Superare il concetto dei ‘volumi zero‘, con uno studio di fattibilità rapido sul patrimonio da costruire e da recuperare, e una piattaforma metropolitana che risponda concretamente alle aziende che non riescono ad assumere perché i lavoratori non trovano casa: queste le proposte principali lanciate dall’associazione Firenze Domani in un evento all’Innovation Center della Fondazione Cr Firenze. L’idea è quella di un piano che metta insieme edilizia pubblica e sociale, patrimonio privato, riuso dello sfitto, rigenerazione urbana.
Ma la svolta filosofica è un cambio di scala: “Non è più possibile programmare il futuro di Firenze – afferma Vincenzo Di Nardo, presidente dell’associazione – limitandosi al solo Comune di Firenze e ai suoi confini. Come non è possibile avere come riferimento una Città Metropolitana che esiste nei fatti solo come definizione amministrativa”. Lungo gli assi infrastrutturali, dalle tramvie alla ferrovia liberata dai binari dell’Alta velocità, “dobbiamo creare una visione di Firenze Metropolitana – sostiene Di Nardo – che comprenda anzitutto i territori contermini serviti dalle infrastrutture, per dialogare poi anche con l’Empolese e il Valdarno“.
“Rallenta la capacità attrattiva del territorio”
L’emergenza casa rischia di determinare – e in parte lo fa già – un’emergenza per il mondo produttivo che incontra difficoltà nel reclutare talenti, se l’affitto o il mutuo sono troppo salati. “Il tema della casa è una delle priorità – ha osservato Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa – perché impatta sulla situazione anche demografica della città metropolitana di Firenze: per le imprese rappresenta un rallentamento della capacità di attrarre investimenti e siti produttivi”. Anche l’imprenditore invita a modificare il principio dei volumi zero fuori dalla città storica. “La casa è il luogo dove c’è la dignità dell’abitare – dice -, ma anche la possibilità di avvicinare persone che non sono residenti in questo territorio e che, per il sistema produttivo, rappresentano delle opportunità per aumentare la capacità produttiva”.
Oggi per acquistare un alloggio medio di 80 metri quadri a Firenze servono 8 annualità di reddito contro i 6,6 nelle regioni centrali necessari nel 1986, afferma lo studio presentato da Chiara Agnoletti dell’Irpet presentato oggi a un convegno sul tema organizzato dall’associazione Firenze Domani. In Italia “la Toscana è circa all’11/o posto per redditi ma al 6/o per prezzi delle case – rileva lo studio -, il livello dei prezzi immobiliari è molto più alto di quanto i redditi regionali giustificherebbero”. Chi non ha la proprietà dell’alloggio è sempre più escluso dalla possibilità di acquisto, secondo lo studio, “e soprattutto ha sempre più difficoltà ad accedere alla casa in affitto sul libero mercato”. Il fabbisogno di Erp è stimato in Toscana in 114mila nuclei, di cui il 38% in povertà assoluta. I beneficiari attuali sono circa 45.000, quasi la metà del fabbisogno reale. A Firenze la domanda insoddisfatta è la più alta della regione, con 13.444 famiglie.
il Piano casa del governo non convince
Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione, ha affermato in un videomessaggio che “la crisi abitativa rappresenta oggi una sfida strumentale per l’Europa. Non riguarda soltanto il mercato immobiliare, ma investe temi fondamentali come la coesione sociale, la sostenibilità urbana, la competitività dei territori e l’identità stessa delle nostre città”, tanto che “la Ue sta già mobilitando circa 43 miliardi di euro per investimenti collegati all’edilizia abitativa nell’ambito dell’attuale bilancio europeo”.
Mentre per il Piano casa del governo, accusa Sara Funaro, sindaca di Firenze e delegata nazionale Anci per le politiche abitative, “le risorse che sono state stanziate non sono risorse nuove: non c’è un euro di risorse aggiuntive, sono tutte risorse che facevano parte di fatto di fondi europei, fondi nazionali, fondi per la rigenerazione urbana precedenti”. Perplesso anche Baroncelli, secondo cui le risposte che il Piano dà sono insufficienti “perché non è chiara la reperibilità delle risorse finanziarie, che mi sembra che ci siano solo in piccola parte: è qua che entra in scena, secondo me, l’importanza di abbinare al pubblico anche la forza del privato“.
Leonardo Testai