La mossa su Monte dei Paschi era nell’aria da giorni, almeno da quando Luigi Lovaglio aveva commentato sibillino le indiscrezioni su possibili pretendenti a una fusione con il Monte: “Tutte le strade portano a Siena”. L’unico dubbio era su chi avrebbe mosso per primo. E’ stato Banco Bpm, annunciando un progetto di fusione “alla pari”, e bruciando sul tempo Unipol-Bper e Intesa Sanpaolo, che da settimane stavano lavorando alla loro proposta. Per trarre una prima valutazione dovremo attendere che entrambe le ipotesi vengano formalizzate: per ora conosciamo solo quella di Bpm. Ma da quel che trapela dai cda di Intesa Sanpaolo e Unipol, che si sono svolti nel tardo pomeriggio, non pare esserci niente di buono per la storica banca toscana. Intesa Sanpaolo è intenzionata a rilevare la divisione Mediobanca (compresa la partecipazione che Mediobanca ha in Generali) e, per questioni di antitrust, dovrebbe prendersi anche una minima parte degli sportelli bancari del Monte dei Paschi, mentre il grosso delle filiali andrebbe a Bper, il cui principale azionista è il colosso assicurativo Unipol con il 20 per cento. Dunque una spartizione del bottino. Viceversa, nella proposta formalizzata da Banco Bpm l’aggregazione sarebbe paritetica, ma non è chiaro con quali equilibri tra piazza Meda e Rocca Salimbeni. I “rumours” provenienti da Siena definiscono “amichevole” l’offerta di Banco Bpm, non altrettanto quella di Intesa-Bper-Unipol. Gli stessi rumours vedono schierata la maggioranza di governo con Banco Bpm, anche per non consegnare il Monte a Unipol, legata storicamente alle cooperative rosse anche se Carlo Cimbri negli ultimi anni le ha dato un profilo più di mercato. Vedremo domani che dirà il cda del Monte, convocato per il pomeriggio.
Cristiano Meoni