Il decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei ministri il 28 aprile introduce un nuovo pacchetto di incentivi per favorire l’occupazione stabile dei giovani. Per le imprese si tratta di una misura di interesse immediato: uno sgravio contributivo fino a 500 euro al mese per 24 mesi che punta a ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato, sia nelle nuove assunzioni sia nella trasformazione dei contratti a termine.
Le assunzioni ex novo
Il primo canale riguarda le assunzioni ex novo a tempo indeterminato di under 35. Il bonus è destinato a giovani che non abbiano un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da 12 mesi se rientrano nella definizione di lavoratore svantaggiato prevista dal regolamento Ue 651/2014.
Rientrano tra i soggetti svantaggiati, ad esempio: chi non ha un diploma o ha concluso da poco il percorso formativo senza trovare lavoro; adulti soli con una o più persone a carico; lavoratori occupati in settori con forte disparità uomo-donna; persone appartenenti a minoranze etniche. Si tratta quindi di una platea ampia, che punta a intercettare le situazioni di maggiore difficoltà di accesso al lavoro stabile.
Le stabilizzazioni
Il secondo canale, particolarmente rilevante per le imprese, riguarda le trasformazioni dei contratti a tempo determinato degli under 35.
Lo sgravio si applica ai rapporti a termine: di durata fino a 12 mesi; stipulati entro il 30 aprile 2026; trasformati a tempo indeterminato tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, senza interruzioni. Riguarda solo i contratti che non prevedono la causale, cioè la motivazione per la fissazione di un termine, obbligatoria dopo i primi 12 mesi di durata. In concreto, si tratta della maggior parte dei 2,4 milioni di rapporti a termine in Italia.
Per accedere al beneficio, le aziende devono rispettare alcune condizioni: incremento occupazionale netto rispetto alla media dei 12 mesi precedenti; assenza di licenziamenti economici nei sei mesi precedenti; mantenimento del rapporto (pena la revoca del bonus). Sono esclusi i rapporti di lavoro domestico e l’apprendistato.
In Toscana 3 assunzioni su 4 sono a termine
La portata dell’intervento si comprende guardando alla struttura del mercato del lavoro toscano.
Secondo le elaborazioni di Irpet su dati delle Comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circa il 70-75% delle assunzioni in Toscana avviene con contratti a tempo determinato.
In altre parole, tre nuovi rapporti su quattro nascono già con una scadenza. È su questa base che il decreto interviene, cercando di incentivare il passaggio verso forme di lavoro più stabili.
Va però inserito un elemento di contesto rilevante: una quota consistente dei contratti a termine è legata alla stagionalità, soprattutto nei settori turismo, commercio e servizi, che in Toscana hanno un peso significativo. Si tratta spesso di rapporti brevi, legati a picchi di domanda, che difficilmente possono essere trasformati in contratti a tempo indeterminato. Questo riduce la platea effettiva delle stabilizzazioni possibili.
Il 40% dei contratti dura meno di un mese
I dati sulle cessazioni aiutano a capire meglio la natura di questi rapporti. Sempre dalle Comunicazioni obbligatorie emerge che oltre il 40% dei contratti termina entro 30 giorni. Circa il 17% ha una durata tra uno e tre mesi, mentre poco più del 20% si colloca tra tre mesi e un anno.
Nel complesso, circa l’80% dei rapporti di lavoro si conclude entro 12 mesi, confermando una forte incidenza dei contratti brevi e brevissimi. Questa dinamica riflette un mercato del lavoro molto flessibile, ma anche caratterizzato da una elevata rotazione e da una diffusione significativa di rapporti temporanei.
Il nuovo incentivo si inserisce in questo contesto con un obiettivo preciso: rendere economicamente più conveniente per le imprese stabilizzare i lavoratori e, allo stesso tempo, favorire nuove assunzioni di giovani in condizioni di fragilità occupazionale. Resta però un nodo strutturale: la forte incidenza dei contratti stagionali in Toscana, legati al settore del turismo e dei servizi, e dunque necessariamente di breve durata limita il potenziale impatto delle misure. Una parte consistente del lavoro a termine continuerà a rimanere fuori dal perimetro delle stabilizzazioni. (em)