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Editoriale

14 febbraio 2026

L’economia tradizionale travolta dall’AI e l’assenza della Politica

Si è chiusa una settimana borsistica che deve preoccuparci: è iniziata la sostituzione degli umani?

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Questo articolo lo sto scrivendo io, giuro. Ma se lo scrivesse una macchina pochi di quelli che leggono se ne accorgerebbero: forse solo qualche intimo che conosce i miei “tic” lessicali. Ecco, quello che vale per i giornalisti vale anche per avvocati, commercialisti, consulenti finanziari, manager della logistica, agenti immobiliari, agenti delle assicurazioni. L’Intelligenza Artificiale è in grado di sostituirci e lo sta già facendo. La riprova? Quello che è accaduto in questa settimana sui mercati finanziari di tutto il mondo, da Wall Street a Milano, efficacemente riassunto con una formula: “Ai scare trade”, l’Ai spaventa i mercati. 

Chi frequenta borse e indici azionari, sa già probabilmente tutto, anche perché forse è già stato toccato duramente nel portafoglio. Ma spieghiamolo. I mercati hanno cominciato a prezzare il fatto che in un futuro determinate categorie professionali, e con esse determinate rendite, non esisteranno più. Assisteremo a una demolizione di quelle posizioni che si sono consolidate negli anni come “comfort zone” economiche. 

Alcuni episodi degli ultimi giorni. Antrophic svela un “plugin” legale sul suo modello linguistico Claude e crollano i titoli degli studi legali quotati. Altruist annuncia Hazel.ai – un software di pianificazione fiscale guidato dall’intelligenza artificiale – e precipitano non solo le quotazioni delle società di consulenza fiscale, ma anche quelle delle società del risparmio gestito.  E ancora: la piattaforma Insurify rilascia un nuovo strumento AI basato su ChatGPT, mentre OpenAI mette in rete la prima app basata sull’intelligenza artificiale e che succede? Vanno al tappeto i titoli delle società assicurative, con contraccolpi anche sulle società immobiliari. E infine: la piattaforma SemiCab annunciata da Algorhythm Holdings promette di aumentare il volume di carico dei mezzi di trasporto fino al 300%-400% senza un aumento degli organici e crollano le società logistiche. E la lista è in aggiornamento. 

Quello che stiamo osservando non è una semplice rotazione di portafoglio finanziario. È una vendita guidata da una narrativa di disintermediazione radicale: disintermediazione dalla funzione umana. Non è “AI hype” (comprare chi fa AI). È “AI scare” (vendere chi potrebbe esserne sostituito). 

Il copione è sempre lo stesso: una startup annuncia un “tool” AI altamente efficiente, il mercato finanziario anticipa la sua adozione di massa e ipotizza una riduzione di margini per le aziende tradizionali, i titoli vengono messi in vendita prima ancora che il nuovo modello venga validato. C’è della speculazione finanziaria, certamente, ma anche della verità su uno sconvolgimento del modello economico che non ha eguali nella recente storia. 

Che dire poi della fallace consolazione che, almeno, agli umani resterà il lavoro manuale e artigianale… Elon Musk, e non solo lui, si sta attrezzando per invaderci di robot umanoidi, nelle case e nelle fabbriche: badanti, idraulici, operai. Fincantieri, per dirne una, ha annunciato che li userà al posto dei saldatori nel cantiere navale di Sestri Ponente. 

Un tema gigantesco, dunque, che rischia di non lasciare feriti ma solo macerie anche in Italia, anche in Toscana, prima o poi. Ci vorrebbe un discorso pubblico all’altezza della sfida guidato da una Politica con la “p” maiuscola, ma forse chiediamo troppo. 

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