novità che rivoluzionerà la vita di tutti, e questo è lo scopo della scuola, che ha avuto un successo oltre le aspettative”. 

Le fondazioni bancarie tradizionalmente finanziano welfare e cultura. Oggi, però, la vera emergenza sociale sembra essere la perdita di competitività industriale che impoverisce la regione e dunque tutti. Che ruolo può avere la Fondazione CR Firenze nella politica per la reindustrializzazione della Toscana?   

“Per legge non sono possibili iniziative dirette della Fondazione, in quanto non possiamo finanziare attività profit. Noi siamo dei facilitatori. Possiamo essere promotori di iniziative insieme ad altre organizzazioni che in maniera più appropriata si occupano di competitività. Per me questo significa portare più gente da fuori: se siamo sempre gli stessi quattro a cantarsela non si arriva da nessuna parte. Dunque portare aziende da fuori in Toscana, perché ogni tanto un cambio di sangue fa bene. Con Confindustria, con la Camera di Commercio, con Intesa Sanpaolo c’è un’interlocuzione per costituire una cabina di regia su alcune iniziative strategiche”. 

Oggi quello dell’imprenditore è un mestiere eroico, sottoposto a rischi continui. I giovani si stanno allontanando, quasi percepissero la difficoltà di fare impresa: solo a Firenze si è passati in poco tempo da 9000 a 6000 aziende giovanili. Come possiamo aiutarli a diventare imprenditori? 

“Come Fondazione aiutiamo i giovani innanzitutto a credere in sé stessi e ad essere pronti a entrare nel mondo del lavoro. Uno dei progetti di cui vado più orgoglioso e che, le confesso, mi emoziona particolarmente è #TuttoMeritoMio: un programma che accompagna fino alla laurea giovani talentuosi provenienti da famiglie fragili e basso reddito. Uno di loro un giorno mi ha detto: “La Fondazione è la mia famiglia”.  Questo perché noi non soltanto sosteniamo economicamente i loro studi, ma li aiutiamo anche a crescere con esperienze uniche e un affiancamento costante. Ci sono poi altri progetti come la scuola 42 Firenze, i programmi di accelerazione per startup Hubble e Italian Lifestyle, il progetto Faber per inserire ricercatori in azienda. Li accomuna un’unica missione: fare in modo che il talento, le idee e l’impegno dei giovani possano trovare occasioni per trasformarsi in futuro. Investire sui ragazzi oggi significa costruire una comunità più dinamica e quindi capace di affrontare le sfide di domani”. 

La questione abitativa è una leva di attrattiva territoriale fondamentale: se non ci sono case a prezzi abbordabili per lavoratori e studenti, non può esserci futuro. Quali azioni avete messo in campo per favorire l’housing?   

“Non abbiamo improvvisato. Ci siamo immaginati un modello e abbiamo provato ad applicarlo. Il modello parte da un presupposto: il pubblico ha i contenitori ma non i soldi. Noi e Cdp abbiamo i soldi. Il format usato sia all’ex caserma dei Lupi di Toscana che a Villa Monna Tessa è il seguente: si costituisce un veicolo, un fondo; il pubblico conferisce il proprio asset al fondo e in cambio ne prende una quota; noi finanziamo la ristrutturazione dell’asset e prendiamo corrispondenti quote del fondo. In questo modo ai Lupi di Toscana costruiremo 236 alloggi, una risposta organizzata a un’emergenza. L’investimento ha un ritorno economico del 4,5% che a noi e Cdp va benissimo, mentre probabilmente non sarebbe sufficiente per un fondo immobiliare speculativo.  

Abbiamo cioè creato un esempio virtuoso. Lo stesso si può dire per lo studentato di Villa Monna Tessa dove andremo a realizzare 480 posti letto: uno studentato vero, perché a Firenze stiamo vedendo studentati che sono alberghi mascherati, con un travaso poco chiaro tra studenti e non studenti. Due progetti che sono solo l’inizio di un percorso. Stiamo pensando ad altre operazioni con lo stesso format”. 

Sul progetto Recreos che punta a rivitalizzare via Palazzuolo, a Firenze, con botteghe artigiane e attività correlate avete investito molto, ma il cambiamento strutturale della zona appare ancora incompleto. State combattendo contro dinamiche economiche ormai più forti del progetto stesso?   

“Il progetto ha incontrato grandi resistenze all’inizio da parte dei proprietari dei fondi, diffidenti rispetto alle promesse della politica di un rapido recupero della strada. A quel punto abbiamo deciso di impegnarci in prima persona, per dare l’esempio. Abbiamo così aperto i primi tre fondi, per comunicare un messaggio forte: si fa sul serio. Non appena li abbiamo aperti sono arrivate altre 12 candidature e a settembre arriveremo a 15 fondi commerciali aperti. Abbiamo 260 candidature di attività che vogliono insediarsi, a fronte di una disponibilità di 15 spazi. Questa sproporzione tra domanda e offerta impone delle scelte: sul tipo di attività merceologica, sulla presenza di marchi che possano trascinare l’operazione: ad esempio, Brandimarte ha manifestato interesse. Dobbiamo fare anche attività che facciano vivere la strada dopo l’orario di chiusura dei negozi, come le gallerie d’arte con i vernissage serali. Stiamo negoziando l’acquisto del cinema Fulgor e stiamo pianificando l’intervento sulla strada. Il cantiere dovrebbe iniziare tra la fine del 2026 e gennaio 2027. L’idea è di creare un modello virtuoso e replicabile in altre strade di Firenze”. 

A proposito di Firenze, lei pensa che sia governata bene? E la Toscana? 

“Abbiamo ottimi rapporti sia con il Comune che con la Regione. Io ho fatto per 5 anni il senatore della Repubblica. Non ho voluto continuare la mia esperienza politica perché io sono un uomo del fare, a cui piace decidere e mettere in pratica le proprie decisioni. Nella politica questo è molto complicato, non per la capacità o l’incapacità del sindaco o del presidente della Regione, ma per l’insieme di burocrazia e regole che frenano l’azione. Magari siamo tutti d’accordo per fare una cosa subito, ma poi si impiegano mesi per farla. La politica è in difficoltà per le troppe regole e per la troppa burocrazia”. 

A Firenze e in Toscana più che altrove? 

“Io sono innamorato di questa città, e mi dispiace vedere a Firenze un problema di sicurezza e di degrado del quale non voglio assolutamente incolpare l’amministrazione comunale. Noi siamo disponibili a dare una mano. Il problema della sicurezza non è dato dal numero delle denunce, dai dati statistici: è dato dalla percezione del fenomeno. Se oggi vai a chiedere ai fiorentini qual è il loro primo problema, la risposta è la sicurezza.  

Per contrastare il degrado noi possiamo fare la nostra parte, come in via Palazzuolo, che era una strada malfamata e ora sta rinascendo”.  

Se dovesse citare un progetto di cui è particolarmente orgoglioso, a cui legare il suo mandato, un progetto che vorrebbe vedere finalizzato prima di lasciare la carica, cosa menzionerebbe? 

“Recreos, il recupero di via Palazzuolo. Un’idea rivoluzionaria, un caso unico nel mondo delle fondazioni bancarie, che ha ispirato altre città a fare altrettanto. Vorrei che fosse il mio lascito alla città di Firenze”. 

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Cristiano Meoni

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